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Eroica Fenice

Elena Ferrante

Il caso “Elena Ferrante”: caccia all’identità dell’autrice

Da quando L’amore molesto e ancor più L’amica geniale hanno ottenuto un successo e una diffusione internazionali, molti filologi e giornalisti hanno avviato una vera e propria caccia all’identità della scrittrice che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante.

Della donna, supponendo che sia tale e che è da sempre restia a rivelare la sua vera identità, non si conoscono dati biografici, se non qualcuno che si desume dalla saga de L’amica geniale. Risulta dunque impossibile farsene anche una vaga idea esclusivamente sulla base di questi dati.
Dopo lo studio effettuato da Marco Santagata, è stata la volta di Claudio Gatti, che ha condotto un’inchiesta per Il sole 24 ore, in partnership con la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeit e la francese Mediapart. Dall’inchiesta emergerebbe che è Anita Raja, moglie di Domenico Starnone, a rispondere alla vera identità di Elena Ferrante.

L’inchiesta di Gatti 

A differenza di Santagata, Gatti ha condotto un tipo d’inchiesta molto diverso, che non si basa su aspetti letterari e studi filologici, ma che si appoggia su indagini finanziarie. Sembrerebbe che la Raja, traduttrice della e/o edizioni (che ha pubblicato i romanzi della Ferrante), sia la beneficiaria del successo di questi. Solo in questo modo, a parer di Gatti, si spiegherebbero i grossi introiti ottenuti dalla Raja negli ultimi anni. Introiti che nel 2015 hanno raggiunto un aumento del 150% rispetto agli anni precedenti e le hanno permesso di comprare diversi immobili. I diretti interessati non hanno smentito, ma Sandro Ferri, editore di e/o, si è dichiarato imbestialito dalla vicenda che ha visto protagonista Elena Ferrante: non solo perché non si è rispettata la volontà della scrittrice che preferisce rimanere nell’anonimato, ma anche perché, per scoprirne l’identità, è avvenuta un’intrusione nella vita economica e finanziaria della Raja. Gatti non aveva alcun diritto di violare la privacy della Raja e la volontà della Ferrante, anche se si fosse trattato della stessa persona.
Fra i tanti, lo scrittore Erri De Luca si è pronunciato in merito, ironizzando sul fatto che sarebbe meglio che tutte queste energie fossero incanalate nella ricerca di eventuali evasori fiscali.

La curiosità intorno ad Elena Ferrante

Ciò che più colpisce è che, in base a quanto si legge sull’argomento, specie sui social, sembrerebbe che ai lettori non interessi per nulla conoscere la vera identità della Ferrante. Quale che sia il suo vero nome ed il suo volto, non cambia l’interesse suscitato dai suoi romanzi, così come non cambia il contenuto delle storie. Gli unici interessati a conoscerne l’identità sono, in effetti, i giornalisti ed i filologi, incuriositi da lei più per una questione professionale che per una curiosità personale. È diventata per loro una sorta di sfida, quella di “stanare” la scrittrice che si nasconde ormai da molti anni; anzi, è lo stesso Gatti che, nell’articolo in cui tratta l’argomento, dichiara che è stata la scrittrice ad aver lanciato agli addetti una sorta di “guanto di sfida”.

C’importa davvero sapere chi è Elena Ferrante?

È chiaro che la vicenda possa incuriosire e che l’alone di mistero creatosi intorno all’identità della Ferrante non abbia di certo penalizzato l’interesse suscitato dai suoi romanzi. Elena Ferrante è tra le scrittrici italiane attualmente più apprezzate e conosciute, e sapere quali siano il suo volto ed il suo vero nome potrebbe sembrare una questione importante.
Probabilmente, nel nostro modo di concepire la letteratura è ormai radicato un elemento di cui difficilmente riusciremo a fare a meno: nel nostro modus pensandi c’è l’idea che l’opera di un autore non sia divisibile dalla sua esperienza di vita. Pensiamo che non sia possibile conoscerne e interpretarne davvero l’opera se non si tiene conto del suo vissuto, della sua esperienza. Molti elementi che riusciamo a definire conoscendo la vita di un autore e il suo percorso passerebbero inosservati ai nostri occhi, oppure otterrebbero un’interpretazione approssimativa, sommaria, o, peggio, sbagliata.

Ci sono casi in cui, però, bisogna fermarsi a quello che l’autrice o l’autore ci concedono. Specialmente nel caso di un romanzo, non è necessario interpretare ogni singolo passaggio rapportandolo alla vita dell’autore e alla sua esperienza personale. A volte bisogna rispettare la volontà dello scrittore, che ha tutto il diritto di rimanere nell’anonimato. Specie se, per noi, sapere se l’autrice si chiama Elena Ferrante o Anita Raja non fa alcuna differenza ai fini dell’apprezzamento e della godibilità delle sue opere.

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