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Eroica Fenice

L’antica Sibari sommersa dal fango: l’appello di politici e studiosi per scongiurare la sua scomparsa

Lo scorso 18 gennaio il Crati rompeva gli argini ed esondava, devastando con la sua piena le antiche vestigia conservate nel parco archeologico di Sibari: cinque ettari di scavi sono stati completamente travolti dall’ondata di fango, con danni al patrimonio archeologico incalcolabili.

Cronaca di un disastro annunciato.

Gli scavi dell’area archeologica dell’antica Sybaris rischiano di essere per sempre cancellati dopo la devastante alluvione del Crati avvenuta subito dopo la metà di gennaio, quando un massa di acqua fangosa ha quasi interamente ricoperto tutto il perimetro degli scavi riportati alla luce nel corso dei secoli dagli archeologi. Sibari in poche parole al momento è intrappolata nel fango: mosaici, cortili, necropoli, persino il teatro, a malapena se ne scorgono parti di colonne e porzioni di pareti. Un patrimonio inestimabile che rischiamo di perdere, lasciando un vuoto incolmabile nella storia e nell’arte del nostro Paese.  La catastrofica inondazione è avvenuta secondo gli esperti a causa di una rottura di un argine verso la foce del Crati, dopo due giorni di pioggia violenta e ininterrotta. Ma all’ingrossamento della  portata delle acque ha senz’altro contribuito la creazione di nuovi agrumeti più a monte, che di fatto hanno formato una barriera per il deflusso delle stesse. Da questa serie di concause, senza tralasciare la colpevole mancanza di manutenzione estiva delle sponde del Crati, da parte dell’amministrazione del comune di Cassano allo Ionio, proviene  il disastro che ora è sotto gli occhi di tutti.

Al lavoro le pompe idrovore e i Vigili del Fuoco.

Alacremente e con turni massacranti da più di una settimana ormai sono al lavoro le squadre dei Vigili del Fuoco che stanno poco alla volta aspirando l’acqua e il fango dal sito, tuttavia cercando allo stesso tempo di mantenere un filo di acqua per evitare che il fango diventi secco troppo bruscamente, rischiando in questo modo di intaccare irrimediabilmente gli intonaci e le tessere di mosaico: altrimenti  ai danni già visibili causati dalla furia del Crati si aggiungerebbe così anche la beffa di un intervento di salvataggio dei reperti davvero poco riuscito. A questo delicato problema si sta cercando di porre rimedio grazie all’intervento di tecnici specializzati in materia sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica di Cassano allo Ionio.

L’appello del sindaco e degli studiosi.

L’amministrazione del comune calabrese, così come la stampa locale, si sono messe subito all’opera diffondendo la notizia e diramando appelli, seppure le loro parole all’inizio sono cadute nel vuoto e nella pressoché totale indifferenza da parte delle istituzioni e dei grandi organi di informazione: è un dato di fatto che la notizia dell’alluvione che ha interessato il parco archeologico di Sibari ha trovato risalto soltanto nel l’edizione serale del tg1 di mercoledì 31 gennaio. Tuttavia grazie al suo disperato appello il sindaco Giovanni Capasso, essendosi rivolto mediante una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha alla fine trovato qualcuno disposto ad aiutarlo: il ministro  per la Coesione territoriale Fabrizio Barca ha telefonato dodici giorni dopo l’evento ribadendo l’attenzione posta dal Governo nazionale al caso in questione, con la promessa di inviare tecnici specializzati per successivi sopralluoghi sul sito di Sibari. Cosa che infatti è avvenuta piuttosto recentemente: insieme alla Sovrintendente della Regione Calabria Simonetta Bonomi si è recato  l’assessore regionale alla cultura Mario Caligiuri, dichiarando in tale occasione che per il ripristino del sito archeologico di Sibari saranno stanziati 21 milioni di euro.

Questo ultimo avvenimento di cronaca, quanto mai drammatico per il nostro patrimonio storico artistico e paragonabile per entità ai recenti crolli avvenuti agli scavi di Pompei, è purtroppo un’amara risposta alle appassionanti frasi pronunciate da Salvatore Settis, l’illustre archeologo ospite del programma di Fabio FazioChe tempo che fa“: dove una nazione come la nostra non tutela i nostri veri beni comuni come agricoltura, storia, cultura, territorio e paesaggio, così come è indicato nella nostra carta costituzionale, è davvero questa la fine e lo sfacelo che ci meritiamo?

(credit photo : www.ilquotidianodellacalabria.it)