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Qalatga

Qalatga Darband: riemerge in Iraq un forte macedone

È stata recentemente riportato alla luce nel nord dell’attuale Iraq, da una squadra di archeologi del British Museum, il sito di Qalatga Darband, avamposto macedone presumibilmente fondato nel 331 a.C., nel periodo ellenistico, dall’immenso condottiero Alessandro Magno. Perse le tracce di tale “città perduta”, la relativa pace stabilitasi nella regione dopo circa un trentennio di episodi bellici, unitamente alla recentissima tecnica dei droni che ha consentito di scattare fotografie in grado di penetrare nel sottosuolo, hanno permesso di far riemergere in tutto il suo splendore questa città-fortezza munita di templi e vigneti. Affacciata sulle rive del lago artificiale Dokan, nella provincia di Sulaimaniya nel Kurdistan iracheno, doveva trattarsi, stando alle fonti, di un centro vinicolo piuttosto noto e di gran reputazione, base di appoggio per i soldati e i mercanti in transito tra Iraq e Iran.

La città di Qalatga Darband era già stata individuata negli anni ’90

Si tratta di un sito individuato già nel 1996 attraverso la declassificazione di immagini aeree acquisite da satelliti sovietici, per ovvi scopi militari, durante la Guerra Fredda; tuttavia, la situazione politico-militare dell’area, all’epoca dominata dalla dittatura del leader iracheno Saddam Hussein, non avrebbe in alcun modo consentito di preporre interessi culturali e archeologici allo stato di guerra perdurante, prolungatosi fino all’invasione degli Stati Uniti nel 2003 e alle successive e disastrose scorrerie dell’Isis. Grazie alla finestra di relativa quiete nell’area, così martoriata dai conflitti precedenti, gli studiosi londinesi hanno messo a frutto un copioso finanziamento volto al recupero dei millenari tesori iracheni minacciati dagli eventi bellici e dall’avvento dell’Isis; dunque, servendosi di tecniche all’avanguardia basate sull’impiego di droni e dopo aver individuato il perimetro della città sepolta sotto secoli di detriti, hanno identificato con cura il luogo esatto di escavazione e iniziato un programma di estrazione e protezione dei beni archeologici del luogo, coadiuvati da archeologi iracheni.

Le fotografie aeree dei droni sono risultate decisive nel disvelamento del sito

«La nuova tecnica messa a punto dagli studiosi britannici, non ancora impiegata in ambito archeologico, si fonda sull’analisi dei segni dei raccolti agricoli» spiega il professor John McGinnis, direttore dell’Iraq Emergency Heritage Programme, al Times di Londra. «Nei punti in cui ci sono mura sotterranee, il grano non cresce bene come altrove, per cui si notano diversità di colori nelle coltivazioni». Identificato il sito di Qalatga Darband – il cui nome in curdo significa “castello del valico montano” – da un iniziale edificio rettangolare riemerso, sono stati via via rinvenuti vari reperti di notevole interesse: due statue, una di una figura femminile identificata con Persefone, divinità legata ai cicli dell’agricoltura e all’alternarsi delle stagioni, l’altra di un nudo maschile, in cui parrebbe individuarsi Adone, figura connessa alla rinascita, alla fioritura e alla fertilità. È stato poi possibile tracciare una sorta di mappa della città, attraverso il rinvenimento di ulteriori reperti e seguendo il perimetro di abitazioni, empori, monumenti e complessi presumibilmente adibiti alla lavorazione di olio e vino. «Pensiamo che fosse una cittadina con una vigorosa attività economica sulla strada fra Iraq e Iran», aggiunge il Professor McGinnis. «Su quella strada passò l’esercito di Alessandro Magno, dopo avere sconfitto Dario III di Persia nella battaglia di Gaugamela nei pressi dell’odierna Mosul, in quella che un tempo era la Mesopotamia –. E si possono immaginare i suoi successori che vi si fermavano a rifocillarsi e a bere». Gli scavi proseguiranno almeno fino al 2020, complice in positivo la recente ritirata dell’Isis. Sarebbe davvero auspicabile in futuro un approfondimento sempre maggiore delle caratteristiche dell’area e l’avvio di un interesse turistico, affinché il sito di Qalatga Darband, dopo oltre due millenni trascorsi sotto la sabbia, disveli la sua storia per così gran tempo celata.