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Eroica Fenice

A dieci anni dalla scoperta dell’Hobbit di Flores

Il 28 ottobre 2004, su Nature fu pubblicata una notizia che fece il giro del mondo. In una sperduta isoletta indonesiana – Flores – furono rinvenuti i resti di un ominide, che fu considerato appartenente ad una sconosciuta specie umana, vissuta tra i 18.000 ed i 12.000 anni fa.

La scoperta fu realizzata da un team di paleo-archeologi australiano-indonesiani, i quali erano, in realtà, alla ricerca di prove che confermassero l’ipotesi di migrazione dell’ Homo Sapiens dall’Asia all’Australia.

A distanza di dieci anniNature ha deciso di ri-pubblicare i due articoli, per ricordare la scoperta l’animato dibattito che ne seguì.

La particolarità dell’esemplare rinvenuto a Flores stava proprio nelle sue piccole dimensioni: tale ominide – al quale, in virtù del sito di rinvenimento, è stato dato il nome di Homo Floresiensis – era alto 3,5 piedi (circa un metro) ed era caratterizzato, oltre che da un corpo di ridotte dimensioni, anche da ridotta capacità cranica. Il suo cranio – denominato LB1 – misura 380 cm3, il che corrisponde a circa 1/3 della capacità cranica di un uomo odierno.
Furono, successivamente, recuperati scheletri incompleti di nove persone. Mike Morwood, a capo del team che ha rinvenuto l’ominide di Flores, propose di identificare questi individui come appartenenti ad una nuova specie, all’interno della tribù tassonomico degli Hominini. (Gli Hominini, la cui individuazione e definizione si deve a John Edward Gray – biologo, zoologo e botanico inglese, vissuto nel XIX secolo – costituiscono una tribù di Ominidi, facente parte della sottofamiglia degli Homininae, alla quale appartengono anche i gorilla.)

Fu Teuku Jacob, antropologo indonesiano, a sollevare i primi dubbi in merito al fatto che l’Hobbit di Flores potesse afferire ad una nuove specie umana. Jacob riteneva che il cranio LB1 – l’unico cranio floresiense rinvenuto completo – appartenesse ad un essere umano microcefalo. Tale ipotesi fu confutata e respinta dal paleoneurologista Dean Falk, in due studi, pubblicati nel 2005 e nel 2007.

Ulteriori ricerche, nel 2007, consentirono di apportare nuove prove a sostegno della tesi che l’isola di Flores abbia ospitato una nuova specie umana. In particolare, lo studio delle articolazioni – con particolare attenzione alle braccia e alle spalle – hanno consentito di dimostrare che l’Homo Floresiensis era anatomicamente e fisiologicamente più vicino ai primi uomini e alle scimmieche non agli esseri umani moderni. Naturalmente, chi avversa l’idea dell’individuazione di una nuova specie, ritiene che gli ominidi di Flores non siano altro che individui di Homo Sapiens, caratterizzati da particolari patologie anatomiche e fisiologiche, quali, ad esempio, il nanismo insulare. (Non è, infatti, infrequente che i mammiferi, che vivono in zone insulari, presentino dimensioni ridotte, poiché esse si rivelano maggiormente funzionali alle ridotte risorse.) Tuttavia, è probabile che l’Homo Floresiensis abbia convissuto, per un certo lasso di tempo, con l’Homo Sapiens.

Nell’agosto 2014, un gruppo di ricercatori dell’Università di Adelaide, in Australia, e della Pennsylvania State University e dei National Institutes of Earth Sciences a Pechino, avanzarono l’ipotesi che l’Hobbit di Flores fosse, in realtà, affetto dalla sindrome di down. Tale ipotesi è stata illustrata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Per quanto concerne il nome dell’ominide di Flores, la definizione di Hobbit – o Homo Hobbitus -, tratta dal titolo di un noto romanzo fantasy di John Ronald Reuel Tolkien, fu adoperato da Morwood stesso, nell’ambito di una conferenza di presentazione dei risultati della sua ricerca, nel 2012. Benché si tratti di una definizione palesemente non scientifica, bisogna, tuttavia, ammettere che è dotata di un certo appeale che ha, in qualche modo, contribuito alla diffusione della scoperta.

Del resto, altri ricercatori usarono il nome Ebu, da Ebu Gogo (sintagma indonesiano, che,in italiano, equivale a “mangio qualunque cosa”), creatura mitologico-folkloristica, descritta come un uomo-scimmia di bassa statura, che si nutriva di cibo, sottratto agli abitanti e, in particolare, ai bambini di Flores. Inizialmente, fu, invece, proposto il nome di Sudananthropos Floresianus, poiché l’isola di Flores appartiene all’arcipelago di Sonda.

Ad ogni modo, nonostante i numerosi studi e nonostante la forte tentazione di crede che l’Hobbit di Flores possa costituire il famigerato “anello mancante”non è ancora possibile offrire all’Homo Floresiensis una precisa collocazione nell’albero filogenetico. Infatti, neppure le ricerche genetiche sul DNA si sono rivelate dirimenti, a causa della non perfetta conservazione del DNA stesso. Non resta che attendere futuri rinvenimenti.

A dieci anni dalla scoperta dell’Hobbit di Flores

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