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Eroica Fenice

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Editore o bibliofilo? Intervista a Domenico Cosentino

L’editore Domenico Cosentino, che in realtà vedrete non definirsi tale, è il fondatore della ‘round midnight edizioni, uno degli esempi (ormai sempre più rari) della sana editoria italiana. Con lui si è parlato non solo della sua casa editrice e del suo lavoro, ma della situazione italiana, di letteratura, della differenza fra tipografo, editore e “stampatore”, della pura gioia di un mestiere per il quale “basta solo forza di volontà e passione, perché soldi non ne fai e se non hai le prime due, col cazzo che vai avanti”.

Prima di tutto, qualche domanda per conoscerti meglio. Cominciamo.
Il tuo romanzo italiano preferito: “Il volo delle anatre a rovescio” di Alberto Calligaris
Recita i versi della prima canzone o poesia che ti viene in mente: “Onore a coloro che nella vita / hanno scelto le proprie Termopili e vi stanno a guardia. / Mai distogliendosi dal proprio dovere / giusti e retti ni ogni azione, / pur con un senso di pietà e di compassione”. (Costantino Kavafis)
Uno scrittore del Novecento di cui non puoi fare a meno: uno solo? Piero Ciampi
Un nome che proprio non puoi sentir pronunciare: meglio di no che dopo mi fa causa
Il romanzo che avresti voluto scrivere: avrei voluto scrivere le poesie di Pedro Pietri pubblicate in Scarafaggi Metropolitani
Quello che avresti voluto pubblicare: “Factotum” di Bukowski, il passato deve essere sempre ricordato
In quale personaggio della letteratura ti identifichi:  Benjamin Malaussène, capro espiatorio e protagonista di molti romanzi di Pennac (un autore che adoro), sfigato, sfortunato, tutti se la prendono con lui, ma lui ha fatto di questo la sua forza.
 
Come e quando è nata la ‘round midnight edizioni?
La ‘round midnight è nata esattamente due anni fa, in ottobre, come Monk a cui è dedicato tutto il nostro lavoro. Il suo brano in un certo senso ci ha portato fortuna. Siamo nati per scommessa, perché volevo leggere libri che non venivano pubblicati e allora ho deciso di pubblicarmeli da solo, con  l’aiuto della tipografia Fotolampo di Campobasso, che riesce a fare delle cose davvero belle.
 
Sul sito dell’AIE (Associazione italiana editori) si legge: «Per diventare editore non bastano buona volontà e passione per i libri. Il ruolo di un editore e l’insieme di attività che egli svolge nella catena del valore sono ben più complessi di quanto il senso comune lasci intendere con l’espressione “pubblicare un libro”».  Cosa significa per te essere un editore?
Proprio il contrario che dicono quelli dell’AIE. Basta solo forza di volontà e passione, perché soldi non ne fai e se non hai le prime due, col cazzo che vai avanti. E poi tanto lavoro, notti insonni, la gente che compra i nostri libri, i giornalisti che ci seguono. 
Io non sono un editore, a me piacciono i libri.
 
Mi piace quello che dici: “Io non sono un editore, a me piacciono i libri”. Un editore è, prima di tutto, un lettore e questo vale (o dovrebbe valere) anche per gli scrittori. Uno scrittore che non legge è come un medico che non conosce i farmaci: saprà anche fare una diagnosi, ma poi non saprà che pesci prendere quando dovrà dare una cura. C’è il serio rischio di restarci secchi!  Che ne pensi?
Nessuno legge più. Ma neanche quello che scriviamo sul nostro sito leggono, che sono tre righe di rappresentazione su quello che NON cerchiamo. I miei momenti più tristi li ho combattuti leggendo. Da quando ero piccolo e costretto a letto per la febbre, a quando sei in un ospedale ad aspettare il tuo turno. In questo modo li combatto, sono momenti miei. Non leggere implica una povertà di idee ed errori di grammatica grossolani.
 
E degli editori che fanno pagare agli scrittori servizi e pubblicità, che mi dici?
Quelli non sono editori, usiamo bene le parole. Sono tipografi, sono ilmiolibro, lulù ecc. Semplici stampatori che ti danno un servizio e vogliono essere pagati. Perché si accetta di pubblicare con ilmiolibro ma fa schifo essere pubblicati da editori a pagamento?
Questo non lo capirò mai. Tu hai una tua idea? Molto spesso il mio libro chiede anche di più per “pubblicarti” un tuo libro, che un tipografo o uno stampatore, e te lo dico io che qualche anno fa facemmo un esperimento in questo senso. Pubblicare online fa figo, stampare da un tipografo è da sfigati. Scusa sto divagando.
Non pubblicate a tutti i costi, aspettate il momento buono, che se non demordete il vostro lavoro avrà un lieto fine. Ci sono tanti editori come noi che pubblicano senza chiedere contributi. E tanti giovani autori che così vengono scoperti, nel nostro caso ti faccio due nomi, Nicolò Gianelli e Andrea Donaera, due ragazzi meritevoli, in poco meno di un anno i loro libri erano già esauriti.
 
Bisognerebbe entrare nel merito dell’autopubblicazione, che è poi lo stesso che affidarsi ad un editore a pagamento, o stampatori, come giustamente li chiami tu. Gli scrittori decidono di stampare il proprio libro, pagano, ma il gioco finisce poco dopo. Si perde completamente il senso della scommessa: un’opera nasce fra le mani di uno scrittore ma cresce fra le braccia dell’editore. Va scomparendo del tutto questo lavoro corale che è l’opera letteraria. Ma cambiamo argomento.
Guardiamo i dati, purtroppo ci tocca: «nel 2013, si restringe del 6,1% il bacino dei lettori, si ridimensiona il mercato (-4,7%), si registra un andamento negativo – per la prima volta – nel numero di titoli pubblicati (-4,1%); diminuiscono le copie vendute (-2,3%)». Che sta succedendo alla letteratura in Italia?
Povera te, hai toccato un mio nervo scoperto. Come dicevo qualche settimana fa su Facebook, non è che in Italia non si legge, ma non si comprano i libri di merda che costano 20 euro. I lettori ci sono sempre, ma comprano usato o si prestano i libri, come succedeva 15 anni fa con i cd, perché i soldi sono pochi, ma se ti piace leggere il modo di avere un libro lo trovi.
Viva le biblioteche, e viva le piccole case editrici. Molto spesso i dati di vendita vengono tenuti dai distributori, molto spesso sono falsati, noi come altri colleghi non ci affidiamo ai distributori e quindi le nostre vendite non le saprai mai, e posso garantirti che nel 2014 i nostri lettori sono aumentati del 25%.
Questi numeri ai grandi fanno paura.
 
A noi, invece, questi numeri fanno piacere!
Adesso raccontaci cosa accade dal momento in cui arriva il manoscritto di un esordiente nelle mani del Domenico editore. In che modo vengono scelti i libri da pubblicare? Quali sono i canoni di un “buon libro”? Cosa chiedete ai vostri autori? Cosa avviene dopo la pubblicazione?
Beh, di solito seguiamo quello che succede nei locali, sui blog, tra qualche proposta che ci arriva, siamo molto attenti. Io non so cosa sia un buon libro, posso dirti cosa piace a noi. Noi cerchiamo storie, nessuno più scrive storie con una trama, che non smetti di leggere anche se devi fare qualcosa d’importante. Non esistono canoni prefissati, andiamo a briglie sciolte. Prendiamo un libro e lo leggiamo se ci piace lo pubblichiamo. Non pensiamo al fatto che può vendere o se può piacere agli altri, non puoi mai sapere cosa può piacere agli altri, ognuno ha i suoi gusti, per questo molto spesso si sbaglia.
Ai nostri autori chiediamo di seguire il proprio lavoro, di non abbandonarlo, di girare per presentarlo, io sono convinto che autore ed editore siano una cosa sola, se viene a mancare uno dei due tutto crolla. Non voglio sembrarti un esaltato, ma se abbandoni un autore e il suo lavoro, sei un editore di merda. La pubblicazione è la parte più facile, prima c’è un lavoro di correzione, di impaginazione, poi il lavoro di ufficio stampa, poi creare eventi, ma soprattutto non annoiare la gente che viene alle nostre presentazioni e fino ad oggi pare che ci stiamo riuscendo.
 
Ci state riuscendo sicuramente. Grazie Domenico!

– Intervista all’editore Domenico Cosentino –