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Lucky Ladies su FoxLife: artificio della tv?

Dopo “Il Boss delle cerimonie”, la trasmissione più bizzarra e appariscente mandata in onda sul canale Real Time che già dal titolo è stata utilizzata per attirare quanto più ampio e tipico pubblico televisivo, Fox life su Sky ha presentato in questi giorni un nuovo “docu-reality” (così stranamente definito), in cui di nuovo ad essere protagonista è uno spaccato di vita della città di Napoli. Se nella prima trasmissione si descrivevano gli eccessi dei matrimoni alla napoletana, Lucky Ladies questa volta dovrebbe rispecchiare parte della borghesia partenopea, tra il lusso e una ricchezza ostentata che certo stride con la quotidianità della maggior parte della società di Napoli.

La serie verterà sulle storie di diverse donne “fortunate” perchè alto-borghesi, e già dopo una sola puntata le critiche sui social network e sul web non sono mancate. Commenti dai più scandalizzati a quelli delusi da come ancora si parla di Napoli usando le più bieche immagini trash, o invettive nate dallo sconforto di chi è indignato dall’ennesima presa in giro nei confronti di una Napoli che sembrerebbe presentarsi solo mascherata da queste eccessive facce: e quella che viene mostrata qui non è la solita miseria e il degrado di cui si vagheggia nei più tipici luoghi comuni, ma l’opposto. Quello che affiora da questi programmi è la pomposità, nel bene e nel male, che vista dalla prospettiva di chi ne è fuori (seppur vivendo tra le stesse vie e respirando la stessa aria) risulta di cattivo gusto e kitsch. Kitsch come “grossolano”, “dozzinale”, “pacchiano”: aggettivi che rispecchiano specifici contesti sociali che siamo soliti definire contrari al nostro stile di vita, a prescindere da quello a cui si appartiene davvero e a volte in maniera pregiudizievole. Kitsch, ma pur sempre patinata e sfarzosa appare “la Napoli bene” di queste donne dell’alta società, cosiddette milf nel gergo più contemporaneo, che vivono la loro realtà tra le ville di Posillipo e Chiaia, tra una vacanza in montagna e una gita fugace a Capri, tra botulino e feste esclusive, tra shopping nei più lussuosi quartieri ad elevato tasso di costo e una capatina a Parigi per lavoro. Esatto, lavoro. Perché anche se queste donne dell’upper class cittadina si barcamenano tra mondanità, relax da sogno e vita affettiva, sono nella realtà avvocati, architetti e manager, che in questo fantomatico “docu–reality” fingono un eccesso che è dettato purtroppo da un marketing televisivo e dall’esigenza di attirare gli spettatori verso una condizione che oscilla tra l’attendibilità e la verosimiglianza. Nonostante ciò, leggerezza e divertimento reale non sembrano mancare tra le fila di un’alta borghesia che, anche se lontanissima dalla classe media, esiste davvero, seppur senza copioni o recitazione.

Superato il confine manierato e ornato ad hoc per dimostrare come anche una città come Napoli viva, nei suoi contrasti e nelle sue visibili contraddizioni, una parallela esistenza che ondeggia nel più infelice binomio “poveri vs ricchi” (che lo spettatore non dimentichi che ciò esiste in tutte le grandi metropoli), la domanda che viene da porsi è questa: è giusto condannare la televisione, il mezzo di comunicazione di massa più immediato, che permette tale visione di una società apparentemente distopica?

Se l’obiettivo di Lucky Ladies come trasmissione televisiva è semplicemente di puro intrattenimento, uno sguardo disinteressato e senza pretese che dura il tempo di una puntata, certo mettendo in luce i continui disvalori di Napoli e nascondendo precarietà e crisi economica, il compito di chi guarda dovrebbe essere volto anche alla riflessione, a considerare quanta verità c’è in tutto questo, dove si trova il limite (labile) che divide paradosso e realtà.

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