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Eroica Fenice

Lettera a D

Lettera a D. Storia di un amore

Lettera a D. è un meraviglioso libricino che in poco più di cinquanta pagine insegna l’amore.

A darvi lezioni sarà André Gorz, un giornalista e saggista francese, morto suicida insieme alla moglie Dorine, un’attrice inglese ormai provata da una malattia degenerativa e alla quale è  dedicato questo piccolo capolavoro, ultima sua opera. In queste poche righe Gorz ripercorre i momenti salienti di una storia d’amore lunga cinquantotto anni, ed ammette di non aver sempre tenuto Dorine nella giusta considerazione. Così il libro diviene un saldo a un amore al quale per troppo tempo non è stata data la giusta importanza, sebbene tutti gli scritti dell’autore, così diversi da quest’ultima opera, siano impregnati dell’essenza della moglie.

Lettera a D. è un’opera pubblicata postuma; la morte dei due coniugi è avvenuta nella loro casa ottocentesca di Vosvon, a seguito di un’iniezione letale, nel 2007. Occorre continuare a parlare di questo scritto a distanza di otto anni poichè il piacere, l’attrazione, l’infatuazione vengono continuamente scambiati per sentimenti supremi. L’amore tra Dorine e André (il cui vero nome è Gerhart) è un amore ostacolato: l’autore racconta che sua madre, avvisata dell’intenzione dei due giovani di sposarsi, gli mandò al posto dei documenti necessari un esame grafologico attestante l’incompatibilità di caratteri dei promessi sposi.

André scriverà meravigliose parole d’amore: ”Volevo che tu mi raccontassi la tua infanzia nella sua banale realtà”. Quando avrete terminato la lettura di Lettera a D.,testo denso di dichiarazioni d’amore alla donna di una vita, (“Tu ti sei data tutta per aiutarmi a diventare me stesso. La dedica che ho scritto nella tua copia dice:  A te detta Kay che, dandomi Te, mi hai dato Io ”) non potrete far altro che desiderare un amore così e magari rivalutare quello che state vivendo.

Testimonianza di un amore che va oltre l’attaccamento alla vita, oltre l’epoca stessa in cui si snodano le vite dei protagonisti. Il libro si apre e si chiude con la stessa dichiarazione, fatta eccezione per poche parole che differiscono nei tempi verbali: ”Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie ”. A queste parole che chiudono il libro, se ne aggiungono altre: ”La notte vedo talvolta la figura di un uomo che, su una strada vuota e in un paesaggio deserto, cammina dietro un carro funebre. Quest’uomo sono io. Sei tu che il carro funebre trasporta. Non voglio assistere alla tua cremazione, non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri.’ […] Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme” .

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