Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Eduardo

Eduardo e il suo universo nella poesia napoletana

Nel trentennale della scomparsa di Eduardo sono molteplici ed interessanti le iniziative che si susseguiranno nel corso dell’anno, oltre a quelle che già sono state realizzate, a partire da quelle promosse dall’Università degli Studi di Salerno, fino a La Sapienza di Roma, luogo dove lo stesso autore napoletano impartì lezioni di drammaturgia.

Scrivere di e su Eduardo è scrivere di Teatro nella sua forma più alta e nobile. In più occasioni si è rimarcata l’importanza primaria che la sua drammaturgia ha avuto non soltanto nell’alveo di quello Napoletano, ma altresì nell’evoluzione di tutto il Teatro italiano. Ed è nei temi – prima ancora che nello stile – nella petrosa e tenebrosa realtà che irrompe nel suo Teatro che trova la sua sublimazione di autore estremamente moderno nella sua epoca ed in incredibilmente attuale nella nostra. Temi che s’insediano nei suoi testi e nel contempo erompono il “solo” edificio teatrale per convogliare – anche mediante le forme e le espressioni più disparate – addirittura nella settima arte.

Ma è nella poesia che l’universo eduardiano si avviluppa e s’evolve nella prassi di poeti certamente contemporanei. Proseguiamo per gradi. Con Napoli milionaria s’inaugura quella nuova fase della sua drammaturgia, La Cantata dei giorni dispari che lo vede autore “impegnato”, lontano dall’atmosfera umoristica del Teatro umoristico “I De Filippo”. Ecco quindi Eduardo raccontare la mesta realtà napoletana della guerra che spazza via ogni valore morale in nome di una ricchezza fallace che comporta l’asservimento etico ed umano. È da qui che, a partire da questi temi, qualche decennio successivo, nasce una nuova schiera di poeti, i quali delineano la loro poetica che spesso si dirige verso molteplici mete, ma che risente dell’influenza del grande drammaturgo. In particolare Salvatore Palomba con l’imprescindibile esempio di Carmela, Napule è mille ferite- diventate poi canzoni grazie alla musica di Sergio Bruni – Vestuta nera, Chisto è nu filo d’erba e chillo è ‘o mare. Queste poesie non soltanto sono la riproposizione dei temi in parte sopracitati, ma l’evoluzione di una precisa prassi poetica che, a partire dal 1975, trova nella denuncia della miserevole realtà dei bassi, della scomparsa progressiva dei valori morali, della disoccupazione e micro delinquenza giovanile, l’essenza della sua stessa esistenza. Un’evoluzione poetica che porta alla nascita di altri poeti come Pino Daniele con le memorabili Suonno d’ajere, Terra mia, Napul’è dove la miseria e l’alienazione del popolo comincia a divenire irreversibile; Enzo Avitabile e Gragnaniello che, mescolando suoni antichi e moderni, tradizionali e africani, raccontano la povertà materiale e sociale, oltre la mestizia dei sentimenti.

Si comprende ancora meglio, infine, l’importanza di Eduardo e della sua assenza, a distanza di trent’anni. Un grande autore, attore, regista, poeta. Un grande napoletano. Un grande uomo.

L’universo di Eduardo nella poesia napoletana –

 

Print Friendly, PDF & Email