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Eroica Fenice

Cazzimma? No, grazie

Cazzimma? No, grazie

Pubblicato da Edizioni Cento Autori nel 2008 (ma la terza edizione è del 2014), “De vulgari cazzimma. I mille volti della bastardaggine” di Pino Imperatore  è il manuale della cosiddetta “cazzimma”.

Termine prettamente partenopeo, la cazzimma viene definita così da Imperatore:

«Prendete una buona dose di perfidia ed amalgamatela con l’astuzia  e con la furbizia. Aggiungete un pizzico di cinismo, una manciata di prepotenza e un tocchetto di egoismo. Insaporite con la malizia e aggiungete un filo di scaltrezza».

Ci tengo a precisare che solo il termine è stato coniato a Napoli, l’abitudine e/o la scelta di adottare tale comportamento (“cazzimmoso”) non ha patria, si trova ovunque e non ha niente a che fare con la “furbizia” dei napoletani, ma è una miscela di vari elementi, dove trionfa la cattiveria vera e propria.

Lo scrittore, nato a Milano da genitori emigranti napoletani e che vive ad Aversa e lavora attualmente a Napoli, dopo aver definito la cazzimma, come in un trattato, descrive i contesti dove è possibile averci a che fare, dedicando a ciascuno di loro un capitolo. Parte dai  rapporti sociali (in quelli d’amore si manifesta in caso di tradimento, nei rapporti d’amicizia con i cosiddetti “falsi amici” come già sosteneva Cicerone nel De Amicitia) passando per la politica dove raggiunge l’apoteosi: da sempre, in tutte le epoche, i personaggi al potere non se le mandano a dire, giusto per essere diplomatici. A partire da Nerone, l’imperatore che fece incendiare Roma e fece uccidere Seneca, per passare per Talleyrand autore della celebre frase «Il potere logora chi non ce l’ha!» fino all’insospettabile Obama che, durante la campagna elettorale, ne ha dette di tutti i colori all’avversario McCain.

Nello sport ci sono spesso episodi di cazzimma non molto onorevoli per i protagonisti, come il diverbio tra Marco Materazzi e Zinedine Zidane, i due calciatori della finale dei Mondiali del 2006 tra Italia e Francia, che comportò l’espulsione del francese e incise fortemente sulle sorti del match. Nella letteratura possiamo ricordare opere o personaggi “cazzimmosi”, come Ulisse, nascosto nel cavallo di legno offerto con l’inganno in dono alla città di Troia, contribuì alla distruzione della città. Nelle favole, il lupo di solito è il personaggio che più rappresenta la “cazzimma” mentre nei cartoni animati, è Bart, il primogenito della famiglia Simpson a conquistare lo scettro del “cazzimmoso”. Nella musica forse il più cazzimmoso è stato il violinista Niccolò Paganini che non ripeteva i suoi brani perché li improvvisava mentre nel cinema italiano sicuramente nella saga che vede Ugo Fantozzi (alias Paolo Villaggio) per protagonista trionfa la cazzimma operata ai suoi danni, da parte dei vari personaggi che lo circondano, soprattutto i suoi colleghi di lavoro.

Tra i vari ambiti sviscerati dallo scrittore, a mio parere quello dove la cazzimma raggiunge le vette più elevate è quello degli automobilistiNon sono solo i cattivi guidatori il problema, ma anche i pedoni che non rispettano le regole della strada, che sbucano all’improvviso, che attraversano male la strada, ma il peggiore è il “pedone truffatore” che finge di essere stato investito per essere rimborsato.

 La cazzimma è ovunque e fa male alla salute di chi la subisce.

Come difendersi dalla cazzimma?

Sicuramente non assumendo atteggiamenti di indifferenza, che danneggiano ulteriormente il fegato, ma dando una bella lezione  al cazzimmoso di turno, perché, come afferma Totò ne La livella (1964) di fronte alla morte siamo tutti uguali, sia il nobile che il netturbino. Il De vulgari cazzimma” è un manuale ironico, simpatico da leggere  e da tenere in casa, vicino alle enciclopedie, da consultare in caso di necessità. Unica pecca: in alcuni punti il libro appare un po’ prolisso nelle citazioni.

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