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Eroica Fenice

Sala Assoli, Malia: il vero volto dell'inquisizione

Sala Assoli, Malia: il vero volto dell’inquisizione

Buio. Un gruppo di donne balla con passione e rabbia. Le luci si fanno rosse come il sangue che sporca i loro abiti. I movimenti si fanno frenetici. Sembrano tarantolate. Poi i loro piedi si fermano e tutto torna scuro, tranne un angolo dove vediamo discutere due ragazze. Dalle loro parole scopriamo che, in realtà, le danzatrici non erano altro che “streghe” nell’atto di compire un rituale. Così comincia l’emozionante viaggio chiamato Malia. Un viaggio affascinante e misterioso nella sua mite crudezza e costruito sul binomio recitazione e danza che, su binari alterni, compongono il ben riuscito e dal forte impatto visivo mosaico.

In scena questo weekend alla Sala Assoli (Nuovo teatro nuovo), la piece (REGIA E DRAMMATURGIA di Livia Bertè, AIUTO REGIA: Giacomo Privitera e Valerio Gargiulo) è ambientata negli anni dell’inquisizione, nel Medioevo, quando il giogo del clero era soffocante su tutti gli eretici o presunti tali. Ci troviamo in Spagna, nel piccolo borgo di Logroño, dove le donne praticano dei riti volti al culto dell’ “oscuro signore”. Con l’arrivo del clero la vita di queste ultime viene sconvolta come, del resto, quella degli abitanti del paese che si trovano, loro malgrado, faccia a faccia con un’autorità incontestabile. La punizione per ogni atto contrario al credo, non puro o vagamente sospetto è, infatti, la morte. Il sentimento di paura si contrappone alla fede incrollabile dell’esaltato Juan del Valle Almarado (Roberto Albin), la cui missione è scovare tutti coloro non rispettosi delle leggi di Dio.

Il gruppo di donne, guidate da Desideria (Serena Marziale), vuole, in ogni caso, portare a termine il rito, la celebrazione del solstizio d’inverno per la loro divinità perché sarebbe più sopportabile morire sul rogo, che contraddire il proprio oscuro signore. In parallelo a queste vicende vediamo nascere una storia d’amore tra la stessa Desideria e il boia Raul (Danilo Rovani), forestiero al seguito del prete che rimane colpito dalla bellezza e dallo “spirito” della ragazza. Il filo conduttore che lega le vicende è determinante per il finale che vede la tragica sconfitta dell’amore offuscato del folgore ossessivo della fede dell’uomo che preferisce obbedire ai suoi ideali piuttosto che piegarsi alla passione.

In questo modo, con un finale drammatico Malia riesce perfettamente nell’intento che si era prefisso: stupire, colpire, lasciare un segno nello spettatore.

– Sala Assoli, Malia: il vero volto dell’inquisizione –

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