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Eroica Fenice

Le Strisce

Le Strisce, una band che sa “guardare”

Le Strisce sono una band giovane, originale, esplosiva. Le Strisce sono Davide Petrella (voce, chitarra), Enrico Pizzuti (chitarre), Andrea Pasqualini (chitarre), Francesco “Zoid” Caruso (basso), Dario Longobardi (batteria). “Hanno paura di guardarci dentro”, disco pubblicato per l’etichetta indipendente Suonivisioni, afferra con coraggio la realtà descrivendo i limiti di una società che non risponde alle aspettative dei giovani e che, oggi più che mai, disarma e spaventa. In un mondo dove “ci sono più ladri che poeti” la musica de “Le Strisce” che non si stanca di denunciare, raccontare ed emozionare è un’esplosione di verità. Di seguito una chiacchierata con Davide Petrella, frontman che stupisce per la sua stravagante personalità.

Il nome della vostra band incuriosisce. Perché “Le Strisce”?
Ci chiamiamo “Le Strisce” perché prima avevamo un brutto nome, Goya come il pittore, e facevamo un genere di musica ancora da ragazzini. Abbiamo deciso che ci serviva un nome più efficace per attirare l’attenzione, per giocare sull’equivoco, sulla grafica e abbiamo scelto “Le Strisce”.

Hanno paura di guardarci dentro” è il primo disco prodotto con un’etichetta indipendente. Cosa è cambiato?
Abbiamo fatto due dischi con una major e quest’ultimo da indipendente. In questo momento non c’è spazio per la musica scritta, vera. Le major danno più attenzione ai talent show, all’hip hop, al rap che sicuramente portano piccoli e facili risultati invece di scommettere su dei progetti che hanno bisogno di crescere, di fare a spallate con il panorama discografico dei media, delle radio, delle televisioni musicali. Noi stiamo provando questa esperienza da indipendente e devo dire che alcune cose si riescono a fare in maniera più efficace, con più risorse perché magari si riesce ad unire più persone che dispongono piccoli capitali ma che messi insieme sono grandi capitali. Vedremo cosa riusciremo a fare nei prossimi mesi, per il momento siamo felici, il disco ci piace artisticamente molto più di quello che abbiamo fatto in passato. Le cose sembrano promettere bene e fra qualche mese diremo se abbiamo avuto ragione, se la scelta è stata giusta oppure è stata una scelta azzardata.

Se dicessi Cesare Cremonini cosa risponderesti?
È un grande artista, un grande amico, una persona che stimo molto e a cui voglio molto bene. È stato uno dei primi tra l’altro a credere in me come penna, come mente musicale. Ci conosciamo ormai da cinque ̵̵ sei anni, ascoltò una delle nostre prime canzoni e ci scrisse che gli piaceva il progetto. L’anno scorso abbiamo cominciato fattivamente a collaborare. Abbiamo provato a scrivere insieme senza alcun obiettivo, più per gioco che per lavoro, ed è venuto su “Logico”. Dopo quel pezzo abbiamo cominciato a scrivere parecchio rendendoci conto che insieme si lavora bene e si lavora tanto.

Avete scelto “Nel disagio” come primo singolo per un motivo in particolare?
Si, l’abbiamo scelto perché ha un sound diverso che si mescola con l’elettronica e per l’impostazione diversa della voce. Il tema racchiude in maniera molto semplice, con pochi concetti ma secondo me efficaci, gli argomenti trattati nel disco.

Il vostro disco si rivolge soprattutto ad una generazione che vive un momento complicato nel tentativo di trovare una strada e realizzare magari un sogno. Avete voluto raccontare questo difficile momento socio-culturale o lanciare anche un invito a non arrendersi?
L’invito a non arrendersi non penso possa essere lanciato da noi né da nessun altro. Pensiamo che ci siano in questa situazione di crisi e di confusione tante storie di vita pazzesche, molto forti da raccontare. Se fai delle scelte in questo momento di disagio è perché devi crederci veramente. Gli artisti per adesso sono ancora concentrati sulla canzoncina d’amore o sugli spinelli, cose che fondamentalmente in questo momento non sono così importanti. Noi abbiamo semplicemente voluto raccontare queste storie, quello che pensa la gente, quello che pensano i ragazzi come noi.

 Ci avete detto “Vieni a vivere a Napoli”. Che rapporto avete con la vostra città?
Fantastico. Io con Napoli ho un rapporto quasi di dipendenza. A Napoli, con le sue luci e con le sue ombre, riesco a scrivere tanto. C’è da dire che a Napoli non si sta mai comodi nel fare le cose, è una città che ti forza a trovare diversi stimoli. Probabilmente in un’altra città sarei più rilassato per cui magari scriverei meno canzoni, forse sarei meno ambizioso. Napoli invece è la città d’arte per eccellenza e ti bombarda d’arte continuamente, dovunque tu sia. Per cui fare l’artista a Napoli in questo momento ha un valore doppio.

 “Ognuno sceglie come dosare la sua vita per rimanere attaccato a cosa ci fa sentire bene”. Are you ok?
Fondamentalmente penso di sì. Finalmente sono riuscito a fare un disco che artisticamente penso sia fra i migliori che sento in giro, sono contento perché sono riuscito a migliorare la mia esposizione vocale, la mia scrittura, i miei arrangiamenti. Ci sono in cantiere dei progetti che si spera diventino reali. Quindi direi di sì, le cose vanno bene, faccio ancora il musicista, ancora non ho abbassato la testa considerando che è difficile fare il musicista in Italia e forse magari ci riesco veramente. Adesso il futuro è positivo, se tra due-tre anni dovrò abbassare la testa lo farò e cambierò strada. In questo momento c’è più entusiasmo di prima.

Ringrazio Davide Petrella per la disponibilità e ricordo che Le Strisce presenteranno il nuovo album Venerdì 24 Ottobre presso Casa della Musica “Federico I” – c/o Teatro Palapartenope. Un evento da non perdere!

 

 -Le Strisce, una band che sa “guardare” –