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Eroica Fenice

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“Imagine The Possibilities”, il nuovo spot di Barbie

What happens when girls are free to imagine they can be anything?Cosa succede quando le ragazze, le donne, sono libere di immaginare di poter essere, o meglio diventare, qualsiasi cosa? Sembrerebbe una campagna pro femminismo, l’inciso di una canzone scritta tanti anni fa ma ancora così attuale. Si tratta invece dello slogan che apre la nuova pubblicità del marchio Mattel, Imagine The Possibilities, un tassello in più che ridimensiona e trasforma l’icona della Barbie che l’azienda sta tentando di far ripartire da zero, al passo con i tempi, verso una meno stereotipata visione della donna, proprio attraverso il simbolo secolare dell’infanzia di una bambina. Lo spot si svolge in diverse ambientazioni veritiere, un’aula universitaria, uno studio veterinario, una sala d’attesa di un aeroporto; sotto l’occhio divertito e stupito degli alunni a presiedere la lezione del giorno non c’è un adulto, ma una piccola professoressa, così come a visitare il cane di un cliente è una dottoressa forse di sei anni che ne annuncia la diagnosi, oppure ancora una bambina che fa in maniera credibilissima le veci di una tosta allenatrice di rugby di fronte ad una squadra di omoni.

La Barbie: simbolo stereotipato di una donna in carriera?

Erano allora gli anni Sessanta quando la Barbie entrò a far parte del mercato dei giocattoli, cambiando la prospettiva di gioco di una bambina, che così poté attraverso la propria bambola immedesimarsi in qualsiasi donna volesse, soprattutto sotto il profilo professionale, imparare appunto attraverso il divertimento ad essere indipendente, adulta. Nel corso degli anni però l’aspetto di una Barbie, così come nella sua accezione negativa, ha sempre costituito paradossalmente l’anti-riflesso della donna in carriera ed emancipata, tra i cui motivi una fisicità perfetta e quindi irreale, o il cliché usato nel linguaggio moderno che l’avvicina ad una donna priva di spessore, un po’ “tonta”. La nuova campagna invece promette di ricominciare da un ribaltamento di tale filone, non solo partendo dall’innocente gioco di una bambina con la sua bambola, ma anche cercando di far arrivare un messaggio positivo e di rimando: ogni piccola donna può sin dal semplice gioco (lo spot dice ancora: “when a girl plays with Barbie, she imagines everything she can became“) far sì che il proprio sogno diventi realtà in età adulta, sapere tramite esso di avere infinite possibilità di essere in futuro “qualsiasi cosa”, appunto.

Non manca di notare, ovviamente, quanto tale campagna pubblicitaria della Mattel punti con questo, se vogliamo, “rivoluzionario” rilancio della bambola più famosa al mondo, a distaccarsi dalle critiche più negative che hanno da sempre accompagnato il marchio, proprio perché si tratta di un gioco. In special modo critiche comuni non solo mosse verso una perfezione fisica o una perfezione nell’aspetto – ad esempio data dalla possibilità di cambiare look – ma verso una perfezione in generale che è alimentata dalla scia commerciale della bambola (film, libri, etc.), che rischia di far crescere una bambina credendo di non poter essere “abbastanza” per poter eguagliare la vita della sua Barbie, piuttosto che incrementare l’autostima fin dall’infanzia. Certo è che, nonostante l’apparente intento, valido ed entusiasmante, ancora di più per una bambina, stiamo comunque parlando di una campagna pubblicitaria a livello mondiale, e con questa nuova rotta il significato di una Barbie, oltre il gioco, potrebbe lo stesso rimanere bloccato in questi anfratti.

Ilaria Casertano