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Eroica Fenice

La storia di un Caravaggio in soffitta

Immaginate, come se foste i protagonisti di un film, di possedere una casa con una soffitta inutilizzata e di scoprire per puro caso che questa soffitta nasconda un capolavoro scomparso di uno dei pittori più apprezzati e famosi del XVI secolo.

Ora immaginate che questa sia una storia vera e che l’artista in questione sia Caravaggio. Può sembrare incredibile oltre che inverosimile, invece è accaduto a Tolosa, nell’aprile del 2014, quando i proprietari di una casa della campagna francese, infastiditi da una banale perdita d’acqua e tentando di risolverne i danni,  fanno una scoperta eccezionale: nascosta tra oggetti futili e cianfrusaglie varie, dietro una porta chiusa in soffitta, trovano una tela raffigurante la scena biblica di Giuditta che decapita Oloferne, rimasta nascosta nello stesso posto per oltre 150 anni e tenutasi fortunatamente “in uno stato di conservazione eccezionale”. La scoperta è stata resa nota solo pochi giorni fa, quando l’esperto Eric Turquin, che l’ha studiata durante questi due anni, l’ha presentata al pubblico affermando che si tratti senza dubbio di un’opera del maestro da Merisi.

La storia del dipinto di Caravaggio

La tela rappresenta un soggetto già realizzato da Caravaggio nel 1559, la Giuditta e Oloferne conservata presso la Galleria di Arte Antica (Palazzo Barberini) a Roma. Quella ritrovata in Francia sarebbe una “sorella” realizzata qualche anno dopo, tra il 1604-1605, durante il periodo che l’artista trascorse a Napoli. La sostanziale differenza tra le due opere sta nella posizione e nell’espressione di Giuditta, vestita di nero piuttosto che di bianco e con lo sguardo gelido e frontale rivolto verso gli spettatori. Anche se sono in corso altri accertamenti per decretarne l’attribuzione definitiva, l’ipotesi sarebbe confermata  dalla storia del dipinto e da una testimonianza estremamente importante. Il pittore e amico di Caravaggio Louis Finson ne realizza infatti una copia pressocché identica, citando la stessa opera di Caravaggio nel suo testamento. La copia di Finson è attualmente proprietà della Banca San Paolo ed è esposta a Palazzo Zevallos di Napoli, da diversi anni importante polo artistico della città.

Il fatto che l’opera di Finson si trovi a Napoli, rafforzerebbe il legame del dipinto con la città  e confermerebbe che il maestro l’abbia realizzata proprio qui. Per questo sarebbe magnifico poterla osservare accanto alle altre tele del Caravaggio presenti a Napoli: la Flagellazione di Cristo, al museo di Capodimonte, le Sette opere di misericordia, a Pio Monte della Misericordia e quello che noi conosciamo come l’ultimo capolavoro del maestro, il Martirio di Sant’Orsola, conservato proprio a Palazzo Zevallos. Ma la storia, anche quella di una tela, a volte percorre  strade e sentieri inaspettati. L’ultima notizia che abbiamo sulla presunta seconda versione di Giuditta e Oloferne risale a quando il dipinto era proprietà di Finson. Ad un certo punto se ne perdono le tracce, che portano quattrocento anni dopo ad una polverosa soffitta del sud della Francia.  Come è arrivata la tela fino a lì? A quanto pare un antenato dei fortunati proprietari del dipinto era un ufficiale dell’esercito napoleonico che prese parte alle campagne militari in Italia,portando con sè il quadro una volta tornato a casa. Probabilmente è stato nascosto per evitare che venisse rivendicato o che dovesse essere restituito. A conti fatti, poco importa attualmente,la cosa davvero importante è stata  infatti ritrovarlo in perfetto stato dopo così tanto tempo, assolutamente per caso. 

Cosa succede adesso al quadro di Caravaggio

La Francia non ha perso tempo ed il dipinto è stato, come si può ben immaginare, immediatamente dichiarato “tesoro nazionale” dal Ministero della cultura francese, che ha stabilito il divieto assoluto di esportarlo per i prossimi trenta mesi. Questo tempo servirà agli esperti dei Musei di Francia per compiere ulteriori indagini ed accertamenti, ma soprattutto al museo del Louvre che ha intenzione di organizzarsi chiedendo fondi a sponsor e mecenati per realizzare il suo prezioso acquisto.  Se il dipinto risultasse definitivamente originale, infatti, avrebbe un valore stimato intorno ai 120 milioni di euro!  Se dopo i due anni e mezzo stabiliti non ci dovesse essere nessuna offerta, la tela potrebbe essere acquistata in tutto il mondo.

Una notizia questa, in definitiva, assolutamente straordinaria che aggiungerebbe un altro tassello inestimabile al nostro immenso, commovente patrimonio artistico.

 

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