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Parco Archeologico di Baia: disvelati nuovi mosaici

Parco Archeologico di Baia: disvelati nuovi mosaici

Sono da poco riaffiorati nella loro unica preziosità due nuovi mosaici, svelati dallo splendido Parco Archeologico di Baia, parco sommerso meta quotidiana di appassionati di archeologia subacquea: molto presto impreziosiranno i percorsi di questa “Atlantide campana” un meraviglioso mosaico bicromo, in bianco e nero, raffigurante due guerrieri, riconducibile all’epoca della Villa a Protiro, dunque databile intorno al IV secolo d.C., e un altrettanto straordinario mosaico policromo, ancora di dubbia datazione, ma probabilmente connesso con la Villa dei Pisoni, dunque presumibilmente risalente al I secolo a.C. I due mosaici riemergono solo ora dopo essere stati celati dai sedimenti marini millenari, che hanno contribuito a preservarne intatta la condizione. Il loro ritrovamento è stato ufficializzato il 4 novembre scorso dalla soprintendente Adele Campanelli nell’ambito dell’Archeo Camp 2017, la tavola rotonda conclusiva della Settimana dell’Archeologia Subacquea nei Campi Flegrei, organizzata dal Centro Sub Campi Flegrei, con la collaborazione di PADI EMEA e DAN Europe.

La singolare scoperta nel parco sommerso, presentata grazie alle foto esclusive di Pasquale Vassallo e realizzata dal nucleo subacqueo coordinato da Luciano Muratgia, ha dato modo ai sindaci di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, e di Bacoli, Giovanni Picone, di sottolineare le potenzialità turistiche del distretto flegreo: la realtà aumentata, attraverso l’impiego di tablet subacquei e proiezioni 3D, potrebbe dare un ulteriore impulso al sito, che già vanta una crescita annua – che si aggira tra il 20 e il 30%, stando ai dati della Soprintendenza – di turisti provenienti perfino da Giappone, Cina, Vietnam e Stati Uniti, affascinati dall’eventualità di un salto sottomarino nel tempo. 

Olltre al parco sommerso: un po’ di storia del sito del Parco Archeologico di Baia

Il parco sommerso, ubicato tra il litorale di Bacoli e Pozzuoli, in un’area marina declinante dalla riva fino ad una profondità di circa 15 metri, custodisce un patrimonio eccezionale ed unico al mondo, velato sotto la costa dei Campi Flegrei e conservatosi per anni a causa dello sprofondamento dell’antica fascia costiera: l’area flegrea, infatti, è interessata dal fenomeno del bradisismo, legato al vulcanismo e consistente in un periodico abbassamento o innalzamento del livello del suolo, dovuto a variazioni di volume di una camera magmatica vicina alla superficie o a variazioni di calore che influiscono sul volume dell’acqua contenuta nel sottosuolo; a causa di tale fenomeno, tutti gli edifici dell’originaria costa flegrea sono stati sommersi.

Si tratta di siti di enorme importanza in epoca romana, allorquando Pozzuoli era la più celebre città commerciale, Baia la più famosa località residenziale e Miseno la sede della flotta militare; già il poeta latino Orazio così descriveva tale patrimonio: «Nessuna insenatura al mondo risplende più dell’amena Baia». I primi ritrovamenti di reperti archeologici avvennero negli anni ’20 del Novecento, quando, in occasione dell’ampliamento della banchina del porto, furono portati alla luce sculture, elementi architettonici e fistule aquarie con bolli imperiali, mentre alcune foto aeree effettuate dal pilota Raimondo Baucher evidenziarono, nello specchio antistante il lago Lucrino, l’area archeologica sommersa del Portus Iulius.

Tuttavia, solo negli anni ’60 si avviò la prima campagna di rilevamento archeologico subacqueo, mentre nel 1984 fu consegnato alla soprintendenza il Castello di Baia ed avviato un progetto di restauro per interventi funzionali; sullo scorcio del 2000, fu realizzata, inoltre, la carta archeologica di Baia sommersa, ovvero la mappa del canale di accesso al Baianus Lacus, con il posizionamento degli edifici emergenti dal fondale. Nel 1999 è stato realizzato il primo percorso di visita per subacquei e, infine, nel 2002, è stato definitivamente istituito il Parco Archeologico Sommerso di Baia, equiparato ad area marina protetta. La gestione provvisoria del Parco Sommerso è stata affidata alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta; da allora, sono stati fatti enormi progressi nella tutela e nella valorizzazione dell’area.

I tesori di Baia si arricchiscono di nuovi preziosi reperti 

Tra i principali edifici sommersi sono tuttora visibili il Ninfeo imperiale di Punta Epitaffio, la Villa dei Pisoni, la Villa “a Protiro”, così denominata per la presenza di un portico antistante l’ingresso; resta, inoltre, un settore dello spazio urbano, di cui sono visibili alcune tabernae affacciate sulla suddetta residenza, e resti di un complesso termale, nonché una peschiera a pianta semicircolare, destinata all’allevamento di pesci e molluschi; del Portus Iulius, invece, è stata esplorata solo una piccola area, che ha consentito di individuare un grande magazzino a pianta quadrangolare, con corte centrale. Gli arredi scultorei di tali complessi edilizi sono attualmente conservati ed esposti nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei a Baia. Dopo la messa in sicurezza da parte dell’Ente Gestore e l’SCR, a partire dal mese di aprile del 2018 i due preziosi mosaici riaffiorati alla luce, tasselli della storia sorprendente di quest’angolo della Campania, saranno fruibili in tutta la loro bellezza – unitamente ai cinque già recuperati – dai visitatori del sito campano, che organizza anche visite con speciali battelli.