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Eroica Fenice

La Jacqueline di Dante e la letteratura

Lo scorso 3 settembre, esattamente un mese fa, ci lasciava una studiosa di Dante, di non comune capacità critica e finezza intellettuale: Jacqueline Risset.

Il ricordo della sua recente scomparsa mi ha spinto a scrivere questo articolo, in primo luogo, per rievocare, sia pur fugacemente, la poliedrica figura della Risset, originale poetessa, critica letteraria, acuta studiosa di Dante, giornalista d’avanguardia, intellettuale, – ben nota al mondo accademico italiano e francese, ma il cui nome, forse, non dice nulla ai non “addetti ai lavori”-.

La figura di questa studiosa ha evocato, nella mia mente, una congerie di pensieri. Ve ne propongo qualcuno, alla spicciolata, fors’anche disordinatamente, ma, di certo, senza alcuna pretesa, spinta dal semplice piacere di condividere qualche riflessione.

Tra i lavori più importanti della Risset, oltre ad alcune monografie su Dante (come Dante scrittore e Dante. Una vita), si annovera la traduzione, in francese, dell’intera Divina Commedia: una vera e propria fatica, durata ben otto anni di alacre lavoro. Questo m’ha fatto riflettere; se non altro, ha evidenziato una strana aporia.

Viviamo nel paese di Dante; eppure il padre della letteratura italiana rischia di essere esiliato dall’Italia, non solo perché, di fatto (e, forse, inspiegabilmente), Dante viene studiato sempre meno. Si ricordi  per esempio che, poco meno di due anni fa, “Gherush92”, un’organizzazione di ricercatori e professionisti, che ha la funzione di consulente speciale, presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, avanzò formale proposta di eliminazione dello studio della Divina Commedia dai programmi scolastici.
D’altro canto, il fatto che la traduzione francese della Commedia abbia avuto un così grande successo di pubblico non fa che evidenziare l’importanza della Commedia stessa, concepita come fondamentale anche al di fuori dell’alveo letterario e culturale, entro il quale e per il quale è nata.

Ma Jacqueline Risset va ricordata anche come colei che ha saputo trasmettere alla cultura europea la forza e l’importanza della letteratura, credendo fermamente nel legame – spesso percepito come sfuggente ed utopico – tra la letteratura e la modernità.

Spesso si crede che la letteratura sia avulsa dalla realtà, come se facesse parte di un vacuo ed inutile ingranaggio autoreferenziale. Ma, al contrario,  la letteratura non è fatta di impalpabili, vane parole, destinate ad essere spazzate via dalla mannaia del tempo: la letteratura ci dà la possibilità di colmare distanze impensabili e di percorrere sentieri altrimenti impraticabili; la letteratura è la tempra di cui ha bisogno la lama del nostro pensiero, perché possa distendersi, libero da disfattismi e pregiudizî; la letteratura è lo strumento che affina piacevolmente la nostra capacità di riflettere e ci insegna comprendere il mondo; la letteratura è il caleidoscopio che ci consente di vedere le diverse sfaccettature della realtà; la letteratura è un mare magnum di sapienza e sentimenti, che ci ricorda chi siamo e solletica la nostra mente a pensare a dove vorremmo andare.
La Risset ha fatto, di queste convinzioni, la direttiva della propria esistenza. E, del resto, “ogni civiltà […] si misura proprio da cose come l’arte e la letteratura.” (J. Risset, cit.)

La Jacqueline di Dante e la letteratura.

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