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Eroica Fenice

Kafka e il dramma dell’uomo moderno

Kafka è uno dei più grandi autori della letteratura occidentale. Usiamo il verbo essere al presente non perché sia vivo, ma perché la letteratura, come l’arte e la musica, non muoiono finché vi è un pubblico che continui a renderle vive. Sicché Kafka è ancora vivo nelle sue pagine.

Kafka nasce nel 1883, in una famiglia della piccola borghesia ebraico-tedesca. Studia Giurisprudenza a Praga e lavora alle assicurazioni. Ha così una doppia vita, di impiegato e di scrittore. Nel 1912 scrive Il Disperso, pubblicato nel 1927. Scriverà poi La Metamorfosi, pubblicato nel 1915. Nel 1914 inizia Il Processo, incompiuto. Pochi anni dopo gli verrà diagnosticata la tubercolosi, che lo condurrà alla morte nel 1924.

Perché parlare ancora di Kafka? Francamente, chiedersi il motivo del perché si legga ancora Kafka, o qualunque grande classico, equivale a chiedersi perché uno scrittore scriva. Parafrasando Flaubert, per sopravvivere l’Arte è forse l’unico modo di sopravvivenza.

Kafka, curiosità

In realtà Kafka in vita non ha pubblicato nessuno dei suoi romanzi, tranne La Metamorfosi nel 1915. Tutti i suoi romanzi e racconti, per lo più incompiuti, rimanevano nel cassetto. Sebbene non vi fosse la stessa spudorata ambizione di uno scrittore del nostro tempo, in lui c’era un’enorme voglia di fare letteratura, che supera ogni vacuo narcisismo moderno. Perché? Un’altra domanda a cui troveremo mille risposte, e nessuna risposta. In punto di morte consegnò all’amico Max Brod i suoi manoscritti, con esplicite istruzioni: sarebbero dovuti essere distrutti alla sua morte; Kafka scrisse: “Carissimo Max, la mia ultima richiesta: tutto quello che lascio dietro di me… diari, manoscritti, lettere (miei e di altri), bozze e così via, [sono] per essere bruciate e non lette”. Max Brod, per fortuna, ignorò questa richiesta.

Kafka, panorama storico-culturale

Per comprendere Kafka bisogna inquadrare l’epoca in cui si muove. Nei primi del 1900, importanti scoperte epistemologiche vengono poste in essere. In generale, ci si rifà a tre importanti pensatori che hanno rivoluzionato il modo di vedere il mondo. I cosiddetti “maestri del sospetto”: Marx, Freud, Nietzsche, e ognuno a proprio modo è un maestro dello scetticismo ed ha proposto una certa liberazione delle coscienze. Il Comunismo, la morte di Dio, la Psicoanalisi. Queste tre grandi correnti, unite alla relatività di Einstein, influenzano enormemente la letteratura. In tutto il ‘900, si possono notare due dati interessanti per rendersi conto del mutamento socio-culturale: il suicidio di molti intellettuali – citiamo Hemingway e Pavese – e la perdita del ruolo di vate dell’intellettuale. Leitmotiv dominante diventa l’Inettitudine. Si smette di andare in avanti, si smette di correre veloce, si smette di desiderare il progresso. Ciò va contro la storia stessa, la quale ci narra di Futurismo, guerre, di un progresso forzato ed insostenibile. Il ‘900 per la massa è stato il secolo del progresso; per gli intellettuali e per gli scrittori, il secolo dell’ossesso, della paranoia, della perdita del ruolo sociale. Questo, naturalmente, nei primi del ‘900. Dopo le due guerre si tenderà una ripresa, inutile, del ruolo dello scrittore. Kafka incarna al meglio il dramma dell’uomo moderno, e non perché l’intellettuale o/e lo scrittore sia separato dalla massa, ma proprio perché lo scrittore, alienandosi da essa, è capace di osservarla ed analizzarla meglio. I romanzi di Kafka sono quelli più autobiografici, in quanto egli si pone a paradigma dell’inettitudine dell’uomo; e allo stesso tempo i meno autobiografici, poiché, appunto egli è uno, ma li vale tutti.

Kafka: Gregor Samsa, il dramma dell’uomo moderno

Gregor Samsa è l’eroe del racconto più celebre di Kafka, La Metamorfosi. Mai titolo fu più calzante, in quanto al risveglio nella sua stanza, il protagonista si ritrova mutato in un orribile insetto. Samsa è stato definito, poco sopra, l’EROE del racconto. Ma quale eroe si sveglia un mattino e si vede trasformato in un inetto e orribile insetto? Ecco che compare nella scena della letteratura occidentale l’Anti-Eroe. Il realismo di Kafka è dunque allegorico: attraverso questa metamorfosi vuol dirci qualcosa, ma cosa? Il Luperini, critico italiano, parla di “Allegoria vuota”, ovvero di una chiave di lettura inafferrabile. Cosa che non fa altro che aumentare la bellezza delle pagine kafkiane: il mistero.

Quando Gregor si sveglia è in ritardo per il lavoro; fa il commesso viaggiatore, è un impiegato. Lavora per mantenere la famiglia, per pagare i debiti. E la sorella, il padre e la madre, ci tengono molto che lui vada a lavoro. Così quando non lo vedono uscire, si accalcano davanti alla sua porta. In più arriva anche il superiore dell’Ufficio ove lavora Samsa, per fargli una bella lavata di capo. Dopo aver aperto la porta, tutti lo vedono e restano inorriditi: il superiore scappa, la madre va nel panico. In seguito il padre lo aggredirà più volte fisicamente. Da lì in poi diventerà una piaga per la famiglia. Andrà sempre di più perdendo la sua umanità, finché anche i suoi pensieri diventeranno quelli di un inetto insetto. In primis la bravura del maestro Kafka è eccezionale nel mostrarci nei dettagli più impensabili la creatura che Gregor è diventata, e come man mano perde le facezie umane. Sorge, poi, una domanda spontanea: perché Kafka vuole mostrarci questo? Ecco perché è stato importante inquadrare il panorama storico sociale, altrimenti non avremmo potuto rispondere. Kafka ci mostra il dramma dell’uomo moderno. Ci mostra, attraverso il suo personale sentire, quello che sta avvenendo nell’animo umano; ma anche nella società umana. L’uomo sta diventando un insetto. A oggi, possiamo forse ben dire che come tutti i grandi autori il messaggio di Kafka risuona forte tra noi.
L’uomo schiavo del lavoro tutto l’anno con sette giorni di misero relax, è un insetto.
L’uomo schiavo di logiche di mercato che scavalcano valori come istruzione e sanità, è un insetto.
L’uomo che non coltiva più la propria lingua, la propria letteratura, la propria storia, è un insetto. L’uomo che non ricerca più la bellezza, è un insetto.

E non è forse giusto dire che l’Arte diventa l’unico mezzo di sopravvivenza?

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