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Eroica Fenice

biennale 02

Biennale e Fundamentals, una mano tesa al futuro

La Biennale di Venezia è più giovane, su immagine della Biennale d’Arte ha assunto sempre più la figura dell’architetto come artista, dalle opere d’architettura, alle architetture come opere d’arte.

In questa edizione è cambiato qualcosa, con il curatore Rem Koolhaas, un grande progetto di mostra frutto di risultati di ricerca, parola di Paolo Baratta presidente della Biennale di Venezia.

190 le collaborazioni di studi d’architettura che hanno lavorato nell’arduo compito per realizzare una biennale dove era necessario apportare linfa vitale che da tempo mancava alla materia che arte è, ma che la materia plasma per lo spazio da vivere.

La Biennale per il 2014 prende il nome di Fundamentals, da “Elements of Architecture” al “Absorbing Modernity”, legati dal principio base di voler identificare i nuovi elementi dell’architettura. Come ormai da sempre la mostra si articola tra due luoghi ben noti della Laguna, i Giardini dove sono presenti le proposte dal mondo con i padiglioni nazionali, e l’Arsenale che da sempre assume l’identità di spazio spettacolare dell’esposizione e che ne definesce il suo carattere. Ai Giardini sono presenti oltre ai padiglioni dei paesi dal mondo, il principale quello italiano che da sempre è il manifesto della mostra e che quest’anno prende il nome di Elements of Architecture. All’interno infatti, come un abaco, in un catalogo, gli elementi sono disposti per essere consultati.

Immaginando di sfogliare le pagine di un manuale d’architettura alla voce elementi, si vive l’esperienza legata al viaggio tra le parti che da sempre compongono l’opera. Dal CEILING al ROOF attraversando WINDOW. Sembra che l’esperienza da ricercatore dell’architetto Koolhaas sia tutt’altro che finita.

I contributi dal mondo che si trovano lungo il percorso che attraversa i Giardini della Biennale, vanno anche oltre l’abaco degli elementi, definendo l’Absorbing Modernity: 1914-2014. Non mancano le profonde riflessioni che scaturiscono ad esempio dal padiglione dell’Austria, che contiene il catalogo di ricerca legato ai palazzi del potere dalla forma alla dimensione, mettendo in evidenza la banale differenza che da subito salta all’occhio e che sicuramente è legata alla forza esercitata, politica ed economica di ogni singolo stato. Nel padiglione veneziano gli studenti dello IUAV hanno lavorato per riaffermare il disegno come scoperta della realtà grazie ai “Sonnets In Babylon” di Daniel Libeskind restituendo dai sonetti “Venezia, nell’anima, tra i sogni e la realtà”. Altro esempio è quello della Grecia, che ripropone come la scorsa Biennale con i toni di critica consoni alla sua attuale situazione politica, l’immagine di come il suo territorio viene sciacallato da chi non sostiene il consumo critico, da chi purtroppo sfrutta il peloponneso solo come meta delle vacanze.

Fundamentals ospita 65 paesi, chiamati a rispondere al tema posto dal maestro olandese. L’indirizzo di ricerca dato all’esposizione, non è un prodotto destinato esclusivamente agli architetti bensì richiama l’attenzione anche dei “non addetti ai lavori” in quanto destinato al paese intero che ha tanto sentito parlare di sviluppo. La mostra diviene puro evento all’Arsenale della Biennale con Monditalia. Fin dall’ingresso ci si accorge che qualcuno, ha indagato sull’Italia, trovando e definendo i caratteri identitari del nostro Belpaese. Monditalia si apre come le feste di paese con le luminarie accese. In questa prima parte dell’Arsenale, si possono trovare l’analisi su varie peculiarità della penisola: dalla Sicilia passando per Napoli e dintorni, fino ad arrivare al sistema alpino.

Dalle architetture dei centri storici, fino ai reperti, con le critiche ed i dubbi per il futuro di entrambi. Esempi calzanti sono chiaramente L’Aquila e Pompei, il primo per i lavori di recupero ancora a rilento e purtroppo ancora in parte incompiuti, senza tacere sui tanto elogiati in passato M.A.P. e C.A.S.E.; i contenuti esposti poi per Pompei, riguardano il gravoso problema irrisolto della valorizzazione e tutela del patrimonio italiano a come influisce sul presente.

Il percorso lungo le aree dell’Arsenale è georeferenziato, dei marker di posizione danno la possibilità al visitatore di individuare con il suo smartphone  la posizione su mappa del luogo oggetto della ricerca, e percorrendo un lungo nastro con la stampa di un’antica carta nautica si giunge alla parte finale, il padiglione italiano all’Arsenale.

Quest’anno all’Arsenale, l’expo di Milano è l’indiscussa voce di riferimento. Dagli intenti a quelli che per molti sono gli elementi caratterizzanti della capoluogo lombardo, in linea con la mostra, il padiglione italiano evidenzia con cura la sua capacità di voler esprimere la modernità non rifiutando le sue radici, proponendo la progettualità post-expo come soluzione al vuoto che risulterà a chiusura fiera espositiva.

All’ingresso della Biennale, ai Giardini, era presente un modello della Maison Dom-ino, mi ha riportato alla mente una frase che lessi durante i miei studi legati all’esame di storia dell’architettura moderna e contemporanea, una frase scritta per un’opera scultorea di Le Corbousier che insiste nella città di Chandigarh La mano che prende dal passato per portare alle generazioni future” , di sicuro volontà condivisa da Rem Koolhaas con i suoi Fundamentals.

 

Biennale e Fundamentals, una mano tesa al futuro – Eroica Fenice –

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