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Eroica Fenice

Sei la mia vita

Sei la mia vita di Ferzan Ozpetek

«Quando mi sento affondare dentro l’onda della disperazione, ecco, allora penso all’amore. Perché è l’amore che ci salva, l’amore che cambia tutto, l’amore che rende possibile l’impossibile, bello il brutto, accettabile l’inaccettabile. Anche se ti toglie il sonno, ti accorcia il respiro, ti invade ogni pensiero, senza darti requie.»

Sei la mia vita, seconda fatica letteraria del regista italo-turco Ferzan Ozpetek, è una di quelle letture che vuoi ingollare tutte d’un fiato a dispetto del lavoro, degli impegni, della vita che reclama la tua attenzione. Con quella limpida dolcezza, tipica del regista e dell’ormai affermato scrittore, Ozpetek delinea sotto i nostri occhi un mondo fatto di amori, sesso, passioni, dolori. Lo stile che i fan dei suoi film hanno imparato ad amare è interamente trasfuso sulla carta, mentre mette nero su bianco la sua sceneggiatura più importante, più vera, più intima: l’autobiografia.

Sei la mia vita è, infatti, la vera storia della sua anima.

La lingua è chiara, i sentimenti sono sinceri, tutto viene fuori con nitidezza. Eppure, alla fine della lettura, un dubbio t’assale e ti chiedi, stordito, se le parole che hai letto e le immagini che si sono accavallate nella tua mente siano reali o solo il ricordo di un film, visto anni prima. Nel romanzo c’è tutto il suo cinema, dal caotico palazzo di Le fate ignoranti, alla testardaggine di Ernesto che dal suo compagno ha «voluto tutto, anche la malattia», a Mara, transgender in procinto di rivestire i panni del bravo figlio, all’atmosfera da mille e una notte di Harem Suaré, al dolore per la morte inaspettata di Saturno contro.  C’è tutto. C’è l’Ozpetek regista affermato e c’è Ferzan, il ragazzino turco che non fa altro  nella vita che rincorrere la felicità.

Lasciare il lettore in bilico sul filo dell’incertezza, raccontare di persone reali che hanno ispirato personaggi immaginari che, grazie alla lente straniante della telecamera, hanno potuto ridimensionare tragedie realmente avvenute, sono le cifre caratterizzanti il romanzo.

Sei la mia vita è anche la storia di un grande amore, profondo, maturo, puro.

Un amore che una malattia terribile minaccia di distruggere, o meglio ancora cancellare. L’alzaimher. Il male dell’oblio, il vortice nero che risucchia tutto, passato, presente e futuro. Soprattutto il futuro, che deve essere preservato, salvato in estremis con un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca delle origini affinché il ricordo possa salvare dalla morte.

Affinché davvero si possa assaporare la felicità, quel «sentirsi, anima e corpo, in assoluta armonia con l’universo, insieme a chi ami». Affinché sia vero che «quando ami, vivi, e ne vale sempre la pena».

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