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Eroica Fenice

Maccio Capatonda, il successo del comico – imitatore della cultura moderna

Non sarà sfuggita all’occhio di molti la nuova serie televisiva che Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, ha ideato per il canale MTV; “Mario” è solo l’ultima fatica realizzata dalla mente del comico nativo di Vasto. La serie si è confermata l’ennesimo successo, successo che va avanti oramai da ben oltre 6 anni , dai tempi di “Mai dire..”, quando Macchia ed il suo geniale cast realizzavano parodie di trailer cinematografici (es. “L’uomo che usciva la gente”), e sketch di vario genere.

Ma come spiegare l’incredibile popolarità del fenomeno Maccio & Co?
Le menti sembrano tre, quella di Marcello Macchia-Maccio Capatonda, di Luigi Luciano-Herbert Ballerina e sopratutto di Enrico Venti-Ivo Avido; proprio quest’ultimo, a dir di molti l’attore meno divertente dei tre, è il principale fondatore della “Shortcut Productions”, che ne produce quasi la totalità dei format. Si può definire come l’imprenditore della situazione, nonchè il primo che scommesso, puntato e vinto sul successo che è ne derivato dalla diffusione, mediante i svariati media, delle diverse sitcom e gag. Imprenditore nella vita come sullo schermo, dove impersonifica sempre l’avido superpartes che inneggia al danaro, che possiede beni materiali di lusso e si fa beffe di chi si trova in condizioni meno fortunate delle proprie, come di Herbert, e di Mariottide nell’omonima sitcom.
Il “Ballerina” invece è la punta di diamante del cast, personaggio alquanto surreale, sempre stralunato, e con un marcato accento meridionale; in una recente intervista, alla domanda “Ma ci sei o ci fai?” Luciano ha affermato : “Ci son-faccio!” , risposta che rende appieno il carattere dell’uomo-attore. Le apparizioni con la Shortcut non sono sfuggite all’occhio di Luca Medici, in arte Checco Zalone, il quale l’ha fortemente voluto nel cast di “Che bella giornata”, sua ultima realizzazione cinematografica.
A questi bisogna aggiungere attori più o meno sconosciuti, come il simpaticissimo Rupert Sciamenna (Franco Mari), che ben si miscelano a personaggi della “porta accanto”, privi di tecniche recitative ed alle prime armi, nonostante una non proprio giovane età; e proprio quest’alternanza di figure sono la formula del successo di Maccio, il quale grazie a ciò riesce quasi sempre a non sconfinare nel banale.

Altro ingrediente del successo è l’analisi, che compie attraverso la satira, cruda ma altrettanto divertente, che ne fa dell’Italia e dell’Italiano contemporaneo, dei suoi vizi e dei costumi, del suo livello culturale che si abbassa di generazione in generazione; l’emblema è il suo trailer “ Italiano Medio”, dove il protagonista Giulio, fanatico in materia economica, dopo aver assunto una pillola denominata I.M. (Italiano Medio, per l’appunto), si trasforma in un uomo fedelissimo del Grande Fratello, amante delle discoteche e dei facili costumi, e finisce per azzerare il suo livello culturale.
In quasi dieci anni di notorietà, Maccio ha quindi saputo coinvolgere pubblico in maniera costante e duratura; un po’ come in passato fece Paolo Villaggio, giocando sui difetti di un’ Italietta in declino e costruendovi intorno scene bizzarre, paradossali, talvolta surreali.
Un tipo di comicità che prende nettamente le distanze da quella effimera e fine a se stessa del cinepanettone, spesso derisa dallo stesso Macchia. In un panorama artistico dove sono ben lontani i miti di Totò, Troisi, Villaggio, la comicità di successo di Maccio non può che derivare dall’ironia verso gli attori ed i modelli contemporanei.

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