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Eroica Fenice

Antonio Tabucchi

Per Antonio Tabucchi

Sostiene Antonio Tabucchi che era d’estate. Era un pomeriggio di settembre senza nuvole e sul Quai des Grands-Augustins la folla scorreva tranquilla. Non era ancora venuto il tempo delle canon e delle frotte di cinesi in estasi. Il bouquiniste all’angolo con il Pont Saint-Michel si stiracchiava senza pudore. Antonio sostiene di aver comprato per pochi franchi un libretto di poesie con una copertina rossa, o gialla, questo Antonio non lo ricorda. Ricorda invece perfettamente il nome del libro: Tabacaria. Il nome dell’autore che campeggiava sulla copertina era Alvaro, ma Antonio sostiene che il vero nome dell’autore sia un altro: Fernando. Antonio sostiene di aver letto e letto, prima camminando lentamente lungo la Senna, poi seduto su una panchina a due passi da Notre-Dame, a Rue de la Bûcherie. Una traduzione francese molto rispettosa del testo originale, avrebbe scoperto in seguito Antonio (o almeno così sostiene lui). Sostiene di essersi innamorato perdutamente e di aver fatto quel giorno stesso delle ricerche sul poeta Fernando: portoghese di Lisbona, morto prima dei cinquant’anni senza aver raggiunto quella fama che gli arriderà da morto. Ha usato molti nomi per pubblicare i suoi scritti, ma Antonio sostiene che non si è trattato di un espediente letterario, ma di qualcosa di molto più profondo. Sembra che Antonio cominci a sostenere una tesi che mette in campo dei fantasmi.

Antonio sostiene di aver sentito la necessità bruciante di andare a Lisbona. Innanzitutto per imparare la lingua di Fernando. È rimasto lì molto tempo. Quasi una vita. Ha sposato una donna lusitana, Maria Josè. Ha letto tutto quello che Fernando ha scritto, e ha fatto molto di più: lo ha fatto conoscere a milioni di altri lettori. Sostiene Antonio di aver ricevuto molte visite dal fantasma di Fernando. Sostiene che gli abbia parlato in inglese, in portoghese; sostiene che non gli abbia mai dato troppa confidenza.

Antonio Tabucchi è diventato famoso in tutto il mondo, come Fernando, per i libri che ha scritto: libri che parlano di viaggi, di sogni, e ovviamente di Fernando. Antonio è reticente su questo punto, ma sembra che alcuni di questi sogni glieli abbia raccontati proprio il fantasma del poeta che cambia nome nei suoi libri.

Antonio sostiene che il tempo della relatività sia una scoperta antichissima della letteratura, e che la scienza sia arrivata dopo. Pare questa un’ovvietà a chi può raccogliere la testimonianza di Antonio anche se lui non è più qui a poterla confermare.

Le passeggiate con Fernando sono estenuanti, il caldo di Lisbona è asfissiante anche in certi giorni di primavera, se non spira la brezza atlantica; le campane della Sé de Lisboa festeggiano sempre il loro passaggio anche se nessuno di noi può sentirle. La maggior parte del tempo la trascorrono in silenzio e Fernando a volte dice cose che Antonio Tabucchi non comprende, in lingue sconosciute. C’è una frase che Antonio rivolge sempre al poeta, al compagno di viaggio, e la ripete a volte con il tono sommesso di chi vorrebbe scusarsi per non aver capito prima l’importanza di una cosa. Altre volte la pronuncia sorridendo, e Fernando sorride con lui, e sembra a tutti e due una frase che non significa nulla.

La frase è non c’era tempo da perdere, sostiene Antonio Tabucchi.

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