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Eroica Fenice

Letture per l’Estate: “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”

Nel novembre del 1963 Einaudi esponeva nelle librerie di tutta Italia la nuova creatura di Italo Calvino“Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”. Protagonista è, appunto, Marcovaldo: dal nome quasi medievale, quest’uomo è un manovale dalla famiglia numerosa che, per sbarcare il lunario, scarica e carica cassette per una ditta otto ore al giorno. Lo sfondo è una città nel pieno del boom dell’industrializzazione. Mai specificata, è LA città per antonomasia; artefatta, imponente, opprimente.

“In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista d’una serie di favole moderne.”

Ancora una volta, Calvino racconta una storia “a puntate”: venti novelle, ognuna dedicata a una stagione, raccontano cinque anni di vita di Marcovaldo. Seguiamo con cadenza di tre mesi, quasi come se la nostra fosse una visita psicoanalitica, quest’uomo che si barcamena tra il costante desiderio di avvicinarsi alla Natura e la città divoratrice.

Potremmo dare, oltre che una schematizzazione dell’opera nel complesso, anche una schematizzazione tipo per tutte le novelle:

1) osservazione della natura e dei suoi mutamenti stagionali, 2) il desiderio di un ritorno a uno stato di natura, 3) esito deludente.

Sembra il copione di uno sketch comico dove il protagonista cerca di interagire con qualcosa, ma o ne viene sopraffatto oppure è messo davanti alla possibilità di doverlo fare, come Charlie Chaplin in “Tempi Moderni”, ma talmente è scarsa una corrispondenza, un’aderenza, e tanto grande è lo spazio che allontana l’uomo dal fenomeno, che l’esito sarà sempre negativo.
Potremmo dire che è una condizione comune a tutti gli uomini che non riescono a interfacciarsi con una realtà come quella della città nel pieno del boom economico, e questo porta alla ricerca di uno stato primitivo, più vicino alla propria anima e, in un certo qual modo, gestibile perché conosciuto. Ma, in Marcovaldo, non è così. La corrispondenza tra un uomo e la natura si annulla nel momento in cui l’uomo cerca di interagire con essa che, troppo forte e indomabile, lo sovrasterà sempre.

Marcovaldo, oltre una spiccata e voluta voglia di aderire alla Natura, capisce che per non dover sopportare i meccanismi artificiosi della città, può raggirarli, e lo fa con i mezzi naturali, ma purtroppo, ancora una volta, l’esito sarà negativo.

Calvino compie un’opera straordinaria nella manciata di circa cento pagine. Questo libro dimostra di essere adatto ai più grandi e anche ai più piccini che tra un bagno e l’altro, quest’estate, potranno divertirsi a seguire le disavventure di un uomo comune, un uomo vicino a tutti noi ovvero Marcovaldo, il nostro compagno nelle afose giornate estive.

Qui riportato un adattamento per la televisione nel 1970.

Naomi Mangiapia

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