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Eroica Fenice

Lapidazione: chi è senza peccato scagli la prima pietra

Il peccato non regna a Ghor, il peccato non esiste a Ghor: l’Afghanistan è purezza, è il mancato perdono che non ammette errori, è l’innocenza;  l’innocenza è in ogni cuore, in ogni corpo.

È l’innocenza che scaglia la prima pietra, e l’innocenza è in tutti, tranne che in Lei, colpevole, condannata alla lapidazione.

Si chiama – taccia ancora l’imperfetto, compagno della morte – Rokshshana, ha diciannove anni ed una vita davanti. Tanti sogni, tante speranze, incrinate soltanto dall’ombra di un matrimonio combinato con un uomo più grande, forse più ricco, certamente più estraneo. Ha tanti progetti, illusioni – forse paure – ma sopra ogni cosa, ha una certezza: non si accontenterà di essere moglie costretta, non si arrenderà alla sua condanna all’infelicità.

Lei vuole di più, o forse no, ma le è semplicemente capitato: le è capitato di desiderare una vita diversa ed un desiderio così non lo puoi scacciare via. Una volta nato, non puoi abortire. E’ successo così, per caso. Da sposa infelice e insoddisfatta è diventata donna felice ed innamorata, sempre la stessa e divisa in due, tra ciò che deve essere e ciò che voleva essere, tra un non amore ed un amore, l’infelicità e la felicità, divisa tra un uomo che non ama ed uno che ama alla follia… Che ama da morire…

E muore. Scoperta mentre fuggiva con il suo giovane compagno, è stata “processata” e condannata. E’ quasi una settimana che il video della sua lapidazione spopola sui social network, condiviso da chi, guardandolo, crede sia una recita e dai paladini della giustizia in versione “#pernondimenticare”.

La breve scena – breve e troppo lunga – mostra una giovane donna seppellita nel terreno fino alla gola: spunta solo il viso, come un fiore tra i fili d’erba che guarda il sole un attimo prima di appassire; è circondata da una folla di uomini armati di pietre, sassi pesanti lanciati via da anime leggere, cuori fluttuanti e cervelli assenti. Come sottofondo alla sua lapidazione un soffocato lamento, una melodia stonata di voce flebile e morente che ad ogni masso che affonda diventa più fioca. Le pietre le annegano dentro, la colpiscono abbastanza da entrarle nella carne, rotolarle tra le ossa, perdersi sul fondo e renderla pesante, abbastanza da farla sprofondare giù. Sprofonda lentamente, fino a non poter più guardare il sole, fino ad essere seppellita per intero, con anche il viso al sicuro nella polvere.

Si chiamava Rokhshana ed è stata uccisa perché l’amore è un crimine, l’amore è un peccato.
Si chiamava Rokhshana ed è stata lapidata perché la morte è legge, è punizione buona e giusta. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Coraggio, Rokhshana, alzati: la prima pietra è tua! Tutte le pietre sono tue, prove di non-colpevolezza. Ora sono la tua casa e la tua culla.

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