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Eroica Fenice

Ezio Bosso: “La Musica è come la vita!”

Lacrime, sorrisi e applausi interminabili hanno coronato una notte magica all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il sette maggio scorso. Il pianista, compositore e direttore d’orchestra, Ezio Bosso, ha accolto il suo pubblico attraverso le dodici stanze dell’esistenza. “C’è una teoria antica che dice che la vita sia composta da dodici stanze, nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Da lì si può ricominciare da capo.

La sua formazione artistica inizia a soli quattro anni, sulle orme di una prozia pianista. Da lì partirà la parabola ascensionale della sua carriera, partecipando, sin da giovanissimo, ai più importanti eventi concertistici internazionali, dalla Royal Festival Hall al Teatro Colon di Buenos Aires, dalla Carnegie Hall di New York all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Vive da diversi anni a Londra, dove è stato direttore stabile e artistico dell’unica orchestra d’archi di grande numero inglese: The London Strings.

Il grande successo raggiunto in Italia ha come punto d’origine il palco dell’Ariston. Nella seconda notte dell’ultimo Festival di Sanremo, Ezio Bosso ha incantato il pubblico dentro e fuori il teatro, meritando una standing ovation memorabile. Era giunto il momento che il suo genio artistico fosse riconosciuto e apprezzato anche e soprattutto nella terra in cui è nato. Una lunga catena di sold-out ha impegnato Bosso in giro per l’Italia, e sono ancora in programma molte date. Uno spettacolo a cui nessuno può rinunciare: un uomo e il suo pianoforte, dita dolci e violente che scorrono sui tasti e sulle corde stesse.

Prima di ogni stanza, Bosso invita il suo pubblico ad entrare, trascinandolo in una dimensione parallela. E così anche chi è seduto in poltrona riesce ad inseguire con l’immaginazione il volo di un uccello, a percepire la sofferenza di un amico reduce di guerra, ad ascoltare i quattro minuti e trentatré secondi di silenzio di John Cage, a stupirsi della grandezza di maestri come Bach e Chopin, a chiudersi a chiave nella stanza dove la poetessa Emily Dickinson ha trascorso la sua vita dai trenta anni in poi. Sono storie di amore, passione, dolore, ma tutte nate in seno al sorriso, con una battuta o una riflessione singolarmente buffa: “Le stanze sono importantissime. Non fatevi ingannare da architetti e agenti immobiliari che le rendono oggetti inutili definendole vani“. Nelle parole di Bosso non manca mai la leggerezza e anche una forte dose di autoironia.

Ezio Bosso e la SLA

La SLA, di cui è affetto dal 2011, gli ha impedito per lungo tempo di dedicarsi alla Musica, producendo effetti devastanti non solo sul suo corpo ma soprattutto sulla sua psiche. Come spesso accade, tuttavia, gli ostacoli possono trasformarsi in trampolini, “dai problemi nascono opportunità”, stimoli nuovi che rendono passione e talento ancora più straordinari. La malattia ha dato ad Ezio la possibilità di riscoprire una sensibilità pura ed ingenua, di emozionarsi e di guardare il mondo con gli occhi di un bambino, che non smette mai di stupirsi e di liberare gli oggetti dalla loro funzione pratica, per restituirgli un valore più profondo.

Frutto di questo percorso, doloroso e meraviglioso insieme, è l’album The 12th Room, disponibile nei negozi, in digital download e nelle più note piattaforme streaming. L’album è stato quasi interamente registrato nel settembre 2015, durante i live al Teatro Sociale di Gualtieri (Reggio Emilia). Due sono i dischi di cui si compone: il primo dedicato a quattro brani inediti e sette di repertorio pianistico, il secondo interamente dedicato alla Sonata No. 1 in Sol Minore, che dura circa quarantacinque minuti ininterrotti.

Ezio Bosso è un dono prezioso per l’umanità tutta.

Bisogna perdersi per imparare a seguire. Ma perdersi non è così brutto come crediamo. Anzi, sono più le cose negative che possiamo perdere rispetto a quelle buone: perdere la paura, perdere il pregiudizio, perdere il dolore.

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