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Eroica Fenice

Le Origini

Per voi, Vista dalla finestra a Le Gras” di Joseph Nicéphore Niépce, 1826 (museo di Mannheim)

Per l’Uomo, la prima fotografia del mondo.

Il nostro risveglio, l’ho immaginato così.

 

 

 

Neo: “Mi fanno male gli occhi”
Morfeus: “Perché non li hai mai usati.”
(Matrix)

Chi siamo?

Da dove veniamo?

Qual è il nostro posto?

Quante volte abbiamo aperto gli occhi dimentichi del passato per cominciare una vita nuova?

Continuamente terminiamo una delle nostre esistenze per cominciarne un’altra giusto il giorno dopo. Alcuni trovano un lavoro, altri diventano genitori; ad altri ancora basta un taglio di capelli.

Ma, per ognuno di noi, nel proprio piccolo, ogni notte è una morte; ogni risveglio, un venire al mondo.

Ogni volta riaprire gli occhi è faticoso: la luce del Sole ferisce le nostre pupille abbagliandoci. Ci rende impossibile la vista immediata di ciò che ci circonda, ci lascia scombussolati come neonati appena emersi da uno stato di profondissima quiete e gettati in un mondo di rumori ignoti.

Ma è solo la luce di un nuovo inizio.

Non è per l’essere umano l’inferiorità.

Benché costantemente egli sia colto da frustrazioni e paure, è sempre sua la scelta finale. Egli decide per sé. Sceglie cosa vuole essere, come vuole essere e cosa fare per diventarlo.

Anche la rassegnazione è una scelta e, quando la si riesce ad ottenere volontariamente, è essa stessa una vittoria.

“Che ruolo avrebbe, allora, la Morte?”

Io credo che la Morte sia un ponte (o un vascello per i più avventurosi): può porre un limite alla fisicità dell’uomo, ma non è capace di cancellare la traccia che egli ha lasciato dietro di sé; una scia di idee, emozioni, sentimenti. Quella scia luminosa che alcuni chiamano Anima.

Costantemente cambieremo noi stessi per divenire noi stessi.

Costantemente sorgeremo e tramonteremo di nuovo.

Ma altrettanto costantemente porteremo con noi le nostre origini, le sole che sanno ricordarci la nostra natura di esseri umani.