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Eroica Fenice

Carnevale

Carnevale et similia: è lecito impazzire

Semel in anno licet insanire, “una volta all’anno è lecito impazzire”, dicevano i latini: ecco che, presso tutti i popoli del mondo, in un ben definito periodo dell’anno, a tutti è dato di non rispettare le convenzioni religiose e sociali ed osare l’extra-ordinario. L’esempio classico è senza dubbio fornito dai Saturnalia romani, celebrazione della libertà dalle costrizioni, mediante il temporaneo scioglimento dagli obblighi e gerarchie sociali.

Da un punto di vista storico-religioso, il Carnevale s’inquadra in un ciclico dinamismo scandito dal bisogno naturale di rinnovarsi periodicamente, nel momento in cui la terra è pronta a rimanifestare la propria energia, attraverso l’espulsione del male accumulatosi durante la fase che si conclude e la propiziazione del nuovo ciclo stagionale. Nasce, dunque, come rito agrario di purificazione, articolato, nell’Europa occidentale e centrale, in “processo”, “condanna”, “lettura del “testamento” e “funerale” del Carnevale, personificato in forma di fantoccio.

Il processo è la parodia di un’udienza vera e propria: vi agiscono, oltre all’imputato, l’avvocato difensore, il pubblico ministero e la moglie dell’imputato. Sentenziata la condanna, Carnevale fa testamento: è, questa, l’allegoria della pubblica denuncia delle malefatte compiute dalla comunità, durante l’anno che si chiude. Segue il trasporto funebre: dalle numerose descrizioni che abbiamo per l’Italia, la Spagna e la Francia, pare che il feretro sia accompagnato dalla disperata moglie di Carnevale e da maschere lugubri che intonano il pianto funebre, elemento drammatico essenziale e senza dubbio arcaico nel suo schema metrico-stilistico; infine, il rogo ha la funzione decisiva di distruggere le influenze malefiche e rinnovare l’energia della natura.

Esiste, peraltro, un’interpretazione etimologica alternativa, che connette il termine “Carnevale” al “currus navalis”, un’imbarcazione di legno adoperata all’interno di un rito egizio, il Navigium Isidis: un festoso corteo in maschera che, nella prima luna piena seguente l’equinozio di primavera, celebrava la vicenda della dea Iside, la quale fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per mari, tutte le parti del suo corpo smembrato. Dall’Egitto, la celebrazione si estese in tutto l’Impero verso il 150 d.C. Iside rappresentava il Principio femminile e la sua fertilità, che domina l’esistente: anche in questo caso, si tratta di un rito di ricomposizione, d’inaugurazione di una fecondità nuova, dopo una dispersione e temporanea deviazione dalla compostezza armonica.

In questo caos globale di maschere che ribaltano la realtà manifesta, è racchiuso il germe del preludio a nuove creazioni, in sintonia con l’esplosione radiosa della natura che si riveste a nuovo. Siamo alla nascita occulta della primavera; tante coincidenze energetiche rimescolano gli elementi della trama del nuovo ciclo annuale: e la ripetizione simbolica della cosmogonia, che segue all’annientamento emblematico del mondo vecchio, rigenera il tempo nella sua totalità.

-Carnevale e simili: è lecito impazzire-

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