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Eroica Fenice

Palmira

Khaled Asaad, il sacerdote di Palmira

Chissà cosa ha pensato Khaled Asaad durante gli ultimi lunghissimi giorni della sua vita. Giorni di prigionia e di tortura, finiti con la morte violenta e l’esposizione del suo cadavere al sole siriano, appeso per i piedi ad un palo della luce.

Ha pensato forse ai molti rifiuti che ha opposto nei mesi passati; quando ha detto “no” agli amici e collaboratori che gli consigliavano di fuggire e abbandonare alle bestie il patrimonio artistico e storico di cui si è preso cura per tutta la vita. Lo avranno implorato: “Khaled, hai ottant’anni, ti preghiamo, mettiti in salvo”. Ma lui, con altri, aveva già organizzato la sua personale resistenza: una catena clandestina per sottrarre alla distruzione centinaia di reperti, statue e testimonianze della sua (della nostra) millenaria civiltà, quella cultura a cui ha dedicato i suoi sforzi.

Non voleva lasciare il campo al buio. Non poteva. Ha dovuto dire “no” e restare a combattere. Ha dovuto dire “no” anche ai suoi torturatori che per soldi, e non per i motivi religiosi tanto sbandierati, hanno tentato per mesi di estorcergli la collocazione segreta del tesoro che lui ha messo in salvo. “Dimmi dove l’hai nascosto”, ha forse intimato un ragazzino inguainato in una tuta nera. “No”, ha ripetuto Khaled. E ancora “no”, fino alla fine.

Ma forse il pensiero è andato più indietro. A quaranta, cinquant’anni fa. Quando con le sue stesse mani partecipò agli scavi per far emergere dal deserto le meraviglie della regina Zenobia. Quando fondò il museo e il sito archeologico che ha contribuito a dirigere a partire dagli anni Settanta, e davanti al quale è stato decapitato. Quando scriveva libri e libri per trasmettere al mondo il suo sapere a proposito dei tesori di Palmira. Palmira: la sua vita.

Pensavano di fargli paura con la tortura. Forse qualcuno dei suoi aguzzini, addirittura il suo boia, vedendo morire quest’uomo con tale dignità avrà avuto qualche notte insonne. O forse no.

Forse, un attimo prima di andarsene, Khaled Asaad ha pensato all’ultima bellissima statua che ha avvolto nella carta a lume di una candela, attento ai rumori che potessero annunciare l’arrivo degli assassini. È riuscito a nasconderla proprio per un soffio, poi è stato trovato e fatto prigioniero.

In certi contesti cinici e un po’ distratti, in cui si sente a volte dire che non si vive con la cultura, oltre l’immane tragedia umana e civile, può essere importante ricordarsi che per la cultura c’è ancora qualcuno disposto a morire.

Come Khaled, sacerdote laico, nato e morto a Palmira nel silenzio del deserto.

-Khaled Asaad, il sacerdote di Palmira-

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