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Eroica Fenice

Festival del Cinema, cap. 71: fotogrammi da Venezia

Le immagini di “A Good Kill” di Andrew Niccol chiudono simbolicamente la competizione per l’assegnazione del Leone D’Oro 2014 alla settantunesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Pochi titoli altisonanti e di grande richiamo, quest’anno, ma molta sostanza e film di grande interesse. Dal 26 agosto al 6 settembre si sono susseguiti, come ogni settembre, registi ed attori da tutto il mondo: un’altra vittoria per la Fondazione Biennale di Venezia affiancata dal direttore Alberto Barbera che ha offerto dieci giorni ricchi di spunti e riflessioni, ossigeno puro per il mondo del cinema italiano ed internazionale.

Madrina (non indiscussa) di quest’anno del Festival del Cinemal, la napoletana Luisa Ranieri che è riuscita a scrollarsi di dosso le perplessità che ne hanno accompagnato la nomina. Eleganza e sobrietà che la riportano al Lido a dieci anni dalla sua apparizione nel film-testamento “Eros” di Michelangelo Antonioni.

Italia e Messico, i primi protagonisti del Festival con la presentazione del film in concorso di Alejandro Gonzáles Iñárritu “Birdman”, storia di un attore in declino dopo essere stato un famoso supereroe del cinema. Gli altri 19 film in concorso si dividono tra francesi, italiani, turchi, giapponesi, americani, iraniani danesi, tedeschi, svedesi, russi e cinesi. Il mondo sullo schermo, ancora una volta, per una sfilata di immagini decisamente più “rare” di un blockbuster.

Non sono mancate le sorprese e le emozioni nei racconti cinematografici di quest’anno, punti di vista femminili come quello di Rakhshan Bani-Etemad, la signora del cinema iraniano che ha narrato in “Tales”, con il solito spirito critico, episodi di vita quotidiana di uomini e donne comuni nella sua Teheran. Donne come Sabina Guzzanti che nel suo “La Trattativa” (fuori concorso) scava sotto la superficie della “presunta” trattativa Stato-Mafia suscitando non poche polemiche.
Il cinema italiano ha visto protagonisti registi estremamente diversi tra loro che in un modo o nell’ altro hanno messo in luce le facce di un paese in cambiamento: partendo da  “Anime Nere di Francesco Munzi  ed il suo viaggio attraverso il sanguinario “triangolo delle bermuda” calabrese, al commovente “Hungry Hearts di Saverio Costanzo, racconto ambientato a New York con una Rohrwacher in splendida forma. Altre prospettive e nuovi punti di vista, quelli analizzati in “Perez” (fuori concorso) del regista napoletano Edoardo De Angelis e biografie rivisitate come in “Il Giovane Favoloso” di Mario Martone. Nel suo ultimo lavoro, Martone si concentra sulla figura di Giacomo Leopardi, interpretato da (un sempre perfetto) Elio Germano che fa rivivere una versione inedita del poeta costruendo un personaggio straordinariamente moderno e novecentesco. In una sorta di linea immaginaria che collega Italia e Francia, Abel Ferrara ci regala “Pasolini”: storia degli ultimi momenti dell’artista italiano interpretato da Williem Dafoe in un ricordo che divide ancora e fa riflettere. Dalla Francia arrivano anche la black comedy “La Rançon de la Glorie” di Xavier Beauvois, “3 Coeurs” di Benoît Jacquot con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve e  Charlotte Gainsbourg (Nynphomaniac) , “Le Dernier Coup De Marteau di Alix Delaporte e  “Loin Des Hommes” di David Oelhoffen con Viggo Mortensen.

Dall’Oriente arrivano “Fires of the plain” di Shinya Tsukamoto nel quale un soldato giapponese, malato, viene abbandonato dai suoi su un’isola delle Filippine e “Red Amnesia” di Wang Xiaoshuai (Cina). Dagli States, “99 Homes di Ramin Bahrani, “Manglehorn” di David Gordon Green con Al Pacino ed il sopracitato “Good Kill” con Ethan Hawke. Il Nord Europa e la Russia sono  rappresentati da “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson (Svezia), dal documentario “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer (Danimarca) e dall’applauditissimo “The Postman’s White Nights” di Andrej Konchalovsky (Russia) ispirato alla storia vera di un postino che è l’unico collegamento tra un villaggio isolato dal mondo ed il resto del pianeta.

La Germania presenta “The Cut di Fatih Akin (Germania) che riapre la ferita del genocidio degli armeni dei primi anni del Novecento e la Turchia è in concorso con il romantico e controverso “Sivas” di Kaan Mujdeci.  Prodotti interessanti arrivano anche dalle altre sezioni del Festival con i film fuori concorso, le proiezioni speciali  e le categorie Orizzonti e Final Cut in Venice. Si confermano riusciti gli esperimenti già collaudati di “Venezia Classici”, rassegna in cui si dà spazio a film classici restaurati e documentari sul cinema ed il laboratorio di alta formazione “Biennale Collage” in cui giovani film makers in partnership con Gucci si sono cimentati nella produzione di film a basso costo. Le sezioni autonome, inoltre, hanno ospitato i registi della “Settimana internazionale della Critica” in cui sono state presentate 7 opere prime di registi esordienti e le “Giornate degli Autori” con film di registi già conosciuti sostenuti dall’ANAC e dall’Associazione 100 autori. 

In questo turbine di eventi e rassegne c’è stato, però, un regista italiano che è riuscito a sospendere per un attimo il tempo e a dare spazio alle immagini ed ai suoni di quella che possiamo a giusta ragione definire: vita vera.

Gabriele Salvatores ha dato vita, infatti, all’esperimento iniziato nell’ottobre dello scorso anno nel quale, attraverso la tv ha chiesto agli italiani di raccontare in un filmato amatoriale il “loro 26 ottobre 2013”. In questo collage di vita, 27 dei 44.197 filmati ricevuti sono stati messi insieme per raccontare l’Italia di oggi, un paese che il regista ha descritto “sofferente, ferito, ma con grande dignità, che non ha perduto il senso di comunità”. “Italy in a day è il primo social movie italiano i cui protagonisti sono mamme, papà , bambini, giovani disoccupati, pensionati, innamorati, cani, gatti. Gente comune, insomma, con l’unica eccezione di Luca Parmitano, astronauta italiano che ha inviato dallo spazio il suo giorno d’ottobre con ‘vista’ sul Mondo.

Il 6 settembre alle ore 19:00 ha inizio la cerimonia di assegnazione dei premi: sul palco un emozionatissima Luisa Ranieri invita, uno alla volta giurati e premiati. Chi si aspettava poche sorprese nei premi è stato accontentato, chi si aspettava un predominio francese visto il numero di film rappresentanti, invece no! Dopo la premiazione dei premi Venezia Classici, Opera Prima, Orizzonti e le altre categorie salgono sul palco i vincitori di Venezia 71. Il Premio speciale della Giuria è stato assegnato a Sivas di Kaan Mujdeci, il Premio per la Sceneggiatura a Tales di Rakhshan Bani-Etemad.

I riconoscimenti per i singoli attori sono stati assegnati rispettivamente  a Romain Paul per “Le Dernier Coup de Marteau” che ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni ed Alba Rohrwacher e Adam Driver vincitori entrambi della Coppa Volpi per miglior attrice/attore in “Hungry Hearts”. Il Leone d’argento è stato vinto da Joshua Oppenheimer per il suo “The Look of Silence”, documentario/testamento sulla repressione politica in Indonesia negli anni ’60. Il Leone d’argento alla Regia è stato assegnato ad Andrej Konchalowski per il suo “The Postman’s White Nights”.

Si era parlato molto del film svedese di Roy Andersson, nel quale 39 quadri surreali si legano fra loro in una profonda riflessione sull’esistenza. “The pigeon”, infatti, ha convinto la giuria vincendo Il Leone d’oro 2014 ed incuriosendo il pubblico di tutto il mondo. Andersson, dal palco, ha ringraziato i giurati e l’Italia, un paese senza il quale “probabilmente non sarebbe diventato regista”, il paese dei “Ladri di bicicletta” di quel Vittorio De Sica che lo ha fatto innamorare delle immagini, che lo ha spinto a raccontare la verità!

Il Festival del Cinema, in tutta la sua ricchezza di idee ha preparato, dunque, il campo ad un autunno ricco di ottimi film e ci ha lasciato con la speranza che il pubblico si innamori di nuovo e sempre di più delle storie “da vedere”, rigorosamente sul grande schermo!

Buon Cinema a tutti!

– Fotogrammi da Venezia: Festival del Cinema, cap. 71 – 

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