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Eroica Fenice

Sanremo…tanto pe cantà???

Anche quest’anno Sanremo riapre i battenti, puntuale all’appuntamento purtroppo o per fortuna, ma in un paese senza certezze, oltre a quella di accendere la TV e trovare Mastrota che ti propone un materasso “solo per oggi”, credo sia una notevole conquista. Ogni anno prometto di trovarmi un hobby per quella settimana,  ma poi qualcosa di magnetico mi attacca alla TV, curiosità forse, voglia di buona musica…spero!

La kermesse sanremese è poco più anziana della nostra Costituzione, la prossima infatti sarà la 63esima edizione di quello che dovrebbe essere il Festival della canzone Italiana.

Il condizionale è d’obbligo in quanto sempre più spesso, almeno da quando io ricordi, la musica a Sanremo è un sottofondo. Giuria demoscopica e meccanismo del televoto hanno svilito lo spirito della gara favorendo i volti noti ai talent e rendendo i “Big” sempre più restii alla partecipazione.

Nulla in contrario, se Noemi ne è un esempio, il problema infatti non è di chi partecipa ai talent né di chi li vede, ma di chi poi giudica gli artisti senza alcun criterio oggettivo, sulla base della visibilità data dal pigmalione di turno.

Lo testimonia  il podio del 2010 che vide trionfare Valerio Scanu seguito da un acerbo Marco Mengoni, che intanto ha dimostrato di avere un certo spessore artistico, e dulcis in fundo lo strano trio Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Canonici…un’insolita offerta 3×2 e non aggiungo altro.

Ma cosa si ricorda realmente del festival?

Negli anni, sul palco dell’Ariston, si sono susseguiti artisti di vario calibro: Peppino di Capri e Cutugno vantano il maggior numero di presenze, Villa e Modugno le maggiori vittorie. Solo 12 edizioni sono state vinte da donne (nonostante il podio rosa del 2012: Emma Marrone, Arisa, Noemi) e ancor meno quelle a cui è stata affidata la conduzione esclusiva (Carrà, Clerici, Ventura), abbondano invece le vallette mute dall’espressività da “uomomorto”.

Il premio della critica, dedicato dal 1996 a Mia Martini, è stato istituito nel 1982, ed è assegnato dai giornalisti al miglior testo, arrangiamento, interpretazione. Solo cinque volte è andato al vincitore stesso del festival ( Matia Bazar, Giorgia, Elisa, Cristicchi, Vecchione), ma ha portato comunque una discreta fortuna a chi lo ha ricevuto ( pensate ai Negramaro ).

Ma Sanremo, ahimè, è molto altro, è moda, gossip, e tante polemiche. A cominciare dagli ospiti: troppo pagati, “troppo stranieri”, troppo svestiti, troppo…inutili!

Roberto Benigni ha fatto sempre parlare di sé, dal tentativo di…come dire “dimostrare affetto” a Pippo Baudo, alla performance della 59esima edizione in cui affrontò magistralmente il tema dell’omosessualità (L’amore rassicura più della fede diceva) leggendo un’appassionata lettera che Oscar Wilde scrisse all’amato Lord Alfred Douglas, facendo venire le lacrime agli occhi ai benpensanti, ma dopo meno di un’ora l’esibizione di Povia, con “Luca era Gay” sembrò un abile tentativo di voler cavalcare l’onda dell’entusiamo appena suscitato. Lo stesso Benigni l’anno scorso fu invitato per l’esegesi dell’Inno di Mameli in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, momento aulico ma, ancora una volta, oscurato dalle polemiche relative al cachet astronomico dell’attore toscano.

Insomma parole, parole, parole… giusto per rimanere in tema musicale!

Per non parlare delle pantomime del “Pippo Nazionale” che, dopo aver giustamente accolto sul palco i lavoratori dell’Italsider nel 1984, si prestò ad un abbraccio salvifico nell’edizione del 1995.

L’aspirante suicida, tale Pino Pagano, dopo qualche tempo rivelò la messinscena organizzata dietro la promessa di 25 milioni di lire.

E tanto ancora si potrebbe dire se solo NON si volesse parlare di canzoni, perchè Sanremo è di tutto un po’ e forse bisogna rassegnarsi e sperare che tra Tyson che divora orecchi, Celentano che canta poco ma beve fin troppa acqua minerale, cascate di fiori ormai assenti e la “mariposa Argentina”  resti un pò di spazio per la musica.