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Eroica Fenice

Claudio Giunta: un filologo giallista

Claudio Giunta, filologo e professore di Letteratura Italiana presso l’Università di Trento, si era già fatto notare per il suo impegno in ambiti estranei al mondo accademico. Oltre ad aver curato l’edizione delle Rime di Dante e ad aver pubblicato altre opere dall’indubbio valore scientifico (tra gli altri Versi a un destinatario e Codici. Saggi sulla poesia del Medioevo), ha scritto negli ultimi anni anche un divertente e acuto resoconto di viaggio a proposito della sua esperienza in Giappone (Il paese più stupido del mondo)  e una raccolta di saggi sul costume e sullo stato della cultura italiana (Una sterminata domenica).

Ora, con Solovki, si cimenta con un genere nuovo, quello del romanzo giallo, ambientando la storia in parte a Firenze e in parte nell’omonimo arcipelago russo. Una delle novità sostanziali sta nelle modalità di pubblicazione dell’opera. Questa, infatti, è affidata a una campagna on-line attraverso il sito bookabook, tramite il quale un gruppo di agenti ed editori tenta la strada dell’autofinanziamento. La campagna di raccolta fondi continuerà sul sito fino al 29 aprile e, solo allora, sapremo se il libro di Giunta sarà effettivamente pubblicato.

La tipologia di scrittore e l’originale modalità di pubblicazione meritavano la nostra attenzione e abbiamo deciso pertanto di fare al prof. Claudio Giunta alcune domande riguardo la sua nuova attività di giallista e il suo impegno extrauniversitario in genere.

Da dove nasce il desiderio di occuparsi di temi che vanno oltre le pubblicazioni accademiche?

Si può parlare di una sorta di inquietudine generazionale, dato che quello che facciamo all’università ha sempre minore rilievo nel dibattito culturale generale, mentre dal mondo arrivano sempre più spesso spunti interessanti sia attraverso i media sia attraverso la semplice osservazione di ciò che ci succede intorno. Allora chi, come me, ha un certa curiosità intellettuale si sente chiamato in causa e prova a dire la sua non solo sulle cose che studia all’università, ma anche su quello che gli succede intorno. Questa è la ragione oggettiva. C’è poi anche una ragione personale. Infatti, mentre alcuni riescono a dedicare tutta la vita a un argomento e ad assecondare un solo campo di studi, come hanno fatto tutti i grandi studiosi del passato, altri hanno un tipo di intelligenza diversa e non riescono a dedicarsi a un solo argomento. Una delle mie caratteristiche è questo eclettismo, che mi porta a interessarmi a molti argomenti contemporaneamente.

Come riesce a conciliare il suo eclettismo con la sua attività di ricerca?

Certamente non è semplice e, col tempo, sta diventando sempre più complicato. Cerco, però, di utilizzare il mio tempo libero per le questioni non accademiche, trattandole con la stessa serietà di quelle universitarie: applicando, cioè, il metodo che mi è stato insegnato per entrambe le aree. Inoltre, sfrutto tutto quello che leggo in varie direzioni.

Perché un giallo?

Ero in Giappone come visiting professor e non sapevo come trascorrere le mie serate. Per un mese non ho avuto molto da fare di sera, la televisione era solo in giapponese e il collegamento internet era debole. Allora ho iniziato a scrivere un giallo, probabilmente per noia. Ho ripensato alle isole Solovki: quando ci ero andato mi ero detto ‘che meraviglioso set per un giallo sarebbe questo; Fruttero e Lucentini sarebbero capaci di fare un giallo bellissimo in questo posto’. Sono un amante dei gialli e ho cercato di scrivere alla maniera di Fruttero e Lucentini, che sono sicuramente il mio modello. Hanno fatto per il giallo qualcosa che nessuno fa: sono capaci di far ridere, sorridere, dipingere una società (la Torino degli anni Settanta) e mantenere anche una trama sottostante molto bella. Ed è la stessa cosa che ho cercato di fare con Solovki: volevo far ridere e volevo contemporaneamente rappresentare una società, che è quella fiorentina e italiana di questi anni, e un’età, che è quella dei trentenni di oggi.

Che tipo di pubblico può avere, secondo lei, un giallo del genere?

Lo scopo è farsi leggere, intrattenere. Credo che sia un libro molto veloce da leggere, credo che sia divertente e mi sembra che la trama gialla regga. Penso che, nonostante la complessità dell’intreccio, alla fine tutto torni e spero sinceramente che gli amanti dei gialli possano apprezzare questo libro.

Come è nata l’idea di autofinanziarsi con bookabook? Perché, avendo già pubblicato con editori prestigiosi, non affidarsi a uno di questi?

Ho dato il libro al mio agente e lui, che aveva in corso questa iniziativa, mi ha chiesto di partecipare. Come mi capita spesso di fare, mi sono detto ‘perché no?’ e ho acconsentito. Era da tempo che pensavo all’idea di fare un e-book: mi piace l’idea di circolare in rete come già accade, all’estero, a molti autori. Tuttavia non escludo che, se il libro avrà successo, ci sarà anche qualche copia cartacea.

Ringraziando Claudio Giunta per la disponibilità, vi invitiamo a sostenere il suo progetto su bookabook.it.

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