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Eroica Fenice

Il Mediterraneo al Ragusa Foto Festival

Il Mediterraneo è il tema della quarta edizione del Ragusa Foto Festival, la manifestazione internazionale di fotografia in esposizione dal 26 giugno al 26 luglio 2015 nei più bei palazzi della città siciliana.

Protagonista delle mostre tematiche e dei workshop rivolti ai visitatori che animeranno tutto il periodo di esposizione, il Mediterraneo è stato definito «Uno spazio breve che suggerisce l’infinito». Ma è anche un luogo storico: nelle sue acque e sulle sue sponde hanno vissuto alcune tra le più importanti civiltà del mondo antico (da quella greca a quella romana, da quella araba a quella giudaica, a quella cristiana e normanna). Oggi il mare nostrum è al centro delle più sofferte decisioni politiche relative ai confini e ai movimenti migratori, ma l’anello di congiunzione tra i continenti asiatico, africano e europeo resta uno dei principali soggetti di ispirazione dei poeti e degli artisti moderni, così come lo è stato nei secoli trascorsi. «Il Mediterraneo è protagonista di eventi e cambiamenti epocali, oggi più che mai attuali come la crisi della Grecia, i movimenti della Primavera araba, i viaggi della speranza e i terribili naufragi sulle nostre coste», spiega il direttore creativo Mariachiara Di Trapani.

Il percorso espositivo si articola attraverso un viaggio virtuale nel tempo, che inizia nel periodo ottocentesco dei Gran Tour con la mostra Dal Vesuvio all’Etna, uomo e natura nella fotografia fin de siècle. Le immagini esposte (stampe originali all’albumina, carte salate e gelatine al bromuro d’argento) appartengono alla Collezione Anselmo– DADA F.F. e sono state scattate dai maggiori fotografi internazionali (come Sommer, Von Gloeden e von Plüschow), che viaggiarono spinti dal desiderio di visitare siti archeologici e respirare l’aria di storia  che soffiava tra colonnati e uliveti. Nel ritrarre architetture e paesaggi, spesso colgono donne e pescatori intenti nelle loro attività quotidiane come lavare i panni nelle acque del Mediterraneo o riparare le reti seduti sulle sue rive.

Il viaggio prosegue con le immagini inedite in bianco e nero di Gabriele Basilico (Iran 1970), ritraenti momenti di un viaggio intrapreso dal fotografo ventiseienne in Iran e Turchia. Le sue fotografie sono scattate senza particolari attenzioni, come appunti presi di getto su un taccuino, e immortalano paesi orientali ancora governati dallo scià e fortemente legati alle tradizioni antiche, fra i fasti della corte iraniana e l’odore di spezie di una civiltà che affonda le sue radici in quelle terre così fertili, ma anche così desolate. La mostra Diario di Letizia Battaglia comprende immagini di cronaca degli anni bui delle guerre di mafia (come l’esecuzione con una raffica di mitra del magistrato Cesare Terranova), scattate da una delle prime fotoreporter italiane. Volti di politici e uomini noti come Pierpaolo Pasolini, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche di bambine innocenti ritratte nei quartieri di Palermo in tutta la loro estraniante serenità. Donne del digiuno di Francesco Francaviglia ci riporta agli attentati di via D’ Amelio del 19 Luglio 1992, quando un gruppo di donne decise di iniziare un digiuno simbolico nella piazza principale. Oggi il fotografo le ha riunite, ritraendole nella loro semplice e spiazzante maturità, cercando di fotografarne l’anima.

Abbandoni di Davide Monteleone e Francesco Zizola è dedicata a Lampedusa, un’isola del Mediterraneo oggi spesso in prima pagina per i continui arrivi dei barconi. Nelle fotografie dei due è rappresentata esattamente come un luogo di passaggio, agognato da tanti migranti, nelle cui acque spesso perdono la vita: le immagini di oggetti abbandonati a bordo dei barconi (spazzolini, bambole, rosari…), le carcasse delle imbarcazioni, ogni oggetto rinvia ad un percorso di vita, ad un essere umano e alla sua speranza troncata. Lost generation è il titolo di un’altra mostra, dedicata alla “generazione perduta”: ragazzi ateniesi, che si nascondono a Corinto, e afghani, che fuggono dalla militarizzazione forzata dei talebani in Afghanistan, nascosti nelle aree industriali abbandonate, senza possibilità di asilo.

Natura e industria, mai come a Ragusa è un “racconto” per immagini della convivenza tra paesaggi rurali e l’industria “nera” della città siciliana la cui economia, prima fondata sulla pietra pece, dagli anni ’50 in poi si è basata sulle trivellazioni e sull’estrazione del petrolio, dopo i primi fiotti neri in contrada Tabuna. Tra le tappe del percorso la mostra curata da Francesca Volpi (Est Ucraina) è fra quelle più emozionanti: ritrae uomini e donne presso la città di Krasnoameisk a 80 km da Donetsk orgogliosi con le loro armi automatiche, ma anche disperati e in lacrime accanto agli amici riversi in strada. Hasankeyf the drowning village di Salvo Buffa è un ritratto dell’imponente diga di Ilisu, decisa nel progetto Gap, che sommergerà il villaggio turco di Hasankeyf risalente ad oltre 4000 anni fa in cui la vita scorre, nonostante questi respiri sospesi a causa dei lavori e un futuro non roseo dinanzi a sé. Il percorso del visitatore approda alla più recente collezione di fotografie di Mario Cresci (Prendersi il tempo. Fotografie 2004-2015), scattate durante le vacanze dell’autore fra Calabria e Sicilia con una piccola fotocamera digitale.

Al Foto Ragusa Festival il Mediterraneo è rappresentato nella sua crudeltà, nelle sua civiltà, nella sua immensa centralità, perché come disse Socrate, riferendosi a questo mare, «viviamo intorno a un mare come rane intorno ad uno stagno».

Il Mediterraneo al Ragusa Foto Festival