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Eroica Fenice

Teatro Arcas

Circolo Teatro Arcas. ‘Na Lettera pe’ tre nammurati

“Mi scusi, per il Circolo Teatro Arcas?”

“Mi segua, vado proprio in quella direzione!”

Così, con questa passeggiata al fianco di uno sconosciuto signore, che alla richiesta di un’ indicazione stradale ha risposto con un po’ del suo tempo e qualche fattariello  riguardante la sua famiglia, è iniziato il mio pomeriggio. Una volta saputo per quale motivo mi stessi recando a teatro, mi ha detto: ” Signorì, quando scriverete il pezzo, siate clemente con queste nostre realtà, qui ne abbiamo bisogno!”. In quegli occhi ho visto la speranza di chi crede che sia proprio la cultura a poter salvare un popolo in difficoltà. Con un sorriso mi congedo da quella gentilezza e mi avvio a teatro. Entro, prendo posto euna lettera dà il “via” al tutto. E sulla scena, come in un moderno Zibaldone dalle tinte partenopee, si mescola il vecchio e il nuovo, il bianco e il nero, il sacro e il profano. Partendo dalla famosissima e indimenticabile lettera di Totò e Peppino, senza tralasciare l’abbondante punteggiatura e quei voluti errori grammaticali che strappano un sorriso, passando per l’enorme busta elettronica della televisione comandata dal minuscolo telecomando di Maria De Filippi, fino ad arrivare a quelle due buste (la gialla e la rossa) che attraverso comiche metafore culinarie, esprimono l’amore che “tre giovani” provano per Marcellina, ragazza dai capelli rossi e dall’abbagliamento trasgressivo. La scenografia è povera, quasi assente. Anzi, direi volutamente assente. Solo sei sedie rosse per permettere agli attori di riempire con la loro bravura tutta la scena. Missione compiuta.

E così, la sordità dell’unico cameriere della taverna di Peppa e la volontà di quest’ultima di vedere sua figlia Marcellina sposata con il “mai visto” Don Eugenio aiutano l’avvicendarsi di una stravagante commedia degli equivoci, dove tutto ciò che accade è il contrario di ciò che i protagonisti vorrebbero che accadesse. Il Circolo Teatro Arcas ancora una volta ha assicurato al suo pubblico professionalità e divertimento. Non solo. Come spesso accade nel bel teatro, le lunghe risate lasciano il posto a qualche riflessione prima che il sipario si chiuda. Ecco, dunque, che questa lettera dal viaggio travagliato, giunge a destinazione per dire al pubblico e al mondo…AMATE! Fatelo qualunque sia la vostra provenienza, il vostro credo, il vostro grado di istruzione. Che ognuno di voi si prenda il tempo non solo per amare, ma per far sapere a chi amate quanto li amate. Prima di chiudere questo articolo, i lettori mi perdoneranno un messaggio personale a quel signore che oggi si è fermato a darmi un’ indicazione e, forse, qualcosa di più. Sarà stata la lingua di Napoli, il suo destino dietro una comicità che a volte è amara come il caffè bollente, sarà stata la bravura di Marcello Raimondi, Riccardo Citro,  Aurelio De Matteis, Maria Rosaria De Liquori, Federica Totaro, Peppe Carosella e del regista Tonino Taiuti, ma sono tornata a casa con la consapevolezza che, sì, la cultura questo mondo qui lo salverà. E i sentimenti puri e positivi, ovviamente. Allora mi unisco al saluto finale di questa esilarante commedia…un brindisi all’amore!

– Circolo Teatro Arcas. ‘Na Lettera pe’ tre nammurati” –