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Eroica Fenice

petaloso

Nelle ultime ore tutto il mondo è petaloso

Cosa vi viene in mente sentendo la parola petaloso? Probabilmente niente. O, meglio, non vi sarebbe venuto in mente nulla se questa parola non fosse nelle ultime ore sulla bocca di tutti grazie ad un bimbo di terza elementare della scuola Marchesi di Copparo e della sua maestra, Margherita Aurora.

Tutto è iniziato con un compito sugli aggettivi, nel quale il piccolo Matteo ha usato la parola per indicare una qualità dei fiori, cioè il loro essere “pieni di petali”. La maestra ha apprezzato tanto la fantasia del suo alunno da decidere di scrivere all’Accademia della Crusca per chiedere se petaloso potesse diventare una parola riconosciuta.

La risposta dell’Accademia non ha tardato ad arrivare e il 22 Febbraio la maestra ha ricevuto una lettera che ha suscitato la gioia dei compagni di classe di Matteo. Nella lettera si legge:

«Caro Matteo, la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole formate nello stesso modo. Allo stesso modo in italiano ci sono: Peloso (pelo + oso) o coraggioso (coraggio + oso). La tua parola è bella e chiara, ma sai una parola come fa ad entrare nel vocabolario? Bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a scrivere e dire “Com’è petaloso questo fiore!” o, come suggerisci tu, “le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano, perché gli italiani la conoscono e la usano.»

Ecco che, allora, l’Italia intera è diventata petalosa, stringendosi attorno a Matteo e al suo desiderio di vedere questa nuova parola inserita nel dizionario della lingua italiana. Il web e i social si sono dunque vestiti di petali, con una cascata di post, tweet e foto istagram tutte dedicate a Matteo e a questa parola inventata che sa di primavera, di gioia, di infanzia e di fantasia. Molti, da Matteo Renzi ai The Jackal, hanno dato il loro contributo affinché l’aggettivo diventi di uso comune e affinché gli italiani lo conoscano e lo usino.

Eppure, non tutti sono favorevoli all’introduzione nell’uso comune di questo aggettivo “bello e chiaro”.  

L’aggettivo petaloso che riapre lo scontro tra analogisti e anomalisti

La lingua italiana, si sa, è in continuo movimento accoglie continuamente neologismi, inglesismi o francesismi. Si muove e si trasforma riflettendo i cambiamenti della società a cui è legata: ci troviamo in un tempo in cui i rapporti con culture altre sono all’ordine del giorno e questo, inevitabilmente, porta con sé una serie di cambiamenti non solo nello stile di vita, ma persino nelle parole di uso comune. Accade così che usiamo costantemente parole come computer o e-mail. Paghiamo cash e mangiamo omelette. E nessuno sente come estranee parole come bar  o chef: sebbene esistano i corrispettivi italiani di queste parole, esse sono ormai talmente radicate nel nostro vivere quotidiano che le abbiamo quasi dimenticate. Eppure, la stessa Accademia della Crusca mette in guardia dall’uso sconsiderato di termini provenienti da sistemi linguistici altri, che possono impoverire l’italiano piuttosto che arricchirlo. Il dibattito che ne nasce ricorda quello, molto più antico, tra analogisti e animalisti laddove i primi rifiutavano l’introduzione di parole nuove in una qualsiasi lingua che, essendo prodotto razionale dell’uomo, deve attenersi a regole fisse e stabili, mentre i secondi pensano al patrimonio linguistico come a un qualcosa che si evolve continuamente. Oggi lo scontro tra le due parti si sposta sui social e gli stessi che usano con leggerezza parole come tweettare, whatsappare o addirittura “mipiacizzare” storcono il naso di fronte alla creazione di un bambino, per di più formalmente corretta sebbene si tratti di un errore, sfruttato dalla maestra per ottenere “il quarto d’ora di notorietà”.

Ma poi, si può parlare davvero di errore quanto in gioco è la fantasia infantile? Se i neologismi citati possono essere accolti nell’uso comune perché connessi al mondo informatico e, quindi, moderno, perché non si può pensare che per un aggettivo come petaloso non possa accadere la stessa cosa? Non si tratta, in questo caso, di imbarbarimento linguistico. Al contrario, sarebbe un modo per arricchire un impianto lessicale che, purtroppo, sta perdendo la patina luccicante di un tempo. Non si può certo dire che il piccolo Matteo sia un novello Dante, e nessuno sarebbe così pazzo da arrivare a tanto; ma petaloso è un termine magico, che racchiude i sogni di un bimbo. E allora forse dovremmo essere tutti più petalosi. 

 

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