Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Gennaro Morra, narratore di storie evi

Gennaro Morra: il cuore di un gigante

«Forse è un gioco troppo grande
Funambolica acrobazia
Di un saltimbanco assai spericolato
O magari è solo una favola nuova
Che ancora nessuno s’è inventato.
La voglio scrivere io questa novella
Ormai me so’ fissato».

Gennaro Morra, Capa e cesso

Il sottopalco del Teatro Bellini di Napoli si trasforma per qualche ora in un tappeto volante, proprio come quelli delle favole, per accompagnarci nel viaggio che Gennaro Morra ha immaginato per noi. Un viaggio che si muove attraverso la parola poetica de I versi della carrozzella.

Si percepisce un’atmosfera carica di attesa e di emozione e Cristina Abbrunzo ci da subito un saggio di che cosa significa lavorare al fianco di un  cuore di gigante  come Gennaro: “Mi ha scelta dicendomi che potevo riuscire a fare da moderatrice perché sapeva ci avrei messo il cuore, mi ha fatta sentire all’altezza”.

Gennaro Morra ama definirsi un narratore di storie ed ha voluto raccogliere noi tutti intorno a lui per trasportarci in un’atmosfera che ha un sapore antico, quello di quando le storie venivano raccontate intorno al fuoco ed accompagnate dalla musica. Il nostro fuoco è stato proprio lui, con i suoi versi semplici e puliti ma che in realtà fanno sentire un forte legame con la vita, riscaldando il cuore di chi li ascolta. La poesia nasce d’altra parte dal bisogno di coprire la distanza tra il mondo ed un io che lo percepisce con un’intensità ed una diversità non comuni a tutti.

I versi di Gennaro Morra non soltanto coprono la distanza tra se stesso ed il mondo ma fanno si che il mondo possa avvicinarsi e, se lo desidera, toccare con mano il suo piccolo universo

I versi della carrozzella non sono una raccolta della disabilità – precisa Cristina Abbrunzo – questo libro è per tutti, noi tutti siamo disabili chiusi nelle nostre ossessioni e paure”.

È questa, insomma, una poesia aperta a chiunque avesse voglia di indagare il senso di un’esistenza che si nutre di colori, sensazioni, musica e Napoli.

Quello che Gennaro ha con Napoli è infatti un rapporto particolare che lui stesso definisce un legame di odi et amo e che ci racconta nella sua Parthenope letta dall’attrice Mariella Lanzetta: “Ho maledetto il tuo nome / la tua irritante indolenza / ma è stato solo un attimo / un sussulto d’impotenza”. Napoli è, al tempo stesso, un ventre accogliente ricco di emozioni, colori e musica ed un pericolo costante per la carrozzella di Gennaro che non impedisce mai però alla sua mente di correre libera per trovare una parola nuova.

Ma perché la magia potesse compiersi perfettamente, Gennaro Morra ha pensato anche alla musica facendoci avvolgere dalle note degli Interno Zero, gruppo emergente partenopeo, che aprono la serata con il brano ‘Rannazione

Un brano che, come ci racconta lo stesso Gennaro, ha un significato importante in quanto è dedicato ad un caro amico, Marcello, portato via da quello che ormai sembra essere il male del nostro secolo, il cancro. Il cantante Gianluca, nonché fratello di Marcello, ci dice con voce commossa: “In ‘Rannazione diciamo che nun se more maje e persone straordinarie come Gennaro portano avanti proprio questa idea. Nella vita qualsiasi cosa ci succeda, non si muore mai.

I versi della carrozzella e il loro autore lasciano un segno profondo nel cuore di chi li incontra

Lo ricorda il giornalista Espedito Pistone che ci racconta di quanto i disabili siano scandalosi nella misura in cui ci mettono davanti alla prepotente constatazione che “siamo tutti figli dello stesso scandalo” e cioè siamo tutti disabili davanti alle difficoltà della vita. Gennaro lo ha sfidato, ricorda, a condividere il suo pane quotidiano, la scrittura. Pistone raccoglie coraggiosamente la sfida e ci mostra la sua “disabilità poetica” recitando il suo primo componimento, dedicato all’amico: “Gennaro nun corre, aspett ‘o tiemp […] Si ‘o guard ind a ll’uocchie però ce stà o’ paravise”.

E allora forse questa non è la raccolta della disabilità, non di quella di Gennaro almeno. I versi della carrozzella è probabilmente la raccolta della disabilità di tutti noi dinanzi alla vita, sempre lì più grande e più forte di noi. Come Gennaro però ognuno di noi può decidere di imparare a vivere senza odio, senza rancore:

E faje ancora capa e cesso / ma nun ‘a vuò fernì / non t’arrendi”.