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Eroica Fenice

Mario la donna dei Mari Neri

Domenica 30 novembre al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano è andato in scena Mario la donna dei Mari Neri, per la regia di Vincenzo Borrelli, con Cristina Ammendola, Federica Totaro, Giulia Minervino, Martina Giardulli, Amalia Sannino, e Simone Somma.

Non è facile fare qualche accenno alla trama di questo spettacolo che assomiglia di più a un contenitore di tensioni e sentimenti morbosi. Assia (Federica Totaro) e Demetria (Cristina Ammendola) sono due sorelle che vivono con un cameriere che trattano alla stregua di uno schiavo. Le due passano le loro giornate ripetendo all’infinito un gioco di ruoli che a turno le vede vittima una dell’altra e che mostra il loro animo corrotto, fatto di perversione, vanità, delirio e cattiveria.

Tutta l’azione si comprime in uno spazio stretto, claustrofobico, delimitato da una rete metallica. Le protagoniste di questo dramma dell’assurdo sono imprigionate in una gabbia, più che fisica, psicologica. All’interno di questa gabbia i loro dissidi e le loro incontinenze cozzano tra loro portando ad un’inevitabile esplosione di grida destinate a rimanere inascoltate e a rimbalzare soltanto nelle loro teste.

Disseminati sulla scena ci sono maschere e burattini, oggetti che richiamano lo stadio infantile e ricalcano un’atmosfera sinistra, accentuata dalle musiche di Simone Somma, che si collegano a un piano surreale e onirico. Le stesse Assia e Demetria sono truccate pesantemente come bambole di porcellana e indossano abiti nunziali come due bambine che giocano a fare le spose, anche se spose non diventeranno mai. Sognano un uomo, Giorgio (un amico, uno psicoterapeuta, un’invenzione?), che diviene l’idolo della loro sessualità repressa, rendendolo presenza tangibile, seppure inesistente, all’interno di una casa asfissiante che ricorda quella lorchiana di Bernarda Alba.

Solo alla fine si svela l’identità del misterioso cameriere, che nel corso della rappresentazione era rimasto passivo e succube: è Mari (Giulia Minervino), la terza sorella, anche lei torturata dall’incapacità di riconoscere la propria identità. Tutte e tre le sorelle vivono in balìa dei mari neri, i mari oscuri dell’animo umano dotato di una crudeltà e di un egoismo innato che si tenta di mascherare quotidianamente, nel loro caso senza risultato, nel rapporto con gli altri.

La regia di Vincenzo Borrelli punta a una massima teatralizzazione dei gesti e della recitazione con l’obiettivo di allontanare dalla coscienza dello spettatore quelli che vengono percepiti come palesi segni di follia, ma che in realtà sono più vicini all’uomo comune di quanto egli stesso non voglia credere.

 

Mario la donna dei Mari Neri