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Eroica Fenice

conoscere le lingue

Conoscere le lingue influenza la personalità

Conoscere le lingue straniere è diventato fondamentale non soltanto a livello accademico, ma soprattutto a livello pratico.

Questo accade perché il metodo didattico nell’insegnamento delle lingue straniere è dinamico, soprattutto negli ormai noti “Istituti di Cultura”. Questi sono centri specializzati nella divulgazione della lingua straniera di riferimento, nonché della sua cultura corrispondente.  Limitandoci solo all’ambito napoletano, i più importanti Istituti di lingua e cultura sono il “Grénoble”, ossia l’Institut Francais, ed il “Cervantes”, ambedue concepiti come punti di riferimento indiscussi per attività di coesione culturale, al fine di aprire nuovi orizzonti e integrare civiltà diverse. Perché è di questo che si tratta. Conoscere un mondo diverso dal nostro, spinti dalla voglia di migliorarci.

Giovanni Pascoli, nel suo poemetto “Italy” del 1904, parla di due emigranti italiani originari della Garfagnana; è qui che ritornano (partendo dall’Ohio) per curare la piccola Molly. Per la prima volta nella letteratura italiana si affronta concretamente la tematica dell’incomunicabilità linguistica, oltre che generazionale: Molly e sua nonna appartengono a due mondi distinti, con i problemi di comunicazione che ne conseguono. Ma è proprio quell’insieme di parole sconosciute che paradossalmente le mette in contatto. Partendo da piccole parole comprensibili con l’intuito, le due riescono a comprendersi e a capire che, oltre al proprio, esistono anche altri mondi, diversi ma vicini.

In virtù di tutto ciò, come non poter comprendere l’importanza di ciò che è “altro da sé”? Come non concepire il movimento estremamente mutevole di tutti gli apparati linguistici? Come già aveva notato Pascoli, gli Italiani che vivono all’estero, tornati in Italia, vengono immediatamente riconosciuti. Come non ricordare la canzone di Renato Carosone del 1956, “Tu vuo’ fa l’americano”? 

Per non parlare, poi, quando si tratta di popoli che hanno condiviso parte della propria storia; popoli che si sono mescolati e che hanno accolto elementi di altre lingue, usandoli quotidianamente, quasi senza farci caso. Tutti siamo cittadini della nostra terra, insomma, ma nel frattempo siamo anche cosmopoliti. Figli sia di Dante che di Cervantes, sia di Shakespeare che di Prevert. Basta avere il desiderio di conoscere la diversità e di confrontarsi con essa, la curiositas insomma.