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Eroica Fenice

Leonardo Di Caprio e la corsa verso l’Oscar

Viene considerato un grande attore, soprattutto nello star system hollywoodiano, colui che anche con un solo film e in un sol colpo, campione di incassi o icona esaltata dalla critica, riesce ad entrare nell’Olimpo degli intoccabili, nonostante sia solo una promessa, nonostante sia solo una meteora. Invece la differenza tra questo e il vero grande attore è che quest’ultimo è colui che attraversa una carriera decennale partendo dal basso, che accresce la propria bravura e migliora costantemente, essendo riuscito a mantenere con gli anni e con la perseveranza ciò che pochissimi giovani attori riescono ad ottenere, ossia un posto sicuro tra quelle alte schiere; Leonardo Di Caprio fa parte senza dubbio di questa seconda categoria.

Neanche maggiorenne partecipa a diversi spot e serie televisive (come non ricordare la sua partecipazione a Genitori in blue jeans), per poi varcare le soglie del grande cinema all’inizio degli anni Novanta con Voglia di ricominciare accanto ad un giovanissimo Robert De Niro. Seguono celebri titoli come Buon compleanno Mr. Grape, Pronti a morire, o la versione cinematografica del Romeo e Giulietta di Baz Lurhmann, fino a raggiungere la consacrazione con Titanic. Fino ad allora, e ancor di più negli anni successivi, provare ad identificarlo solo come un capace attore distinguendolo dal ruolo di bel divo di successo era piuttosto difficile, il tipico caso in cui la bellezza e il fascino causato da una identificazione standard da attore americano occupa probabilmente un posto privilegiato in cui è complicato apprezzarne solo la bravura. Gli anni Duemila però, e il fortunato idillio con Martin Scorsese (The audition e The devil in the white city sono i nomi dei prossimi progetti di Di Caprio e del regista insieme), riscoprono l’esigenza di uniformarsi al cinema e di crescere ulteriormente: i ruoli migliorano, in ogni film da Gangs of New York a The Departed, da The Aviator e Shutter Island, Di Caprio assume le sembianze di un grande attore, un attore definito tale non necessariamente per i premi vinti, la fama e il consenso, che non gli mancano, ma l’abilità di crescere professionalmente ad ogni prova, come se guardando ogni film a cui ha partecipato (sempre da protagonista ma non solo: difficile non far caso alla sua breve interpretazione in Django Unchained di Tarantino) ci fosse qualcosa in più tanto da meritarsi davvero quest’appellativo.

Di Caprio e l’Oscar: battaglia conclusa?

Eppure per renderlo un grande attore a tutti gli effetti, quel famoso star system gli impone di conquistare riconoscimenti e premi, ottenere l’approvazione concreta. Di nomination all’Oscar ne ha avute tante, e soprattutto negli ultimi anni la mancata vittoria di questa agognata statuetta ha creato intorno alla sua figura un alone quasi paradossale, rendendo il confine tra attore e grande attore quasi una questione di principio. Se lo è per il pubblico che l’avrebbe voluto vedere vincitore tante volte – pensiamo a J. Edgar, Blood Diamond, the Wolf of Wall Street, Il grande Gatsby – chissà cosa significherebbe per lui poter essere consacrato definitivamente, ponendo fine a questo calvario, anche se nelle ultime dichiarazioni ha sottolineato che lo scopo di fare film non è quello di ottenere riconoscimenti, ma essere partecipi delle forti motivazioni che spingono a girarlo.

Forse il 2016 è l’anno giusto per Di Caprio, tant’è che dopo la recente vittoria ai Golden Globe per The Revenant – Redidivo (qui la recensione), è arrivata da poco la nomination ai prossimi Oscar come miglior attore protagonista. Sarà la volta buona?

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