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Eroica Fenice

Irrational man

Irrational man, tutta la filosofia di Woody Allen

Irrational man, 44° film di Woody Allen, è l’ennesimo tentativo dell’acclamato autore newyorkese di raccontare una storia di delitti e casualità. Già con Crimini e misfatti (1989) e il più recente Match point (2005) Allen si è dimostrato interessato a questi temi.

La storia di Irrational man è semplice: in un facoltoso college americano la routine è spezzata dall’arrivo dell’affascinate professore di filosofia Abe Lucas (Joaquin Phoenix) che attira le attenzioni di colleghi e allievi con i suoi modi anticonformisti e la sua depressione cronica. Nonostante i palesi problemi relazionali, Abe si lega prima ad una professoressa di chimica (Parker Posey), poi alla giovane e sveglia allieva Jill (Emma Stone), la quale si dimostra interessata al suo lavoro. La svolta esistenziale per Abe avviene quando, proprio grazie a Jill, ascolta per puro caso una conversazione in una tavola calda. Comprende immediatamente che chi parla ha un conflitto legale da affrontare e decide, grazie a una vera e propria epifania, di soccorrere questa persona programmando un’azione drammatica e violenta.

Questa svolta arriva forse troppo tardi nel film. L’incipit è lento e prevedibile e lo spettatore si concentra nei primi venti minuti a studiare la pancia di Joaquin Phoenix, eccessivamente gonfia a causa dell’abuso di alcool e quasi ipnotica. In seguito però la trama decolla e i personaggi si ritrovano a combattere contro i sensi di colpa e la casualità dell’esistenza.

Irrational man, tutta la filosofia di Woody Allen

Allen non è l’unico a considerare il delitto perfetto quello senza movente ma non dimentica che nella vita esiste anche il caso, che in questo film agisce quasi come giustizia divina. Potrebbe sembrare quasi blasfemo parlare di “divino” per Allen, ateo convinto, ma con una serie di piccole coincidenze e azioni/reazioni dei personaggi l’autore fa cadere tutte le certezze di Abe e lo intrappola in una morsa dalla quale difficilmente potrà uscire. L’unica verità che non riesce a confutare, espressa proprio attraverso il personaggio del professore, è che la filosofia è impraticabile nella vita; tutti i concetti che egli insegna durante le sue lezioni si dimostrano avulsi dal mondo reale. Pur sentendosi un superuomo, al di sopra di ogni categoria morale, esso comprende lentamente che le giustificazioni per la sua colpa perdono, con il passar del tempo, la propria forza.

In una delle scene più leggere del filmJill sceglie come ricompensa di un gioco a premi una torcia e Abe si prende gioco di lei, definendo “pratica” la sua scelta. La torcia, oltre a far luce effettivamente sulla realtà, si trasformerà in oggetto al servizio del caso. Abe, determinato a migliorare il mondo a qualunque costo, rischierà di essere vittima della sfortuna e di perdere ogni sua certezza.

Allen, sempre attaccato al mondo borghese della classe medio alta, continua a sfornare un film all’anno cambiando di poco quello che ormai è considerato il suo marchio di fabbrica. Sicuramente grazie al suo genio sarebbe capace di rinnovare la sua filmografia. È per questo che ogni anno (o film) che passa si può avere l’impressione che abbia volontariamente aderito ad un preciso modo di fare cinema (personale e riconoscibile, questo va detto) che non gli permetterà mai per assurdo di sbagliare, poiché gli spettatori potranno sempre orientarsi all’interno del suo mondo-cinema.

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