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Eroica Fenice

Colla

Colla per un workshop di autocostruzione

Da mostre a dibattiti, da concerti a spettacoli teatrali, il Mo.dì. con il suo prefestival propone un ricco programma più lungo del festival stesso anche perchè i workshop, come quello gestito da COLLA con la partecipazione degli istituti per l’istruzione superiore, produrranno materiale sul quale si baserà la fase finale del Maledetto festival della parola.

Dall’effimero alla progettazione partecipata, ci troviamo in un periodo molto particolare per la storia dell’architettura con una coscienza critica verso il mondo che ci circonda. L’individuo riesce a vedere le sue reali esigenze, avulse dalla mera volontà di possedere lo spazio abitativo con più attenzione verso quello pubblico e collettivo. Il soggetto sta abbracciando sempre più spesso le autoproduzioni gestite con criteri di stretta partecipazione dalla collettivitá.

È in questo panorama che si inserisce il collettivo denominato COLLA, che dal 27 al 29 aprile al prefestival del Mo.dì. darà il suo contributo con allestimenti ed attrezzature autocostruite.

La denominazione COLLA è dovuta forse ad intenti strumentali o è da intendersi come la volontà di  istituire un legame interdisciplinare nell’ambito di un lavoro ricco di infiltrazioni e connessioni anche magari dovute alla società alla quale si rivolge il vostro operato?

Inizialmente il nome COLLA è nato per cercare di tenere assieme tre concetti a cui siamo molto legati: collaborazione, apprendimento e azione. Una sorta di acronimo: COLlaborative in Learning and Action. Poi ci siamo resi conto che ciò che produciamo va oltre l’oggetto fisico: nascono nuove relazioni, nuovi valori, troviamo nuovi amici, collaboratori, sostenitori, consensi, sorrisi…
COLLA così assume anche il significato originale di legante. Colla tiene assieme, realizza reti, crea valore collante.

Osservando le vostre produzioni, come Piazza Innesti a Sapri, si ha la sensazione di quanto la partecipazione sia necessaria ed importante. Come e da cosa si parte per capire qual è la vocazione del luogo oggetto del lavoro e come, in base alle scelte che effettuate, le persone partecipano alla costruzione del progetto?

COLLA lavora su diversi campi: dall’architettura a scala urbana a installazioni site specific, microarchitettura; organizza workshop, promuove eventi culturali. Tra le varie attività ci siamo maggiormente focalizzati sulla rigenerazione urbana dal basso con cui cerchiamo di trasformare i cittadini da spettatori a protagonisti attivi dei processi di trasformazione dei propri territori. Il tipo di intervento che proponiamo si basa su un programma innovativo teso ad indagare le dinamiche del progetto urbano coniugando attività di ricerca, didattica partecipata e auto-costruzione. Prevede la co-progettazione e la co-realizzazione in auto-costruzione di interventi a scala urbana attraverso l’adozione di tecnologie e processi semplici, ripetibili e sostenibili in grado di sviluppare e veicolare coesione sociale. Si divide in due fasi: una analitica fatta di incontri collettivi finalizzati a garantire la coerenza e l’organicità del progetto ed una operativa dedicata alla realizzazione. I workshop che attiviamo si inseriscono nell’ambito contemporaneo delle trasformazioni urbane di riattivazione attraverso la partecipazione attiva e diretta degli abitanti. Sono gli abitanti i principali attori e, successivamente, i fruitori dello spazio rigenerato.

Le persone che partecipano alla realizzazione sono necessariamente i fruitori delle vostre opere?

I partecipanti dei nostri workshop non sono solo gli abitanti e, quindi, i fruitori dello spazio rigenerato. Spesso sono studenti, neolaureati, artisti, curiosi, persone che condividono i nostri stessi valori e passioni.

Quanto del progetto finale risulta essere esclusivamente di Colla?

Spesso siamo noi a proporci alle amministrazioni comunali o agli abitanti stessi. Il nostro compito è quello di innescare la scintilla per far risvegliare gli animi, le relazioni, i luoghi sopiti guidando i cittadini nella collettiva riappropriazione e rigenerazione di uno spazio comune. Crediamo che la fase di avvio da noi attivata possa rappresentare al massimo il 20%, non di più. Il restante 80% è frutto della partecipazione attiva dei cittadini.

Che tipologie di interventi proporrete al Mo.dì?

Al Mo.dì siamo stati invitati per gestire il workshop di autocostruzione durante il prefestival. Ci occuperemo principalmente di installazioni che accompagneranno le attività dei giorni successivi. Sarà un workshop a cui parteciperanno anche i ragazzi dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” di Sapri (SA) e i progetti nasceranno con loro nella fase di co-progettazione. Ciò che realizzeremo sarà frutto di una reciproca contaminazione con i ragazzi. Per adesso non c’è alcun progetto.

I materiali che saranno utilizzati rispetteranno i canoni di un modello di progetto che sposa la concezione delle 5R per il rispetto dell’ambiente?

Sicuramente i materiali che utilizzeremo saranno completamente riciclati: dal legno alla plastica. Dimostreremo ai ragazzi come realizzare dei nuovi oggetti e nuove strutture partendo da materiali di scarto. Pensiamo in quanto COLLA che il ruolo dell’architetto sia ormai cambiato. Non sappiamo se la qualità dell’architettura migliorerà se legata alle esigenze dell’individuo. Di certo nessuno conosce le esigenze degli utenti meglio degli utenti stessi che però vengono esclusi dal processo. Probabilmente Nicholas Negroponte ha ragione, forse è vero che il progettista dovrebbe trasformarsi in un intermediario: un creatore di schemi aperti piuttosto che di forme deterministiche. L’architetto non deve più occupare uno spazio ma deve cercare di innescare relazioni, reti sociali, stimolare nuovi schemi e nuove situazioni di movimento urbano all’interno delle città. 

L’output del workshop sarà la realizzazione di almeno due installazioni che verranno utilizzate durante tutta la durata del Festival in giro per Sapri, strutture che potranno essere riutilizzate alle prossime iniziative. Per il festival i COLLA si aspettano di divertirci e divertirsi. Sarà un’occasione di crescita collettiva, un dialogo ed uno scambio continuo. Cercheranno di avvicinare all’autocostruzione i ragazzi che parteciperanno al workshop, al DIY urbano (Do It Yourself). 

Per quanto riguarda il miglioramento della qualità dell’architettura legata alle reali necessità dell’individuo ci stiamo attrezzando, crediamo nelle parole che disse Giancarlo De Carlo: “L’architettura è troppo importante per essere abbandonata agli architetti”.

Colla per un workshop di autocostruzione al Mo.dì.