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Eroica Fenice

Shakespeare and Company, un romanzo

Un romanzo in tre parole: Shakespeare and Company. L’epigrafe perfetta per la biografia di George Whitman, nato nel New Jersey nel 1913, morto a cent’anni a rue de la Bûcherie, a due passi da Notre-Dame. L’epigrafe perfetta per ricordare un’altra americana, Sylvia Beach, la donna che ha scritto l’incipit di questo romanzo entusiasmante che è la storia di una libreria.

Nel 1919 a Parigi due giovani donne si innamorano perdutamente l’una dell’altra. Una è Sylvia Beach, di Baltimora, Maryland, che si trova in Francia per motivi di studio dopo aver trascorso buona parte della prima guerra mondiale lavorando per la Croce Rossa. L’altra è Adrienne Monnier, che gestisce una libreria nel cuore della rive gauche. Nasce una storia d’amore che durerà quarant’anni, fino al suicidio di Adrienne. Sylvia sogna di aprire una libreria a New York, ma le scarse finanze non glielo consentono. Grazie al sostegno della compagna, inaugura nel quartiere latino una piccola libreria che funziona anche da biblioteca e da ricovero per giovani artisti, seguendo il principio di favorire la diffusione della cultura nel segno del quale è nata l’attività di Adrienne: a rue Dupuytren nasce Shakespeare and Company, che si sposterà poco dopo a rue de l’Odéon, dove rimarrà per oltre vent’anni.

Solo pochi anni passano prima che Stratford-on-Odéon (come verrà ironicamente ribattezzata da Joyce) diventi il punto di ritrovo degli intellettuali americani e non solo, immigrati a Parigi durante gli anni Venti. Si crea attorno agli scaffali polverosi della libreria un circolo di poeti e scrittori irripetibile, una parata di uomini e donne geniali che scriveranno una pagina di storia del Novecento: James Joyce, Ernest Hemingway, T.S. Eliot, Francis Scott Fitzgerald, insieme a Gertrude Stein, Ezra Pound, Sherwood Anderson e molti altri. Sono gli anni della festa mobile e della cosiddetta generazione perduta. Nel 1922 Sylvia Beach, in veste di editore, compie l’atto che la consacra tra i grandi della cultura del suo tempo: pubblica il romanzo che tutti hanno rifiutato, il romanzo che in Irlanda sarà pubblicato solo alla fine degli anni ‘60: Ulysses, che viene fatto circolare in poche copie a Parigi.

Lo sconvolgimento della guerra trascina nel suo vortice di distruzione anche la Francia, che nel 1940 cade sotto l’occupazione nazista. È anche la fine del sogno di Sylvia. Nel secondo anno di occupazione la sua libreria viene chiusa e lei condotta in prigionia. Una delle leggende nate attorno alla sua libreria vuole Hemingway, entrato con le truppe alleate a Parigi, “liberatore” in prima persona del locale occupato, nel 1944. Ma la libreria non riaprirà.

1951. Un giramondo, abituato a viaggiare da bambino per seguire il padre in Cina, Sud America, India, ha combattuto per l’esercito americano durante la guerra, e dopo la liberazione di Parigi si è stabilito a Saint-Germain: investendo l’eredità di una zia il quarantenne George Whitman apre una libreria nel quartiere, e la chiama con il nome di un suo vecchio amore: Le Mistral. Nel 1962 Sylvia Beach muore dopo aver ceduto a Whitman l’intero patrimonio librario e la possibilità di utilizzare l’antico nome. Due anni dopo, nell’anniversario dei quattrocento anni dalla nascita del Bardo, risorge Shakespeare and Company, in uno stabile a rue de la Bûcherie 37 interamente di proprietà di Whitman: al piano terra la libreria (rigorosamente in lingua inglese) e la sezione di antiquariato, al primo piano la biblioteca originale di Sylvia Beach, e sopra i locali con la casa del proprietario e decine di materassi e divani che ancora oggi ospitano giovani americani che si stabiliscono a Parigi in cerca di fortuna. Ancora una volta la libreria fiorisce nell’atmosfera di un movimento letterario che troverà il suo luogo d’elezione per le proprie riunioni, discussioni, letture: è la Beat Generation di Allen Ginsberg, Jack Kerouac, W.S. Burroughs, Norman Mailer e Lawrence Ferlinghetti (amico fraterno di George Whitman). Shakespeare and Company è ormai un mito, e il flusso di grandi scrittori che la omaggiano e la frequentano non si interrompe: negli anni ’60 tocca a Henry Miller e Samuel Beckett, ma la lista potrebbe arrivare fino a oggi; sono stati girati film e documentari, scritti saggi e articoli dagli scrittori che l’hanno resa famosa; hanno aperto decine di librerie nel mondo che portano lo stesso nome; recentemente un famoso scrittore americano si è sposato al primo piano della libreria.

Un faro nel cuore di Parigi che ancora oggi indica la strada, un luogo mai stanco di rinnovarsi, dove si tengono quotidianamente incontri, rassegne, proiezioni, promozioni. E se George Whitman, insignito delle più alte onorificenze culturali dal governo francese, riposa oggi accanto ai suoi amati poeti nel cimitero di Père-Lachaise, il timone è passato a sua figlia, una ragazza di trent’anni, che, come i suoi predecessori, ha trovato casa lontano dall’America di cui è originaria.

La storia di Shakespeare and Company sembra un romanzo e forse in parte lo è, ma è anche la storia di un secolo di passioni e di ricerche. Ricerche che da sempre conducono i poeti lontano dalla propria terra per trovare una porta che forse non esiste, in quel tentativo che si chiama Letteratura. E siccome in un buon romanzo le storie si tengono per mano: come si chiama la figlia di George che oggi gestisce la libreria più famosa del mondo? Ma naturalmente, Sylvia Beach Whitman.

-Shakespeare and Company, un romanzo-

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