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Eroica Fenice

Peppe Barra. Le Voci di un Voce

Peppe Barra, nome d’arte di Giuseppe Barra, è conosciuto come cantante, attore e cabarettista il quale con la sua arte e con il suo studio della letteratura, della lingua e delle tradizioni napoletane ha contribuito a valorizzare questa nostra cultura viva e popolare che l’inarrestabile avanzare della modernità sta finendo pian piano per oscurare.

Per questi meriti il 24 marzo 2014 a Peppe Barra è stato conferito dal rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Massimo Marrelli, il Master di II livello Honoris Causa in “Letteratura, scrittura e critica teatrale” coordinato dal professore Pasquale Sabbatino, autore della Laudatio Accademica pronunciata in onore dell’artista nella quale è stato trattato della sua biografia, della sua carriera teatrale e dei suoi studi volti al recupero ed alla salvaguardia della vera lingua e delle tradizioni popolari napoletane, tema, quest’ultimo, portante di tutta la sua arte teatrale e musicale.

Nelle sue canzoni Peppe Barra racconta, rivivendole, quelle antiche tradizioni che tanto hanno caratterizzato la sua giovinezza e che fanno da sfondo ad una città viva, ad una città fatta di vicoli vasti qual è Napoli ove si trovano le innumerevoli sfaccettature di un mondo fatto di gioia, risate, serenità ma anche di follia, tristezza e malinconia. Egli con la sola sua voce dà voce ai personaggi, tutti con una propria personalità quasi fossero le tante statuette dei pastori presepiali avente ognuna una propria simbologia. Non a caso sono citati i pastori del presepe napoletano: Peppe Barra, infatti, si aggiunge alla lunga lista di artisti che hanno interpretato la celeberrima Cantata dei pastori Seicentesca imprimendo inoltre in essa il suo inconfondibile stile nostalgico. Ogni voce ha così il suo carattere e, dietro le sue tante voci, la voce di Peppe Barra dipinge, con ombre, contorni e colori, nell’immaginazione di chi ascolta, una realtà variopinta nella quale, ad esempio, una fanciulla seminuda asciuga al sole i suoi fluenti capelli bagnati e dalla strada si ode il canto nostalgico di una donna, e placidamente scorre la vita che altro non è che una fugace boccata d’aria alla finestra. Le canzoni di Peppe Barra diventano così scene teatrali di cui egli è attore dai tanti volti, scene che diventano ora ridenti, ora tristi, ora solenni e con la polifonia della sua singola voce trasforma ogni genere a suo piacimento, proprio come lo stesso professore Sabbatino ha affermato nella Laudatio, in una varietà di generi che sono ora comico, ora tragico, ora epico. Viene in tal modo sollecitato l’immaginario dell’ascoltatore che diviene così spettatore di una scena fatta unicamente di una miriade di suoni tangibili.

Inoltre, il tocco teatrale che Peppe Barra conferisce alla sua musica è rintracciabile, a mio parere, proprio nella sua importante carriera di attore teatrale; oltre la già citata Cantata dei pastori (da lui interpretata per la prima volta nel 1975) si possono ricordare, tra i tanti, molti spettacoli legati alla letteratura sia italiana che europea: per quanto riguarda la letteratura italiana Peppe Barra rielabora in lingua napoletana alcune novelle de Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile delle quali si ricordano La vecchia scorticata (raccontata con le parole, e i gesti, e le immagini evocate da Peppe Barra durante la cerimonia di conferimento del Master) e La gatta cenerentola (opera messa in scena nel 1976 da Roberto De Simone e con il quale lo stesso Peppe Barra ha fondato nel 1970 la “Nuova Compagnia di Canto Popolare”, un gruppo musicale napoletano che ha come intento la diffusione degli autentici valori della tradizione, della cultura e della lingua napoletana e campana), La Mandragola di Niccolò Machiavelli (2005), alcune novelle del Decameron di messere Giovanni Boccaccio (2006), la favola di Amore e Psiche di Apuleio (del 2008 e della quale ne è stata raccontata una parte dello stesso Peppe Barra durante la medesima cerimonia); per quanto riguarda poi la letteratura europea si ricordano, anch’esse rielaborate dal punto di vista linguistico, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra (del 1983 e nella quale Peppe Barra interpreta l’affamato scudiero Sancho Panza), la Commedia degli errori di William Shakespeare (2011).

Tutti questi classici della letteratura, benché lontani nel tempo e nello spazio, grazie ad un preciso studio filologico della parola, vengono accomunati alla lingua napoletana intercalata nelle diverse realtà narrate in ogni opera; è così che detti, proverbi e parole vengono riportate in vita dopo essere state purtroppo obliate dal progredire di una cultura vuota e che non riflette sul proprio passato e che sovente serpeggia tra parte delle generazioni contemporanee.

Il Master Honoris Causa conferito a Peppe Barra è così un’onorificenza al grande artista ma soprattutto un modo per ricordare ed imprimere in un eterno presente le antiche e meravigliose tradizioni della nostra terra, una terra resa viva dalla passione di antiche maschere e tante, tantissime voci.

«[…] Diceva ‘a nonna chesta è ‘a vita, ‘a vita è  chesta: n’affacciata e fenestra» (Peppe Barra, Vico vasto, dall’album Mo vene del 1992)

– Peppe Barra. Le Voci di un Voce –