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Eroica Fenice

Van Gogh

Luce e oscurità dei Van Gogh ritrovati

Ha esaltato appassionati, artisti e operatori del mestiere la notizia della confisca alla camorra di due quadri di Vincent Van Gogh, artista la cui patografia riempie pagine e pagine di libri biografici e manuali di storia dell’arte. È accaduto nel comune di Castellammare di Stabia, dove la pronta azione della Procura di Napoli e della Guardia di Finanza ha permesso il ritrovamento dei quadri trafugati ben quattordici anni fa ad Amsterdam, città che ospita le più rilevanti opere del pittore olandese. Si tratta de La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta, opera datata 1882, e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen, 1885, entrambi oli su tela. L’evento ha destato la più grande gioia nel direttore del museo Axel Ruger, e negli amanti tutti del grande Van Gogh, per quanto le due composizioni siano forse le meno gettonate per gadget o poster dell’artista in vendita dappertutto in giro per l’Europa.

“La spiaggia di Scheveningen”

Le opere risalgono al primo periodo dell’esperienza artistica del pittore, quando già affermava in una lettera al fratello Theo: «La mia giovinezza se n’è andata, non certo il mio amore per la vita».
Nel 1882 è a L’Aia, dove esprime il suo estro artistico ancora immaturo in acquerelli e disegni, covando dentro di sé quella potenza coloristica che già inizia a turbarlo. Eppure, come ben si nota, nelle due opere rinvenute regna un’oscura tonalità che rende ancora impensabile Notte stellata o I girasoli.
La spiaggia di Scheveningen è tormentata, ingrigita dalla tempesta in arrivo, le pennellate ben distinguibili in alcune parti del dipinto sembrano simulare il vento, lo stesso che fa allontanare le stanche figure di pescatori dalla spiaggia, ormai non più simbolo di pubblico ludibrio come era stato per gli impressionisti. Per quanto il tono e il colore siano lontani dai parametri di vivacità, restano il punto focale della ricerca artistica di Vincent e «chiunque non impari a sentirli, vive lontano dalla vera vita» (lettera a Theo, 1881).
La vita che si presenta a Vincent ogni giorno, invece, è tutt’altro che esaltante. Fin dalla prima giovinezza egli sembra investito dalla depressione che lo accompagnerà per tutta la vita, rivelandosi incontenibile in disparate occasioni. Una fra tutte, quella che più lo segna, è un incontro con il padre, durante il quale questi non cela il suo desiderio di internare il figlio in un ospedale psichiatrico. I conflitti con il genitore non erano di certo rari, molti dei quali motivati dai turbamenti amorosi dell’artista, il quale proprio nel 1882 prende sotto la propria ala protettiva la prostituta Clasina Maria Hoornik, detta Sien, rapporto destinato alla separazione, e solo una delle tante delusioni sentimentali. Eppure al purismo del padre e ai pettegolezzi intorno alle sua persona, il pittore scrive a Theo: «È forse peccato amare, aver bisogno d’amore, non poter vivere senza amore? Penso che la vita senza amore sia immorale e peccaminosa».

Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen

Il malumore di Van Gogh è spesso alimentato dalla difficoltà nel vendere i suoi quadri, probabilmente medesima sorte che dovette spettare alla seconda opera confiscata, Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen. L’artista ammette, «non saranno vendibili, e sono pronto a riconoscere tutti i loro difetti; ma c’è in essi qualcosa di vero, perché sono stati fatti con un certo sentimento». Nel 1885 Vincent è a Nuenen nella casa dei genitori, entrambi sempre più preoccupati per il suo stato mentale. Il padre per assecondare il suo sforzo creativo gli allestisce uno studio, luogo in cui l’artista svolge due anni di spasmodico lavoro.

La chiesa del dipinto è immersa nella natura, una piccola costruzione, ma in grado di toccare con la sua altezza il culmine del quadro, riempiendo una larga sezione della tela. Ancora non vi è l’esplosione coloristica, ma «non è forse inutile far notare che la cosa più bella che abbiano fatto i pittori di questo paese è stata dipingere una oscurità che malgrado ciò ha una sua luce?» (lettera a Theo, 1885).

Van Gogh, l’Artista

Le due opere rinvenute e ora dirette verso casa, sono monito di rispetto, rispetto nei confronti del duro lavoro, della persona, e delle speranze di un artista la cui luce non fu mai vista dai suoi contemporanei dietro quella scorza di oscurità.

«“Sono un artista”, cosa che non intendo ritrattare, perché, naturalmente, un significato aggiunto di questa parola è: “sempre alla ricerca, senza mai trovare”»