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Eroica Fenice

Hai to gensō no Grimgar

Animazione: Hai to gensō no Grimgar

Molto si è scritto sul lato enigmatico della cultura orientale, riscontrabile nella fumettistica e nella corrispondente animazione. Un mercato enorme, stando ai numeri, è infatti quello dell’animazione giapponese, che racconta da sempre un mondo complesso ed affascinante.

Vi si riversa una quantità di energie immane, in grado di mantenere costantemente viva una grande varietà produttiva, capace di soddisfare tutte le fasce d’età e tutte le personalità: pochi generi principali e migliaia di sfumature e di tecniche diverse permettono la realizzazione di una vera e propria realtà in bianco e nero, non inferiore, per complessità e vastità, a quella del pubblico a cui si rivolge.

Animazione giapponese: visione di un mondo umano

Naturalmente vi sono storie che spiccano più di altre, storie che cavalcano i luoghi comuni in cerca di fama facile, storie vecchie che si trascinano, moribonde, in attesa del colpo finale, ed infine storie come “Hai to Gensou no Grimgar”, o “Grimgar of fantasy and ash”.

Questo è il titolo della serie animata che, dall’inizio di quest’anno, ha superato la metà della durata annunciata, affermandosi già dai primi episodi come un capolavoro, uno di quelli che porta, dopo infinità di produzioni scadenti, a rivalutare l’intero panorama: se il letamaio nasconde un simile diamante, allora ben venga il letamaio!

Ultimata la visione del capolavoro di turno, proprio quando si è convinti che nulla di migliore possa uscire, proprio quando la visione di serie ormai troppo longeve per essere apprezzate, con troppi stereotipi e troppe influenze reciproche, si rivela poco gratificante, ecco che compare “Grimgar, mondo di fantasia e cenere”.

Hai to gensō no Grimgar (“Grimgar, mondo di fantasia e cenere”), un’opera che, pur non introducendo nulla di nuovo, comunica alle menti disilluse quella sensazione di profonda empatia con il mondo dell’animazione giapponese, la stessa sensazione che per anni ha fatto desistere il pubblico di affezionati dalla tentazione di concludere questo capitolo della vita, la stessa che può portare nuovamente ad aprirlo.

La trama non è certo originale. Frutto della passione per i MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) essa è incentrata sull’evoluzione di una squadra formata da 6 persone, risvegliatesi prive di memoria, in un mondo fantasy dalla struttura videoludica.

Molti sono gli anime prodotti con una trama simile (per lo più di qualità scadente), tuttavia, contrariamente alla maggior parte di questi, Hai to gensō no Grimgar convince grazie ad una serie di caratteristiche: dapprima una equipe di doppiatori giapponesi eccezionale (tanto da consigliare la visione in lingua originale, anche a chi non sia abituato ai sottotitoli); seguita da una ricerca grafica squisita, una definizione dei personaggi “attenta” che coinvolge man mano che la storia li porta ad evolversi; ed infine, vera ciliegina sulla torta, l’inconcludenza.

Hai to gensō no Grimgar e il pregio dell’inconcludenza

La storia prosegue e basta, non necessita affatto di un termine ultimo che sia al contempo giudice e condanna della vicenda,  di un obiettivo finale che guida lo svolgimento della trama o di un sentiero che questa debba per forza percorrere. Non deve esservi alcuno scopo nello scorrere degli eventi, se non la mancanza assoluta di scopo. Mancanza che non deve, tuttavia, essere esplicitata mediante sofisticherie intellettuali, ma mediante quella sottile sensazione di leggerezza e tranquillità che deriva da una visione fantastica, in cui non ci si potrà mai immedesimare. La vita è ben più complessa di come viene presentata, ma in tale immagine si può appagare quel lato giovanile ed idealista del nostro animo, che pensa che le cose possano ancora procedere limpidamente, le soluzioni venire alla luce immacolate e l’intero percorso delle nostre vite risolversi, semplicemente, in una ridente giornata di sole.

Seppur in situazioni tristi, drammatiche o ambigue, laddove il velo che separa giusto e sbagliato è sottile, permane sempre un’estrema fiducia nella vita, in quel qualcosa di indeterminato e confuso, inconcludente, ma che ci trascina avanti, che si sia coscienti o meno.

Ci sono personaggi che si affrettano a tenere il passo, personaggi che rimangono indietro e devono essere recuperati, aiutati dagli altri, personaggi dalla mente leggera ed impulsiva che sono naturalmente disposti a quel ritmo, ma tutti, ad ogni modo, inseguono quella cosa fatta di fantasia e cenere, quella cosa piena di contraddizioni, dispotica a volte, ma assolutamente onnipotente.

È in questa celebrazione della vita, così ipnotica, che risiede il pregio maggiore di “Hai to Gensou no Grimgar”, ed è per questo motivo che l’opera si mostra degna di esser vista e di librarsi al di là del limbo dell’animazione in serie, ogni giorno più banale, stagnante e più attratta da squallidi clichés.

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