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Free minds: riscattarsi con la cultura

Free minds, nome non troppo singolare per un club volto alla promozione della scrittura e di tutte le attività che mirano alla liberazione dalla gabbia della quotidianità. Ma se le gabbie fossero reali?

Il club Free minds, nato all’interno del carcere di Washington DC, è frutto di un’idea sbocciata nel 2002 nelle menti dei giornalisti Tara Libert e Kelli Taylor, nella volontà di dare voce e speranza ai detenuti attraverso laboratori di scrittura creativa e lettura. Lo scrittore è creatore di un mondo e, perché no, anche di un nuovo destino. Il compito di un autore sta nell’offrire la possibilità di riscatto, di lasciare definitivamente il passato per volgersi verso un futuro fatto di promozione sociale, dove il pregiudizio è debellato e lascia il posto all’opportunità.

L’Italia non è sorda al richiamo benefico della cultura, obiettivo primario che i membri del club Free minds si sono posti. Anche in alcune carceri italiane, infatti, sono promossi progetti di arricchimento culturale, badando anche alla legge che prevede, per ogni istituto penitenziario, almeno la presenza di una biblioteca. Veri e propri corsi di scrittura e lettura sono tenuti da professionisti come Giampiero Rigosi, autore di romanzi gialli e noir nonché sceneggiatore.

All’inizio coloro che prendevano parte ai corsi del club Free minds avevano come unico obiettivo quello di una scrittura più chiara e sicura da utilizzare nelle lettere ai propri cari, poi è subentrata la scoperta di una possibile libertà, in un viaggio in cui scoprire se stessi e la miriade di opportunità che solo un libro, una poesia, o la semplice condivisione possono dare. Altri sessanta scrittori hanno vissuto la singolare esperienza del rapporto diretto con i detenuti italiani grazie all’iniziativa lanciata dal giornalista Marco Ferrari e dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando: laboratori di poesia, sceneggiatura e scrittura autobiografica sono ora strumento per la ricostruzione di una nuova vita, di una nuova persona.

Esempio lampante del frutto concreto di tali laboratori sta nel film Cesare deve morire, documentario basato sulla rappresentazione teatrale dello shakespeariano Giulio Cesare nel carcere di Rebibbia, diretto dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani nel 2012. E non solo! Tra le attività volte alla promozione sociale c’è la creazione di vere e proprie redazioni giornalistiche, con la nascita di periodici realizzati dalla collaborazione di giornalisti volontari che promuovono corsi per insegnare i segreti del giornale.

Free minds compie tredici anni, ed è l’ennesimo esempio di come un libro, una penna e un quaderno o la stessa condivisione comunitaria possano cambiare radicalmente vita e pensiero di una persona. Lo testimoniano le parole di un ragazzo detenuto di soli ventitré anni: «I libri che mandate mi mostrano un altro mondo e non vedo l’ora di vivere una vita migliore quando tornerò a casa. Voi avete cambiato il mio modo di pensare».

-Free minds: riscattarsi con la cultura-