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Eroica Fenice

Cinecensura: un viaggio nell’Italia proibita

Cinecensura: il 31 maggio 1914 con il Regio Decreto n.532 viene approvato il regolamento per l’esecuzione della Legge Facta. Da qui, germina la censura cinematografica italiana e, con essa, prende forma la normativa che in cento anni di storia italiana ha dettato le leggi dell’audiovisivo nel nostro paese. La legge censoria nasce, quindi, contemporaneamente alla diffusione della settima arte in Italia tagliuzzando qui e lì immagini ed argomenti più o meno scottanti.

A cent’anni dall’attuazione della revisione cinematografica, la Direzione Generale per il Cinema del MiBACT in collaborazione con la Cineteca Nazionale presentano “Cinecensura. Cento anni di revisione cinematografica in Italia”.

Cinecensura è una mostra virtuale permanente che analizza ed accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso le immagini proibite delle pellicole italiane.

La mostra, nonostante sia visitabile esclusivamente on line, è organizzata come una vera e propria mostra permanente in quattro sale.

Nella prima sala sono mostrati i temi della censura: la Violenza, il Sesso, la Politica e la Religione. Nella sezione “Il sesso” si ritrovano scene tagliate de “L’Estasi” di Gustav Machaty del 1933 e di “Ossessione” di Visconti del 1942. La denuncia dei “panni sporchi”, l’attenzione ai temi sociali e lo spettro del fascismo sono svelati nella sezione “Politica” con scene tratte da “Anni Difficili” di Luigi Zampa e da “La nave bianca” di Rossellini del 1941. In fotogrammi di “Umberto D.” di Vittorio De Sica, “La ricotta” di Pasolini e “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco si affrontano tematiche proibite dalla chiesa nella sezione “Religione”: non solo “La dolce vita” nella sua “Madonna volante”, dunque, ma molti altri riferimenti più o meno blasfemi. La violenza del realismo in “I vinti” di Antonioni o “Salvatore Giuliano” di Rosi, il mondo del western all’italiana, il thriller di Argento, gli horror ed i polizieschi urbani degli anni ’70 sono ingredienti principali della sezione “Violenza”.

La seconda sala è dedicata ai protagonisti della “macchina censura” ed è divisa in: Parlamento, i cattolici, i produttori, l’Avvocato. “I modi della censura” è la terza sala, in cui sono presenti analisi sulle diverse tipologie di censura cinematografica e contiene le sezioni: il muto, la censura preventiva, i documenti 1922 – 1946, l’area sequestri e luci rosse, le riedizioni televisive.

La sezione “La collezione” consente un accesso diverso da quello tematico. Al suo interno troviamo la collezione permanente con tutti i documenti in mostra raggruppati per tipologia: lungometraggi, cortometraggi, cinegiornali, manifesti.

La sezione “Registi” è, invece dedicata alle monografie di due dei registi più discussi di sempre: Pier Paolo Pasolini e Stanley Kubrick. Attraverso le scene censurate dei capolavori di questi due maestri si rende ancora più giustizia alla forza delle loro immagini e prende forma un piccolo ma significativo omaggio ad entrambi.

Le sezioni sono “accompagnate” ed “introdotte” dalla voce (e dal viso) narrante del regista e critico cinematografico Tatti Sanguineti che spiega le curiosità legate alle varie aree tematiche.

Molto interessante è l’introduzione nella sezione “Ricerca” di un sistema di tag che permette, attraverso l’inserimento di parole chiave riferimenti diretti al documento che si intende approfondire. La particolarità risiede, però, nell’ elaborazione di un processo che collega tutti i contenuti riferiti alla tag digitata.

Trecento lungometraggi e ottanta cinegiornali, cento pubblicità e cortometraggi, ventotto manifesti censurati, tagli di settantaquattro film e di quindici cinegiornali e cortometraggi, videointerviste a testimoni e studiosi: uno straordinario serbatoio di risorse per restituire, anche solo in parte, molte delle immagini coraggiose oscurate in 100 anni di cinema.  La funzione della mostra risulta essere proprio questa: dare la possibilità al pubblico di affondare le mani in quel preziosissimo materiale tenuto chiuso negli archivi da troppo tempo e visionato, nella maggior parte dei casi, esclusivamente dai cultori della materia. Nessun tipo di mediazione e di vincolo, dunque, ed una straordinaria libertà data allo spettatore anche meno esperto. Intere “librerie multimediali” che offrono un affresco non solo del cinema ma anche, e soprattutto, della società italiana dell’ultimo secolo, delle potenzialità e della voce dei registi soffocata dalla politica e del buon costume. Ne viene fuori, come detto da Stefano Rulli, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia “un’Italia viva, creativa, irriverente” che provava a dire “cose nuove in modo nuovo” combattendo contro la strumentalizzazione e la miopia culturale.

-Cinecensura: unviaggio nell’Italia proibita-