Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Il decalogo dello studente erasmus. Parte II

Seconda parte del decalogo dello studente erasmus. Clicca qui per leggere la prima parte.

6) Non tenere il conto delle figure poco dignitose che farai perché non capisci la lingua locale. Siete studenti erasmus, avete la licenza di parlare maccheronicamente la lingua locale ma questo pensiero, per quanto sia consolatorio, potete applicarlo solo nel contesto universitario, per tutto il resto non esistono scuse: prima o poi dovete imparare a comunicare, ne vale della vostra sopravvivenza! Il nuovo nido fatto di coinquilini e l’università sono i due nuclei intorno ai quali graviterete i primi giorni, vi fanno sentire quasi come a casa, sia perché siete accerchiati da altri italofoni confusi quanto voi, sia perché all’università gli erasmus vengono accolti con tutti gli onori. Non abbiate paura di prendere l’iniziativa uscendo di casa: affrontare la quotidianità è la maniera migliore per entrare in contatto con la lingua viva e per iniziare ad integrarsi. Non temete di risultare ridicoli alle orecchie di chi vi ascolta: probabilmente un po’ darete questa impressione all’interlocutore, ma col tempo non ci farete nemmeno più caso, e non vedrete mai dei miglioramenti probabilmente, non vi renderete conto di aver imparato a padroneggiare la lingua finché qualcuno non vi dirà: “Sei migliorato/a!”, “Parli bene la lingua!”. Sono i complimenti più belli ma soprattutto i più sinceri che riceverete mai.

7) Il giusto sta nel mezzo tra studio e divertimento. Non date retta a chi vi dirà: “In erasmus non si studia, gli esami si fanno come passatempo”, perché chi ve lo dice è una capra. Ed è proprio a causa di idee come questa che erasmus è diventato sinonimo di “attività inutile propria di chi va all’estero per spassarsela”; ovviamente non si nega la componente spassosa e tendenzialmente nullafacente dell’erasmus ma è pur vero che se siete qui non è perché avete prenotato una vacanza: vi ha mandato l’università, non il tour operator. La vita universitaria è una componente essenziale da non trascurare, che vi può dare molti stimoli se la prendete nel verso giusto. In genere il sistema universitario italiano è diverso da quelli delle università straniere ma non hanno nulla di difficoltoso che non possiate imparare, quindi appena capirete come funziona avrete tutte le carte in regola per fare gli esami. Fatevi furbi: in genere i professori chiudono un occhio sugli erasmus, per via delle difficoltà linguistiche apportano variazioni al programma d’esame e hanno metodi di valutazione più larghi rispetto ai loro studenti. Se seguite queste dritte potreste, addirittura, tornare con la media più alta; sempre se vi convalideranno gli esami (ma questa è un’altra storia sulla quale ci sarebbe da parlarne a parte). In questo caso, allora, è lecito che l’erasmus possa essere paragonato a una vacanza.

8) Potrete dire di esservi integrati solo quando arriverete ad odiare almeno una volta la città in cui vivete. I social network degli erasmus sono profondamente detestati dai poveracci che restano: foto di luoghi fantastici, foto con tanta bella gente, tag nei posti più particolari. Sembra tutto perfetto: ogni studente erasmus è nella sua isola felice, è nel posto giusto e non ha paura di ostentarlo. Ma la verità è che non è dalle cose apparentemente perfette che si evince che lo studente erasmus si è perfettamente ambientato. Perché chi si è realmente integrato, dopo due o tre mesi, avrà imparato i pregi e i difetti del luogo in cui vive, ragion per cui avrà iniziato anche a criticare e a lamentarsi di ogni cosa, proprio come se fosse la sua città natale. La routine di tutti i giorni può stressare come fa stressare un normale studente nella sua città. Ed è allora che potrete dire di essere diventati parte di tutto questo: ora avete avuto modo di odiare anche questa città. Chi dice che non ha mai provato questo tipo di odio, nemmeno una volta, sta mentendo.

9) Quello che lasci e quello che porti. La prima casa in cui si vive da soli (o almeno al di fuori del nucleo familiare) non si scorda mai. Un breve assaggio di indipendenza di cui manterrete un piacevole ricordo oppure un incubo che termina perché si sa come mamma cucina e rassetta pochi sanno farlo soprattutto voi; ora i vostri vestiti proveranno nuovamente l’emozione di essere stirati, non dovrete sentirvi in colpa se non avete rifatto il letto, e le vostre papille gustative torneranno a funzionare poiché da mesi avete vissuto mangiando pasta scaldata del giorno prima, cordon bleu e crocchette di pollo, nonchè qualsiasi cosa che abbia superato il giorno della scadenza e non presenti ancora tracce di muffa. Insomma, è bello tornare a casa ed essere accuditi peggio di come lo eravate prima della vostra partenza. Eppure in fondo era una bella vita, la vostra: fatta di regole vostre, più o meno equilibrate, la vostra routine, ma soprattutto una nuova vita, una seconda identità, di cui un pezzo rimarrà dove l’avete creata e un pezzo verrà con voi. Ma non sarà più la stessa cosa.

10) Al ritorno, niente sarà più come prima. La depressione post erasmus è un argomento lungamente dibattuto, specie circa le conseguenze che ha su chi torna ma anche su chi è rimasto nei confronti di chi torna, specie i poveri partner abbandonati: la solidarietà e la medaglia all’onore vanno a loro che hanno saputo aspettare senza dare di matto. La verità è che la depressione che scaturisce dopo il ritorno non si manifesta in maniera uguale per tutti e chi crede di non avercela non sta mentendo, è solo che ancora non se ne è ammalato: date a queste persone un mesetto di tempo e vedrete che senza rendersene conto cominceranno a soffrirne come se non ci fosse un domani. Ognuno trova il suo modo per superare la cosa o quantomeno renderla meno dolorosa. Trovate i lati positivi anche nell’essere tornati: sembra impossibile ma esistono. Ma soprattutto: ciò che avete vissuto non è che un’anteprima di quello che vivrete tra un anno o forse cinque; dunque, vivete con serenità gli anni che vi separano dalle ardue scelte. L’erasmus vi è servito per imparare a crescere, scoprire che lì fuori, oltre i vostri confini geografici e mentali c’è un mondo e ora avete degli strumenti in più per affrontarlo. Chi può dirlo, forse tornerete proprio lì perché si torna sempre dove si è stati bene.

L’undicesimo punto non era previsto, ma è nato da sé:

11) Un giorno toccherà a voi aiutare chi un tempo vi ha aiutato. Gli ex erasmus aiutano i futuri erasmus, anzi devono, perché loro ci sono passati prima di voi, hanno fatto tutto quello che toccherà fare anche a voi e il loro scopo è incoraggiare chi verrà dopo di loro. Quindi, futuri erasmus, non esitate a chiedere a chi può aiutarvi; ex erasmus, aiutate i vostri colleghi, magari ci scappa un invito per andare a trovarli!

– Il decalogo dello studente erasmus – Parte seconda –