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Eroica Fenice

Royelles

Le Royelles: le bambole super-eroine e diverse

Circa un anno fa alcune mamme inglesi avevano lanciato l’hashtag #toyslikeme sui social network dando vita ad una campagna virale di solidarietà e umanità avente lo scopo di creare giocattoli e bambole che avessero menomazioni e evidenti difetti fisici simili a quelli dei loro bambini. Giocattoli, quindi, in cui i bambini potessero ritrovare sé stessi, con tutte le loro imperfezioni: i genitori di bambini con disabilità erano poi stati invitati a postare idee per giochi e giocattoli con difficoltà fisiche. Le foto postate erano state tante e commoventi tanto che le ideatrici del progetto avevano chiesto alle aziende produttrici di giocattoli di realizzare questi progetti artigianali e originali di molti volontari e genitori o almeno di ispirarvisi per immettere sul mercato prodotti più vicini alle esigenze di tanti bambini “diversi” ma non per questo meno importanti.

Le Royelles: un progetto di Mùkami Kinoti Kimotho

Il progetto delle bambole Royelles sembra voler percorrere una strada affine a quella non solo di Toy like me, ma anche quella di Mighty Dolls dell’artista canadese Wendy Tsao (che aveva dato alle note bambole Bratz il volto di donne famose per la loro cultura, professionalità e importanza nel mondo scientifico e letterario) e di Tree Change Dolls di Sonia Sigh (che aveva struccato le stesse bambole ridisegnando volti e realizzando vestitini così da renderle più simili alle bambine che vi giocavano).
Ideate dalla fashion designer e imprenditrice sociale Mùkami Kinoti Kimotho (nonché mamma della piccola Zara), le Royelles sono 13 bambole interamente realizzate a mano (dai disegni ai modelli stampati in 3D) dalle fisicità e vestiario diversi, ispirate a donne vere come nonne o atlete. Secondo la Kimotho le mamme americane spendono ogni anno circa 5 miliardi di dollari in bambole, mentre le mamme afroamericane spendono circa 300 milioni di dollari e più per le stesse bambole che però, secondo alcune statistiche, hanno un impatto negativo sulla loro immagine.
«Mia figlia  Zara a soli 4 anni mi disse di non sentirsi bella come i suoi amici».
Proprio notando (dopo 2 anni di lavoro e tante ricerche e incontri con tantissime mamme) che si trattava di un problema esistente non solo nella comunità di colore, Mùkami ha pensato di realizzare questi “avatar” come lei stessa ama definire le Royelles, bambole diverse dagli standard in commercio, modelli che riflettessero le diversità di colore, cultura, fisico e abilità. Avatar perché  ognuna ha una propria personalità, storia e missione.
Come Teti, mamma single di 3 bambini e scrittrice di successo,  che non rinuncia alla sua famiglia ma che persevera nel mettere il suo talento al servizio della comunità, un omaggio alla mamma dell’artista. O Tanni, ballerina classica con due protesi alle gambe: i suoi limiti fisici non le impediscono di portare avanti i suoi sogni.
O come Mara donna guerriera che affronta la vita con fierezza e coraggio, cui sarà ispirata la prima libea di bambole progettata dalla Kimotho.

#MillionRoyellesMillionGirls: una delle Royelles per tutte le bambine

Dalla vendita di queste bambole (lo del costo di 99 dollari), l’imprenditrice, infatti, sta cercando di raccogliere 100.000 dollari per produrre la prima linea di bambole, Mara-The Warrior Princess, dedicata alla giovane Mara che sta per diventare il primo comandante donna africano Fiercest. Un esempio da seguire quello di Mara, secondo la Kimotho, perché- incarna tutte le caratteristiche della leadership femminile e dimostra a tutte le ragazze che ognuna  può fare la differenza e lasciare un proprio segno nel mondo.
Non solo Mara ha bisogno del supporto di chi come lei crede nella forza e nella costanza femminili: i proventi derivanti dalla vendita delle Royelles sono destinati anche a programmi di empowerment femminile come Emerging Girls e GirlsGovm allo scopo di far crescere il potenziale delle bambine nell’ambito delle discipline STEAM che aiutano gli studenti a pensare criticamente e avere un approccio tecnologico e immaginario o creativo verso i problemi reali, associando materie quali scienze, tecnologia, ingegneria e matematica all’arte in modo da aggiungere quel pizzico di irrazionalità ad un sistema ordinato rigidamente. Come per dire: anche le bambine possono abbracciare una carriera scientifica e svolgere professioni spesso ritenute maschili.
Un nuovo modo di pensare, quindi, alla femminilità e alla regalità femminile dalla cui idea l’artista ha tratto anche il nome del progetto, ridefinendone i significati: non disprezzare o peggio rinnegare le proprie origini, ma sentirsi regine e padrone della propria vita e dei propri sogni, nonostante le differenze culturali o etniche. Perché è la diversità il vero super potere.
Per sostenere la campagna #MillionRoyellesMillionGirls e donare un milione di avatar ad un milione di bambine si può  andare su questo sito: ogni 100 dollari sarà donata una bambola ad una bambina bisognosa.