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Enzo Avitabile: tra vicoli e deserto

Molto si è scritto, discusso, sulla presunta crisi della cultura, dell’Arte in senso lato e più specificatamente della musica di Napoli. Il suo destino – a parer dei soliti soloni che sguazzano in quel che scrivono da quarant’anni ed oltre – sembra essere affondato nel vorticoso mare dell’incuria, ignavia e nell’incapacità di portare avanti la celeberrima “tradizione”.
Premesso che l’Arte non può essere “in crisi”, perché essa è lì, ferma nella sua eternità, nonostante il lassismo dei più, il fulcro del discorso deve invece necessariamente orientarsi verso l’Artista, vera figura in difficoltà, non certo per ragioni creative, ma per una giusta diffusione e valorizzazione della sua opera, di qualsiasi genere essa sia. Difficoltà siffatte trovano un maggiore radicamento proprio in una delle capitali mondiali della cultura: Napoli.
Ciononostante, tra mille difficoltà che la missione – e non il mestiere! – d’Artista impone, la figura di Enzo Avitabile si erge come precipua e di altissimo livello.
Scevro di ripetizioni, di banalità discografiche e certamente lontano da logiche di commercio e mercato, il musicista napoletano rappresenta la materializzazione di un continuum che parte dalla musica atonale, di stampo spiccatamente popolare, fino ad arrivare al blues, a ritmi e sonorità afroamericane, in un ideale viaggio che parte da Napoli, arriva in America, passando imprescindibilmente per l’Africa più nera, più vera, più musicale.

La musica di Enzo Avitabile è infatti letteralmente intrisa di una mistura, di un dialogo continuo di culture diverse: il suono “rude”, antico e battente dei Bottari di Portico – gruppo musicale che nasce nel cuore della Campania contadina e che vanta la collaborazione altresì con il Maestro Roberto De Simone – con il magico sax dello stesso Enzo Avitabile che mai accantona il sound partenopeo, anche quando un qualsiasi brano sembra orientarsi verso il rhythm & blues.
Il poeta musicista fa proprie le tematiche della pace nel mondo; della lotta all’ingiustizia sociale; della sacralità e della ricerca del miracolo quale unica forma di speranza per un popolo vessato ed umiliato. Ed i mali che denuncia non riguardano solo la realtà napoletana, ma quella africana e quella umana nella sua totalità.
La poesia di Enzo Avitabile, infine, al di là della sua catalogazione nell’alveo della cultura napoletana, è un monito, un richiamo e nel contempo una preghiera per un mondo ed una giustizia nuovi, diversi. Migliori…

Enzo Avitabile: tra vicoli e deserto