Seguici e condividi:

Eroica Fenice

MakeAnObject: pittura e scultura al PAN

Il 25 maggio Maurizio Casirati ha inaugurato la mostra “MakeAnObject” al PAN, visibile fino al 2 giugno.
La mostra, composta di 26 opere, è frutto del percorso artistico degli ultimi 20 anni dell’autore.

Il percorso artistico di Maurizio Casirati inizia circa 20 anni fa, quando si trasferisce a Napoli da Cassano d’Adda. Inizia come scultore, ispirato da materiali da riciclo: vecchi mobili, marmi e pietre nelle sue mani ritrovano nuova vita e diventano parte fondamentale dell’opera. Non è solo il risultato che interessa all’autore, ma ciò che i materiali e la loro funzione precedente gli suggeriscono.
La maggior parte delle opere presenti sono create dal legno, le cui sfumature e i segni del tempo, grazie anche a un uso sapiente della luce,  regalano suggestioni nuove.

MakeAnObject nel segno della pittura e del cinema

Maurizio Casirati negli ultimi anni si è cimentato nella pittura con ottimi risultati. Su pezzi di legno utilizzati come tele riproduce alcuni dei simboli di Napoli come il Vesuvio e il Castel dell’Ovo, con un particolare che le rende diverse e ironiche.

In anteprima al PAN sono stati presentati anche dei dipinti sul tema del cinema: Exploitation, acrilico su legno che ritrae personaggi del cinema e film; un ritratto dell’attore Philip Seymour Hoffmann scomparso nel 2014; un polittico di nove elementi che ritraggono alcuni fotogrammi tratti da alcuni film di Ingmar Bergman, evocativi e minuziosamente dipinti.

Maurizio Casirati si è rivelato un artista originale, e il percorso MakeAnObject mostra la sua voglia di affascinare. Alcune opere presentano nomi ironici, che non hanno a che fare con ciò a cui si riferiscono. Questa scelta è stata dettata dal carattere del suo esecutore: è lui stesso a dichiarare di non prendersi mai sul serio e che ha voluto stemperare la “serietà” delle sue opere.
Chiaro il suo interesse per il cinema, ma perché proprio Ingmar Bergman? Anche in questo caso la risposta non può che essere intrisa di humor, di presa in giro a se stesso. L’artista rivela che un giorno si è soffermato a riflettere e a domandarsi come mai da giovane aveva guardato tutti i suoi “noiosi” film. Dopo averli riguardati sotto una nuova luce ha scelto alcuni fotogrammi da riprodurre. La conclusione a cui è arrivato è che da giovane li aveva visti solo per darsi una posa: proprio come si fa oggi con l’arte, che sia cinema o letteratura. Magari leggi un libro e non lo capisci neanche, ma lo metti in mostra perché la gente ti consideri un intellettuale.

Il consiglio è quello di andare e lasciarsi affascinare da queste opere e dai colori, senza chiedersi cosa l’autore voglia comunicarci, “in un mondo in cui si ha l’illusione d’essere informati su tutto e in contatto con tutti e dove la perdita d’empatia scaturita dalla virtualizzazione dei rapporti rende, se possibile, ancora più elitario e cerebrale il messaggio veicolato dall’arte”.

Print Friendly, PDF & Email