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Eroica Fenice

Dino Battaglia

Intervista a Nicola Pesce: dalla NPE una collana per Dino Battaglia

Nicola Pesce Editore riporta sugli scaffali delle librerie Dino Battaglia, in una collana dedicata che ripercorre tutta la carriera di uno dei capisaldi della storia del fumetto, in tirature limitate che rendono ancora più preziosa e rara questa impresa editoriale. L’editore ci ha concesso la possibilità di porgli qualche domanda per conoscere meglio la collana e presentare ai neofiti del genere (o ricordare ai frequentatori delle sue pagine) la figura dell’immenso Dino.

Prima di tutto, vi chiedo di raccontarci questa collana. Com’è nata l’idea di raccogliere in volume la splendida opera di Dino Battaglia e in base a cosa avete operato la selezione dei lavori inseriti nel programma.

La NPE ha sempre sognato di pubblicare i grandi classici del fumetto italiano, quegli autori assolutamente imprescindibili che hanno creato il medium così come noi lo concepiamo oggi. Un amore particolare ci legava proprio a Dino Battaglia ed al suo stile così particolare. Appena abbiamo avuto l’opportunità di prendere i diritti per pubblicare tutta la sua opera ci siamo gettati a capofitto, sebbene ci sia costato e ci costerà grandi sacrifici!

Non abbiamo operato una selezione: pubblicheremo tutto quello che è possibile reperire, ivi comprese opere che non erano mai state raccolte in volume o che non venivano pubblicate da oltre vent’anni.
La NPE è anche lavoro di ricerca. Fare l’editore significa anche sottrarre a un sicuro oblio molte opere e portarle alla luce prima che vadano perdute per sempre col tempo e l’incuria.

L’introduzione di Gianni Brunoro offre un quadro chiarissimo, anche per i neofiti del genere, sulla figura dell’artista e sull’opera di Poe. Apre anche una piccola finestra sul perché Battaglia abbia avuto un “rapporto” così stretto con il clima e le suggestioni dei racconti dello scrittore americano, soprattutto di quelli più grotteschi, abitati dal macabro, dalla suspense, fino alla necrofilia.
Come si traduce artisticamente questa passione per l’orrorifico? È ancora attuale e in che modo incontra il gusto dei lettori di oggi?

Gianni Brunoro collabora con noi da molti anni e la sua penna è sempre stata una scelta sicura per introdurre bene un volume. I contenuti sono volutamente semplici e divulgativi, perché il nostro scopo non è quello di presentare Battaglia a un pubblico di esperti che lo conosce già fin troppo bene, ma quello di dare nuova diffusione, a lettori nuovi, a questo autore che la merita.
I temi di “genere”, così cari tanto a un Battaglia quanto a un Poe, sono perfettamente rappresentati dalle tecniche inconsuete utilizzate dal maestro veneziano. Come nel più puro Poe (si veda ad esempio Arthur Gordon Pym, ecc.) è proprio il bianco, inconsuetamente, a veicolare la paura, a rappresentarla, che esso trami con una sottile ragnatela i magnifici disegni oppure che appaia in tutta la sua angosciante fissità a sottolineare una figura che si muove furtiva.

Battaglia è certamente molto “colto” come autore, basti pensare ai temi da lui scelti, ma ha una magnifica propensione per il macabro. Il suo horror però è qualcosa di molto elegante, non è splatter, non è gore, non è film di “serie B”. I palati più raffinati sapranno ben apprezzare la cosa!

Negli anni della fama, Battaglia veniva criticato per la preponderanza del disegno sulla parola. Gli si dava dell’ “illustratore” con spregio, come oggi si può dare del “fumettista” a un autore di graphic novel.
Nel mondo artistico moderno, dove i confini tra i generi sono molto più sfumati, in che ruolo si collocano Dino Battaglia e la sua opera artistica? Potete spiegare, a chi non lo conosce, il suo lavoro di precursore dei tempi, di innovatore del genere? Perché leggere (contemplare, gustare) Battaglia?

Battaglia ha fatto per la tavola a fumetti quello che Ungaretti ha fatto per l’endecasillabo e la poesia contemporanea, spezzandolo e ricostituendolo a suo piacimento, con la sua autorevolezza e capacità artistica, rimodulando completamente il modo in cui oggi concepiamo il fumetto. Battaglia è stato il “maestro dei maestri”, si suole dire, e grandi autori come un Corrado Roi (alla ribalta con il suo bonelliano UT in questi mesi) hanno certamente studiato e digerito a fondo la sua lezione.
Molti poeti sono stati considerati precursori e hanno scontato una certa qual diffidenza mentre operavano, basti pensare allo shock che la poesia ermetica portò nella letteratura di inizio Novecento, ma poi sono stati assorbiti e quel che c’è oggi è inconcepibile senza di loro.

Per approfondire meglio il suo stile e la sua opera, non posso che rimandare a chi meglio di me ne ha scritto, come ad esempio agli articoli sul “bianco” in Dino Battaglia di Daniele Barbieri, una cui versione estesa è disponibile nel nostro volume “Maupassant”, in uscita in libreria i primi di ottobre.

La figura della moglie Laura fu essenziale, nello sviluppo dei soggetti e poi nel suo ruolo di colorista. Potete dirci di più?

Laura De Vescovi fu fondamentale per molti versi nella vita dell’autore veneziano, e sicuramente meriterebbe un capitolo a sé, sia per le storie che per i colori. Noi dal canto nostro stiamo preferendo operare una scelta filologica e stiamo pubblicato Dino Battaglia in bianco e nero, ossia così come era originariamente.

I colori della De Vescovi sono straordinari, estremamente adeguati al tema che di volta in volta viene affrontato ed alla tecnica del marito. Tuttavia abbiamo preferito calcare la mano sulla dirompente forza dei bianchi di Dino Battaglia così come lui li aveva concepiti. Per alcuni volumi siamo indecisi, lo ammetto!

Qual è il rapporto di Dino con le opere per ragazzi?

Spero che questo rapporto possa venire fuori dal lavoro di ricerca che la NPE sta facendo, reperendo opere che davvero erano state messe nel dimenticatoio.

Quando dico che Dino Battaglia ha disegnato persino Topo Gigio, in molti cadono dalle nuvole!

In che direzione sta andando il “fumetto d’autore”? Previsioni per il prossimo futuro? Esiste un erede di Battaglia?

Dino Battaglia non è rappresentato soltanto dal suo stile ma anche dai suoi contenuti. Un erede dovrebbe non soltanto avere il suo stile grafico ma anche la sua stessa profonda cultura. Io non credo che in molti oggi leggano Maupassant, Bel-Ami a parte, ad esempio. E il 90% degli autori che eccelle nel disegno non ha una cultura classica né la consapevolezza del mercato che poteva avere il maestro. Spesso gli autori “horror”, per fare un esempio, continuano a saltellare da uno zombie a un vampiro, da una emulazione di Lovecraft a una copia dei primi cento numeri di Dylan Dog. È come se mancasse l’interesse ad approfondire. È come se gli autori non producessero più un volume perché lo sentono profondamente dopo una passione che li ha guidati per decenni ed allora lo disegnano. È come se andassero in cerca di quello che credono piaccia di più al mercato. La cosa più triste è che pochi autori conoscono davvero il mercato. C’è molta superficialità, in gran parte delle proposte che riceviamo. Conoscono solo le ultime propaggini del tema che vogliono affrontare. Non mi stupirei se qualcuno ci proponesse un fumetto su Shakespeare basandosi solo sul fatto di aver visto Shakespeare in Love.

La grandezza di Dino Battaglia sta forse ancora più nella selezione di opere classiche che la sua cultura ha voluto riproporci, e il modo in cui la medesima le ha interpretate ricreandole.

Potrei fare molti nomi di grandi autori che in qualche modo hanno ereditato la lezione del maestro, ma per timore di dimenticare qualcuno preferisco tacere!

Martina Salvai