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Eroica Fenice

Saramago, i libri e i titoli

Feltrinelli pubblica l’ultima incompiuta opera di José Saramago. Il titolo originale scelto dal maestro portoghese è Alabardas, alabardas, espingardas, espingardas ma il traduttore ha ritenuto di dover mutuare un più economico Alabarde, alabarde. Saramago aveva scelto due versi di Exortação da Guerra (1513) di Gil Vicente, poeta e drammaturgo lusitano al quale ha fatto riferimento altre volte nel corso della sua carriera. I versi erano stati scelti per essere apposti in epigrafe, per poi divenire il titolo dell’opera in un secondo momento (un diario tenuto da Saramago stesso documenta il percorso che lo ha portato a questa decisione). Chi dovesse interessarsi all’articolo in libreria, troverà solo metà della citazione teatrale.

Completa la confezione editoriale nostrana uno scritto di Roberto Saviano, seguendo la scelta dell’editore portoghese, quel Porto Editora che per la prima volta pubblica un romanzo di Saramago,  amputando il titolo esattamente come Feltrinelli. Sulle ragioni per le quali la  storica Caminho (un sodalizio lungo quarant’anni con Saramago) si sia chiamata fuori per la  pubblicazione di queste poche pagine incomplete, il lettore può farsi un’idea propria.  

Molti ricordano già il delitto perfetto dell’editore (Einaudi) che massacrò l’ormai leggendario Ensaio sobre a cegueira proponendo al lettore un Cecità che non avrebbe allontanato svogliati acquirenti ingannati dal titolo e spaventati da un Saggio. Naturalmente quando in Italia arrivò Saggio sulla lucidità, che ritrovava alcuni personaggi ma soprattutto “l’autore modello” dell’Ensaio, qualcuno dovette chiedersi cosa fosse accaduto. Si tratta di scelte editoriali che a parere di chi scrive mettono in risalto l’impoverimento del ruolo delle case editrici in quella “educazione del lettore” che lo stesso Giangiacomo Feltrinelli auspicava in anni in cui Einaudi, l’iniziale editore italiano di Saramago prima che egli dileggiasse Berlusconi pubblicamente, era affidata tra gli altri a Cesare Pavese, Italo Calvino, Giorgio Manganelli. Le grandi case editrici italiane sono diventate, nel migliore dei casi, delle grandi stamperie. 

 

-Saramago, i libri e i titoli-